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il decennale

La felicità di decrescere
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Il movimento fondato in Italia da Maurizio Pallante ha spento dieci candeline di un percorso che non era scontato arrivasse così lontano

decrescita felice

Maurizio Pallante, Nello De Padova, Massimo De Maio, Gianluigi Salvador ed Ermes Drigo

(Nella foto i 5 soci fondatori del Movimento ancora attivi, quest'anno a Roma per la festa nazionale organizzata a maggio per il decennale. Nell'ordine da sinistra: Maurizio Pallante, Nello De Padova, Massimo De Maio, Gianluigi Salvador ed Ermes Drigo)

di RITA SCHENA

Dieci anni di decrescita felice. Il movimento fondato in Italia da Maurizio Pallante ha spento dieci candeline di un percorso che non era scontato arrivasse così lontano, anche se i germi per poter aggregare persone attorno all'idea di minori consumi, abbattere gli sprechi e dell'autoproduzione c'erano da tempo, tanto che il movimento italiano è sempre stato fortemente legato alle idee dell'economista e filosofo francese Serge Latouche, portando avanti parallelamente una forte critica al sistema economico occidentale incentrato sul mero consumismo.

«Il Movimento per la decrescita felice si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l'autoproduzione di beni – si legge nel manifesto del Movimento pubblicato nel 2006 -. In questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo, individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli  Stati e le culture».

Già solo questa frase ha provocato non pochi mal di pancia tra fior di economisti. In molti hanno gridato all'eresia o provato a denigrarne i principi. «E invece il movimento ha messo radici – sottolinea Maurizio Pallante – oggi la sensibilità dei cittadini è molto cresciuta, quando affermiamo questi concetti, ci capiscono e ci troviamo con sempre più aderenti. Oggi è il sistema politico il problema, non le persone o gli imprenditori».

«Il problema resta politico perché i decisori non vogliono assumersi la responsabilità di appoggiare leggi che sostengano le tecnologie innovative che ridurrebbero gli sprechi. Tecnologia che ci sono. Invece magari l'amministratore locale “illuminato” sa di ottenere molta più visibilità ad installare sul palazzo del Comune un pannello fotovoltaico, piuttosto che migliorare l'efficienza energetica dello stesso palazzo. In Italia le migliori case che abbiamo consumano energia tre volte superiore alle abitazioni tedesche, ma nessun politico si sogna di garantire sgravi a chi si dovesse occupare di ristrutturarle in tal senso, eppure il ritorno economico e il lavoro che si creerebbe sarebbe ingente».

In pratica il decisore politico pensa più all'oggi e a mettersi in mostra che al futuro e al benessere pubblico? «Oggi mancano gli statisti, come era la classe politica del dopoguerra che doveva ricostruire l'Italia. Tutti quegli esponenti politici avevano uno spessore etico, culturale e di coscienza del bene comune, oggi impensabile».

Dieci anni di decrescita che hanno attraversato periodi di crisi economiche e sociali importanti, questo vi ha aiutato? «La costrizione e la riduzione dei redditi delle famiglie hanno sicuramente cambiato gli stili di vita. Ora la famiglia spende in maniera più consapevole, ma a questi micro-percorsi individuali ora si devono affiancare macro-scelte: investire in aziende che hanno scelto di ridurre i loro sprechi, ad esempio. Anche per questo il movimento oggi è orientato su tre linee: far cambiare gli stili di vita a sempre più persone, che poi si tratta di riprendere molte delle tradizioni di consumo che erano dei nostri nonni; sostenere le imprese più sensibili che avviano processi tecnologici innovativi, che puntano sulla produzione etica e non per il solo business; lavorare sull'informazione perché noi non vogliamo semplicemente convincere, ma far capire».

Nella nostra società la parola «decrescita» ha sempre spaventato non poco. Si legge come sinonimo di peggioramento, invece per il movimento è declinata come abbattimento degli sprechi. In questi dieci anni le idee portate avanti da Pallante e gli altri del movimento non si sono limitate a smuovere alla base il sistema consumistico imperante, ma a proporre una alternativa, anche perché il susseguirsi di crisi economiche ha ampiamente dimostrato che una crescita lineare dei consumi è impossibile da reggere a lungo.

«Per alcuni “decrescita” è una parola tabù - sottolinea Lucia Cuffaro attuale presidente del movimento – ecco perché concettualmente cerchiamo di spiegare che si ha a che fare con la sobrietà, perché possiamo provare che quando si diminuiscono gli sprechi, si diminuiscono le spese e questo va a tutto vantaggio delle famiglie».

La forza del movimento è nella rete di collaborazioni che si è creata in questi anni, al momento si contano quasi 25 tra circoli e associazioni in tutt'Italia. Lo scorso maggio a Roma è stata organizzata una festa per i dieci anni, una iniziativa che ha raggruppato in due giorni quasi 10mila persone, un momento di grande visibilità che ha dimostrato tutta l'energia del movimento, e all'interno di questo sistema la componente Puglia è un tassello importante, perché annovera un socio fondatore, Nello De Padova, ancora attivo e combattivo.

Pugliese doc anche Patty L’Abbate attualmente nel direttivo nazionale e nel comitato scientifico. «Oggi la nostra priorità è dialogare – sottolinea -. La domanda dal basso c'è, dobbiamo lavorare di più sui decisori e sulla rete di chi ha le nostre stesse idee, tante piccole associazioni che anche nel Sud sono molto attive. Ognuno sceglie la via del cambiamento, lavorare tutti insieme può facilitare il mutamento globale per il benessere di tutti».

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