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Il Casamassima in A1: la provincia barese scrive pagine di storia

Il Casamassima in A1: la  provincia barese scrive pagine di storia

Antonio Pellegrini, 19 anni, di Adelfia, tra i primi 15 d’Italia

Dopo 20 anni la Puglia torna nella massima serie. Ma senza sponsor c’è il rischio che il sogno venga strozzato

23 Maggio 2022

Gianluigi De Vito

Dagli scantinati di paese ai Palasport d’Italia, il viaggio randagio è durato 34 anni. E il filo del destino clandestino ha cucito la migliore trama possibile: la conquista della serie A1. Si scrive «Ennio Cristofaro», si legge Casamassima, 20mila residenti: sarà tra le Dieci bellissime dell’Italia del tennistavolo, disciplina madre degli «sport per tutti». A patto di trovare l’ossigeno economico indispensabile per volare ad alta quota. Altrimenti la serie A1 potrebbe sbarcare su altri lidi, speriamo pugliesi.

Non chiamatelo ping-pong. Quella roba da oratorio rappresenta l’ontogenesi oramai finita nel dimenticatoio da quando le scuole internazionali del pongismo infarciscono Oriente e Occidente di orde di giocatori con qualità psicofisiche e agonistiche tipiche di uno sport chirurgico e sovrumano. Tanto che per la Fitet (Federazione italiana tennistavolo) è stato facile coniare lo slogan: «Se fosse semplice, si chiamerebbe calcio».

I Mbappé della racchetta fanno più breccia nell’era web, specie tra i millenials. Sbancano dalla Cina alla Svezia, dalla Francia alla Germania, dalla Corea alla Nigeria. Sì, Nigeria. Perché, come non c’è giorno di scuola in cui un bambino cinese frequenti senza avere racchetta e gomme nello zaino, così in Nigeria non c’è strada di locali senza un tavolo da ping-pong. Ma questo è un altro discorso. Quel che c’è da raccontare è il romanzo infinito di un gruppo di appassionati che s’è stancato di starci da solo nel sottoscala e che riesce nel miracolo di passare dove nessuno ha osato mai nell’ultimo quarto di secolo: un Palasport tutto dedicato al tennistavolo, una struttura societaria il più organizzata possibile, una «cantera» accompagnata ogni giorno nell’emancipazione pongistica, la partecipazione a tutti i massimi campionati di categoria: A1 maschile, A2 femminile, A1 veterani, A paralimpici. Anche agli appassionati giurassici è restituito insomma un respiro profondo e una dignità agonistica, nonostante la centrifuga degli sponsor che danno solo briciole.

Per la verità, già nella stagione 1995-1996 alla «Ennio Cristofaro» riuscì l’impresa di approdare in A1 , trascinata dal nigeriano Akim Assan, ma il club viveva nel sottoscala di via Adelfia, dove è nato grazie al cuore grande, e malato di pongismo, di Mino Barbieri, padre ma non «padrone» della società da lui creata 34 anni fa, assieme a un gruppo di folli consapevoli che ci hanno messo e rimesso. La piccola realtà societaria calamitava ex giocatori da ogni dove e faceva crescere talenti. Una sorpresa. Che s’aggiungeva a realtà storiche come quella di Molfetta e Bari, decaduta negli ultimi anni, salvo recentissimi rigurgiti rifondativi.
La verità è che la Puglia per intero, dal Tavoliere al Tacco, ha sempre avuto, sia in città (vedi Lecce) che in provincia, club e appassionati che hanno fatto strada scalando anche traguardi importanti. Molfetta, grazie a un palazzetto dedicato già da anni, ha fatto da traino. Ora, il sorpasso casamassimese targato «Cristofaro» (c’è un altro club, ma è senza blasone). Che ha il sapore di una piacevole rivincita. Molfetta e Casamassima sono cattedrali all’ombra delle quali s’irrobustisce amore-odio. Roberto Minervini, molfettese verace, docente di educazione motoria, fece parte della triade che disputò la prima A1 di Casamassima: aveva 16 anni. E a 37 anni suonati, firma la cavalcata della Ennio Cristofaro in A2 con la promozione in A1. Continuerà l’avventura nell’olimpo. Quando si è trattato di sostituire la leggendaria presidente del Molfetta, Elvira Gattulli, una delle poche donne alla guida di un Comitato regionale Coni, scomparsa ad inizio d’anno inghiottita da un infarto, è stato facile individuare il successore al trono proprio in Mino Barbieri. Prima di lui, il faraone era un altro molfettese, Domenico Valente.
Il tandem Barbieri-Gattulli ha governato in realtà per anni il pongismo pugliese, ma non con un fare oligarchico e ha proiettato Barbieri fino alla carica di vicepresidente nazionale. Tutto questo per raccontare che c’è un Sud dove lo sport minore crea intrecci prestigiosi. Come appunto la conquistata serie A1 della Ennio Cristofaro che conta più cento tesserati e alla quale è sfumato l’altro miracolo, la permanenza in A1 della squadra femminile.

Torniamo ai maschietti. L’A1 alza l’asticella della competitività. Si scandaglia l’Est asiatico. Le trattative sono in piedi con un tailandese, ma sono più avanti con un giovanissimo coreano, Kim Taehyun, 19 anni appena compiuti. Per portarlo in Puglia bisognerà abbattere la concorrenza non solo italiana. Il tennistavolo non è il calcio e nemmeno la pallavolo e dunque non assicura prestigio al curriculum. D’altra parte, solo i primi dieci pongisti d’Italia possono permettersi di investire a vita nel tennistavolo. Perché nelle prime posizioni finisci nel giro della nazionale e scatta il patto non scritto che accompagna molte discipline minori in base al quale le forze dell’ordine o i corpi militari ti arruolano consentendoti di fare lo sportivo a tempo pieno. Appeso al chiodo la racchetta, rimane lo stipendio.

Antonio Pellegrini, 20 anni a ottobre, barese di Adelfia, è un orgoglio casamassimese. Sarà in A1, ha vinto la A2 assieme a Minervini e a Samuel Tobi Falana, nigeriano, alla «Ennio Cristofaro» da un paio di stagioni. Pellegrini è stato numero 15 d’Italia (classifica aggiornata a due mesi fa). Padre finanziere, madre insegnante di attività motorie, Antonio prende la racchetta per emulare il fratello. Come tutti i baby finisce nella nidiata affidata a un altro padre-fondatore, Michele Tangorra, ex finanziere babypensionato. Lasciato il calcio dove pure prometteva, Antonio va veloce grazie anche a un altro salto di qualità ad opera di coach Donato Sanzio, nome celebre del pongismo barese. La cavalcata di Antonio è una salita di sudore e sacrificio, dalla D2 alla C1, B2 e B1 fino al giro azzurro nel 2019 e alla A2 e A1. Dice: «Il tennistavolo è visto ancora come uno sport da parrocchia. Nell’immaginario collettivo ancora non si è affermata la grande tecnica necessaria. Rotazione del corpo e spostamento laterale oltre che concentrazione e abilità psicofisica per eseguire i colpi con la massima precisione sono la vera complessità e solo chi lo pratica lo sa bene. Sì, mi alleno tanto ma giocherò finché ne avrò voglia perché non ho scelto di fare il pongista, frequento l’università e voglio laurearmi in ingegneria biomedica. Tutto quello che sono lo devo ai miei e ai sacrifici, ma si diventa qualcuno solo studiando».

Anche la metà rosa del cielo del club promette bene: Celeste Leogrande, di Casamassima, è la numero due d’Italia under 19; la sorella più piccola, Valentina, ha esordito nella A1 finita in gloria. Sarà A2 e continuerà ad esserci la nigeriana Cecilia Otu Akpan, impiantata a Casamassima da due anni.

Il resto del romanzo infinito lo scrivono un gruppo di tecnici Claudio Motolese, Nicola Abruzzese, in continua crescita da quando l’ex campione d’Italia Massimiliano Mondello è stato chiamato a ricoprire l’incarico di direttore tecnico. Ma la pagina impareggiabile è quella dei tanti over 65 come Giacomo De Carolis, (89 anni), Michele Iannone (81), Alfredo Clemente (80 anni), Roberto Grandolfo (68), Emanuele Mitolo (67): sono solo alcuni degli atleti che militano ancora in campionati regolari, oltre che in quelli di categoria, dalla D alla C. Si misurano le giovani lepri, qualcuna delle quali potrebbero essere un pronipote. È l’altra faccia del miracolo è quella dei paralimpici per i quali il meno è più, grazie al tennistavolo. Dalla collaborazione con l’Unità spinale del Policlinico di Bari diretta da Pietro Fiore, e grazie alla dedizione di di Elisa Belfiori, dirigente della Ennio Cristofaro e presidente Regionale della Commissione paralimpica, è nata una collaborazione che ha portato alla creazione di tre squadre paralimpiche in classe 1-5 e classe 6-10, e che partecipano ai campionati di A1 e A2. Pietro Motolese (vincitore del titolo nazionale nella categoria paralimpica di appartenenza e vincitore anche in campionati e tornei no-special), Giampiero Ciregna e Giuliano Rotondo, giocatori di A1 di classe 6-10 giocheranno i playoff per conquistare il titolo iridato italiano. Luca Fumarola e Nicola Meneghella, giocatori di A2 di Classe 6-10, e Francesco Forenza e Gianvito Fanizzi, atleti di A2 di classe 1-5, hanno sfiorato addirittura la promozione in A1. Ma l’inquietudine non dà tregua. Per non rimanere ghigliottinata nel capitolo felice, la favola ha bisogno di risorse economiche per continuare. Altrimenti la A1 potrebbe prendere altre strade. Lecce o Cerignola. Saremmo al male minore, ma lo sport della Citta metropolitana un fallimento.

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