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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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E Fresu intona il suo «Laudario»

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di Ugo Sbisà

«Altissima luce». Per il secondo dei due progetti che quest’anno lo hanno visto impegnato a Umbria Jazz, il trombettista Paolo Fresu ha scelto il percorso della spiritualità più antica, tramite una produzione originale realizzata con la collaborazione di Umbria Jazz e della Sagra musicale umbra. Ecco allora il celeberrimo Laudario di Cortona, la duecentesca raccolta di laude musicate – la più antica esistente in Italia – prendere corpo attraverso le orchestrazioni del fisarmonicista Daniele Di Bonaventura, affidate all’Orchestra da camera di Perugia, arricchita dagli interventi solistici appunto di Fresu e Di Bonaventura, supportati dal contrabbasso del salentino Marco Bardoscia e dalle percussioni di Michele Rabbia. Melodie suadenti, a tratti caratterizzate da intervalli «antichi» (quarte e quinte, per intenderci), ma luminose nella loro ispirata melodiosità che la tromba di Fresu cesella con delicata maestria tra le campate dell’affollatissima Basilica di San Pietro in un incontro raro e toccante, librandosi nell’immensa spiritualità della musica liturgica medievale, ma anche suggerendo una pausa di riflessione a un mondo sempre più martoriato dall’odio e dalla violenza e bisognoso di ritrovare le proprie radici, di darsi un perché capace di andare oltre gli interessi e gli utilitarismi.

Avvicinandosi alla propria conclusione – dietro la costante minaccia di un meteo che ha improvvisamente deciso di fare i capricci e che ha già messo in difficoltà il concerto del New Quartet di Enrico Rava – Umbria Jazz «cala gli assi» del suo cartellone. A cominciare dal nuovo duo di chitarra e contrabbasso di Pat Metheny e Ron Carter, che sembra voler replicare quello a suo tempo formato dal chitarrista del Missouri con lo scomparso Charlie Haden. Stavolta però, malgrado Carter sia un gigante (in tutti i sensi, considerata la statura), più che un duo di Metheny «e» Carter, sembra sia un duo «con» Carter e infatti, dopo una partenza su standard come Manha de Carnaval, All the Things You Are e Freedom Jazz Dance, è la musica di Metheny a prendersi tutta la scena, con Carter che deve «combattere» con le partiture per seguirlo. Gran classe in ogni caso, specie quando, rimasto solo, il contrabbassista, storico sodale dell’ultimo gruppo acustico di Miles Davis, si concede un sontuoso Willow Weep for Me con tanto di citazioni bachiane. E jazz energico e trascinante è senza dubbio quello proposto dall’inedito incontro fra il sassofonista Brandford Marsalis e il funambolico vocalist Kurt Elling: sostenuti da una ritmica dal «drive» travolgente – Joey Calderazzo al pianoforte, Eric Revis al contrabbasso e Justin Faulker alla batteria – sax e voce tessono dialoghi alla pari passando da celebri standard – per tutti Blue Gardenia – a frenetiche cavalcate improvvisative. Ma non si può concludere prima di aver ricordato l’ennesimo successo del jazz pugliese registrato alla Galleria nazionale dell’Umbria dal duo tutto salentino di Raffaele Casarano al sax con il contrabbasso di Marco Bardoscia. Repertorio vario il loro, passato da uno standard come My Romance, trasformato in un immaginifico dedalo sonoro, al tema da Il Postino di Bacalov, in una versione che sembrava voler preludere all’alba di un nuovo mondo. E dulcis in fundo, un lirico tema originale di Casarano dedicato a quei migranti che mettono in gioco la propria vita per affrontare il Mediterraneo. Applausi e commozione per loro e grande entusiasmo anche per il barese Gianluca Petrella che nella fascia «Round Midnight» ha portato in scena i suoi effervescenti Cosmic Renaissance per proporre le nuove ricognizioni intorno alla musica e soprattutto alle suggestioni di Sun Ra. Musica da non perdere anche la loro.

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