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Ministro Lezzi alla «Gazzetta»: «Sud, le risorse non si toccano»

«Occorre però monitoraggio per vedere come vengono spesi questi soldi»

Barbara Lezzi, dal caso rimborsi a ministro del Sud

Gentile Direttore, la ringrazio per lo spazio che mi concede sulle pagine del suo giornale e che per me rappresenta l'occasione per fare chiarezza su alcuni attacchi che recentemente mi sono stati rivolti, in particolare dalle file di Forza Italia, relativamente alle risorse destinate al Sud.

Per prima cosa desidero smentire categoricamente la fake news che stanno cercando di spargere affermando che l'articolo 44 del Decreto crescita eliminerebbe il vincolo di destinazione territoriale del Fondo sviluppo e coesione, di cui presiedo la cabina di Regia, che prevede la destinazione dell'80% di quelle risorse al Sud e del 20% al Nord.
Chi fa queste affermazioni o è in malafede, o non ha letto il provvedimento, che al comma 11 recita: «resta in ogni caso fermo il vincolo di destinazione territoriale di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, numero 147». Ovvero, il vincolo sopra indicato. I promotori di false affermazioni, invece, fanno riferimento soltanto al comma 13 dell'articolo 44, che non elimina quel vincolo, riguarda soltanto le progettazioni relative a casi circoscritti, e riguarda soltanto il 5% del Fondo. Tale deroga inoltre non sarà automatica, ma sarà soggetta alla valutazione per strategicità o emergenza da parte della Presidenza del Consiglio. Insomma, solo falsità e molto rumore per nulla.


La riorganizzazione del Fondo sviluppo e coesione prevista nel Decreto crescita non penalizzerà alcuna assegnazione, né toccherà quanto già è stato progettato. Piuttosto, è stata concepita proprio per accelerare la spesa dei fondi. Ed è indiscutibile che serva un netto cambio di passo, dal momento che per la programmazione 2014-2020 dei fondi Ue sono state spese soltanto il 2% delle risorse a disposizione. Un delitto e uno schiaffo rispetto ai tanti bisogni del Mezzogiorno. Non intendo puntare il dito conto le Regioni o sollevare polemiche, ma spero che saremo tutti d'accordo sul fatto che è indispensabile fare molto di più. Dobbiamo uscire dalla logica in base alla quale è sufficiente assegnare risorse e togliere qualunque scusante. Come? Intanto cominciando a fare un lavoro puntuale di ricognizione e monitoraggio per capire se e come vengono effettivamente spesi questi soldi. Il divario accumulato in questi decenni rispetto al Nord è anche e soprattutto figlio della negligenza di tutta la vecchia classe politica che si è alternata alla guida del Paese. Costoro si sono troppo spesso limitati ad annunciare grandi piani mai portati a termine o a stanziare risorse senza porsi l'obiettivo di come utilizzarle al meglio, di come impiegarle ponendosi delle priorità che rispondessero ai bisogni della collettività.

Grazie a questa riorganizzazione del Fondo sviluppo e coesione quelle risorse economiche che risulteranno non avere una destinazione saranno spostate, di concerto con le Regioni, all'interno di un piano destinato prioritariamente a manutenzione e ristrutturazione di piccole infrastrutture, sostegno e implementazione dei progetti di ricerca, edilizia scolastica, formazione. I progetti previsti all'interno di questo piano saranno anche soggetti a scadenze certe e improrogabili, proprio perché non vogliamo che si perda più altro tempo o che si accampino scuse. Si tratta dello stesso meccanismo che ho provveduto a inserire per le nuove assegnazioni, fatte con delibere Cipe, di 80 milioni per la manutenzione e messa in sicurezza delle strade dei piccoli comuni e i 21 milioni per le città metropolitane del Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di maggiore cura e attenzione, e tutto questo necessita a monte di maggiore rispetto e rigore. Le risorse che abbiamo a disposizione non piovono dal cielo, non crescono spontaneamente sugli alberi. Sono i soldi che derivano dal lavoro dei cittadini e farne un buon uso, migliorare la vita delle collettività e delle singole persone, è una missione di cui si devono sentire investite tutte le amministrazioni pubbliche, a qualsiasi livello.

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