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Hockey subacqueo, la Just Apnea Bari senza avversari conquista di nuovo il titolo italiano
Per la seconda volta negli ultimi tre anni, la Just Apnea Bari conquista il titolo di Campione d’Italia di hockey subacqueo al termine di una competizione dominata dall’inizio alla fine
Un percorso netto, autoritario, senza sbavature. Per la seconda volta negli ultimi tre anni, la Just Apnea Bari conquista il titolo di Campione d’Italia di hockey subacqueo al termine di una competizione dominata dall’inizio alla fine. Vittoria giunta a San Marino a spese del Cagliari (2-1) per il gradino più alto del podio sul quale è salita anche la Roma terza classificata. Già nel primo turno, la squadra barese aveva mandato segnali chiarissimi, infilando una serie di vittorie contro altre sei concorrenti.
Dietro i numeri c’è molto di più. Ovvero, un gruppo che ha saputo trasformare sacrificio e disciplina in un’identità vincente. Il successo nasce nella vasca del Kendro di Triggiano, dove ci si allena quattro volte a settimana (inclusa la domenica per la partita in famiglia), con sessioni intense e una preparazione meticolosa che ha fatto la differenza nei momenti decisivi. Anche nella finalissima, dove la guida del capitano Nicola Mattia Pierro è stata fondamentale col salvataggio in extremis del punteggio e la squadra in inferiorità numerica. Accanto a lui, il lavoro del mister Nicola Achille: «Il traguardo - dice il tecnico - premia un progetto serio e ambizioso nato nel 2013 dalle ceneri di altri club del capoluogo e che porta Bari sul gradino più alto della disciplina. Una vittoria meritata, che racconta una storia di passione, lavoro e spirito di squadra».
L’hockey subacqueo si gioca in apnea con una mazzetta da 32 centimetri e un disco di un chilo e otto da spingere in una porta di tre metri per 18 centimetri. Il campo gara è una piscina semiolimpionica di 12 metri e mezzo per 25 e una profondità minima di due metri. Il gioco è suddiviso in due tempi di un quarto d’ora con tre minuti di pausa tra i due segmenti. In caso di pareggio, si disputa un supplementare da 5’. E, a seguire, il golden gol. Sino a togliere un giocatore ogni minuto rimanente dei sei atleti totali a cui si aggiungono quattro riserve libere. Il tiro sott’acqua è di massimo cinque metri per i neozelandesi. Noi arriviamo a tre. È un gioco a tre dimensioni, con l’avversario posto di fronte, lateralmente o sopra il giocatore.
Lo sport arriva in Italia negli anni Ottanta da un allenatore di Bologna, ma nasce in Inghilterra come allenamento supplementare della Marina militare. Riconosciuto dalla Cmas (federazione mondiale, ndr) e dalla Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato: «Nel 2014 - aggiunge Achille - il Coni ne ha promosso la divulgazione per fondare altre squadre. Oggi, in Italia se ne contano 18. A Bari e al Sud siamo gli unici. Il campionato italiano si svolge su una tappa, una volta all’anno».
La squadra è formata da dodici atleti, dai 20 ai 35 anni, tutti baresi o della provincia. Lavoratori che si cimentano in ruoli ben precisi. Ali, terzini, full back centrale di difesa e centrale di attacco. Non c’è un portiere fisso. «I nostri colori sono il bianco della calottina con una riga rossa. Per ogni ruolo, i tempi di apnea sono diversi. Meno per l’attaccante, maggiori per i difensori. Cinque di loro fanno parte dalla Nazionale. Il primo maggio saranno all’Euroclub di Budapest. Poi, a un raduno a Livorno ad inizi giugno per il torneo di Barcellona. Nel mirino i Mondiali del 2027».