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Chiamatelo Vittore, vi pago

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Un premio in danaro a quanti chiameranno il figlio Vittore. È quanto si appresta a fare il Comune di Irsina, centro in provincia di Matera, in Basilicata. L’assessore comunale alla Promozione turistica e alla Pubblica istruzione Eufemia Verrascina presenterà la proposta nella prossima giunta: un contributo agli irsinesi che chiameranno Vittore il loro pargolo.
 

L’obiettivo è sviluppare ulteriormente il turismo religioso: i resti di San Vittore sono infatti custoditi, ma senza che i più lo sappiano, nella cattedrale di Irsina.

Sarebbe anche un modo per «riabilitare» San Vittore, un soldato romano martirizzato insieme con un un altro soldato, per non aver obbedito all’ordine di uccidere Eufemia, una fanciulla che aveva abbracciato la fede cattolica e che è stata poi a sua volta canonizzata. Ma mentre tutti si ricordano di Sant’Eufemia, molte sono difatti le donne che portano il suo nome, a cominciare dall’assessore Verrascina, quasi nessuno ricorda più San Vittore e pensa soltanto che sia il nome del carcere milanese.

In verità, la differenza di trattamento riservata ai due santi è anche dovuta alla buona e alla cattiva stella che accompagnerebbero l’una e l’altro. Secondo la tradizione Sant’Eufemia protegge contro grandine, temporali, fulmini e saette. Di San Vittore si dice invece che quando i suoi resti arrivarono a Irsina si scatenò una tempesta che terrorizzò gli abitanti e distrusse i raccolti. Di qui la buona fama della prima e il silenzio caduto sul secondo.

Ora l’iniziativa del Comune. Con due obiettivi: dare linfa al nome di Vittore «riabilitandolo» e utilizzandolo come «attrattiva» turistica capace di portare più gente nel centro Materano già specializzato nell’accoglienza religiosa grazie alla presenza nella Cattedrale di Santa Maria Assunta della statua di Sant’Eufemia realizzata da Andrea Mantegna. Tanto che si pensa a un convegno nazionale sulla figura del martire dimenticato.

San Vittore e San’Eufemia di nuovo insieme per vincere la cattiva sorte e magari dare una mano ai cittadini di Irsina portando più visitatori e, perché no, un po’ di danaro. Senza voler essere blasfemi, in tempi di crisi, può essere un miracolo anche questo.

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