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Troppa carne al fuoco, ma è artificiale

Troppa carne al fuoco, ma è artificiale

Troppa carne al fuoco, ma è artificiale

 

Giovedì 22 Settembre 2011, 08:48

02 Febbraio 2016, 23:49

di VITTORIO CATANI

Carne artificiale: una realtà ipotetica e un po’ bizzarra, comunque lontana? E invece no. Il noto fisico e genetista Edoardo Boncinelli al Festival della Mente (Sarzana) ha sostenuto: «Credo si tratti di una ricerca di enorme valenza scientifica, se si pensa che potrebbe portare un domani a debellare la fame nel mondo». E in effetti studi e sperimentazioni sono in corso. Il ministero degli Affari economici olandese ha finanziato con 2 milioni di euro un progetto quadriennale di ricerca per la coltivazione industriale di carne in laboratorio. Il professor Mark Post, direttore presso l’Università di Maastricht (Olanda) di un gruppo di studiosi operante nello specifico settore, sostiene che entro sei mesi, massimo un anno, si potrà produrre un vero e proprio hamburger artificiale. Le ricerche partono da cellule staminali di suino. Nella stessa Olanda, da tempo lavora a un simile progetto anche il professor Henk Haagsman, dell’Università di Utrecht, il quale ha estratto cellule dal muscolo d’un maiale vivo facendole crescere in un «brodo» composto con altri prodotti animali. Da notare che al denaro pubblico si stanno aggiungendo finanziamenti di imprese private evidentemente interessate a questo comparto. 

Ma altri laboratori attivi ad analoghi progetti sorgono in altre nazioni. Alla dichiarazione di Post - che peraltro ha chiarito come la tecnica, per quanto avanzata, sia «ben lungi dall’essere pronta per la produzione di massa» - è seguito un ventaglio di pareri discordi. In Italia la Coldiretti ha voluto sottolineare come «circa tre italiani su quattro (73%) siano preoccupati dalla crescente e talora sotterranea applicazione di nuove tecnologie ai prodotti alimentari, che ora conducono addirittura a una carne fabbricata in laboratorio». 
Di opposta opinione la nota astrofisica Margherita Hack - da sempre vegetariana - per la quale un passo del genere, se davvero riuscito, sarebbe una autentica «rivoluzione», che segnerebbe la fine di torture inflitte da millenni agli animali. In realtà, una carne artificiale ben confezionata apporterebbe - come dichiarava il professor Boncinelli - «notevoli vantaggi». Una ricerca svolta tempo addietro dalla Royal Society britannica ha sottolineato come le risorse alimentari del nostro pianeta saranno presto inadeguate per produrre cibo sufficiente all’intera popolazione mondiale. Quest’ultima di recente si è attestata sui sette miliardi di persone che - secondo una stima Onu - saranno nove nel 2040, e non esiste superficie coltivabile sufficiente a produrre il surplus alimentare necessario. 

Nel 1960 si consumavano 70 milioni di tonnellate di carne annue, mentre nel 2007 la Fao stimava un consumo quadruplicato: 284 milioni. Altro importante vantaggio nel campo ecologico: i processi di macellazione e lavorazione delle carni producono un enorme danno ambientale, con inquinamenti e accrescimento dei gas serra. Per ottenere un kg. di proteine animali occorrono da 3 a 10 kg. di proteine vegetali e 15 metri cubi d’acqua. Inoltre - potrà apparire buffo - si calcola che il bestiame contribuisca notevolmente all’effetto serra anche con l’emissione di gas intestinali, in particolare metano, con un’incidenza pari al 20% dell’emissione globale di questo gas. Tuttavia sorgono interrogativi: davvero il mondo animale non sarebbe più coinvolto? Le basi della carne artificiale rivengono comunque da staminali e muscoli di tacchino o di pollo e altri fattori di crescita, ottenuti dal sangue animale. Altrimenti questi componenti dovrebbero ricavarsi sinteticamente attraverso la biologia molecolare, il che li renderebbe costosi. 

E proprio i costi sono un altro handicap. Jason Gaverick Matheny, biotecnologo e ricercatore dell’Istituto per il Futuro dell’Umanità (Università di Oxford), ha dichiarato che certamente la produzione di carne in laboratorio potrebbe portare a un prodotto «più pulito, efficiente e igienico», ma il problema cruciale è, almeno per ora, quello economico. Nel 2005 Matheny collaborò a uno studio in materia: si appurò che, al momento, carne artificiale di pollo avrebbe avuto un costo di circa 5 mila dollari per tonnellata, quasi il doppio della carne «naturale». 
Mentre la Vegetarian Society of Unite Kingdom (la più vecchia organizzazione vegetariana al mondo, nata nel 1847) solleva un altro dubbio: sarà facile capire la vera origine della bistecca, una volta arrivata sui banchi dei supermercati? 

Resta un problema affatto secondario: economica o meno che sia, la finta bistecca sarà gradita e appetibile? Ovvio che non potremo pretendere il sapore di una «fiorentina», ma gli attuali risultati non entusiasmano. Finora si è riusciti a «costruire» un tessuto muscolare ritenuto dai ricercatori piuttosto fragile. Un muscolo, per acquisire e conservare le sue caratteristiche fisiche, chimiche, e in questo caso anche organolettiche, ha bisogno d’essere «usato»: conservare le sue caratteristiche al flettersi e tendersi delle fibre che lo compongono. Il professor Oron Catts, genetista presso l’University of Western Australia, anch’egli coinvolto nella ricerca, ha assaggiato «bistecche di rana» da laboratorio. «Era un insieme di stoffa e gelatina», ha raccontato Catts, aggiungendo che il prodotto «aveva una consistenza simile a quella del muco». 

Nessuno intanto pare abbia ricordato un precursore italiano della carne artificiale: l’imprenditore Vittorio Raffaele Ursini (1926-2008), che, fra l’altro, costruì uno stabilimento per produrre proteine da fermentazione di idrocarburi, pensati dapprima per la mangimistica di carne commestibile. Ma il ministero della Sanità non dette mai l’autorizzazione alla vendita. Erano gli anni ’60 e non solo in Italia procedevano queste ricerche su idrocarburi: per esempio, anche nell’URSS.
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