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La recensione

Matera e la Basilicata viaggio nel cuore dell’alba sempre nuova

Un itinerario di Eliana Di Caro per il Mulino

«Matera 2019, capitale ma ancora senza frutti»

«Ma nei sentieri non si torna indietro. Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova, perché lungo il perire dei tempi l’alba è nuova, è nuova». È il magnifico finale della poesia Sempre nuova è l’alba di Rocco Scotellaro (1948). «Marsigliese contadina», la definì Carlo Levi, maestro e amico del giovane Rocco che da lì a cinque anni sarebbe morto per un infarto, appena trentenne. I versi sono riportati in Andare per Matera e la Basilicata di Eliana Di Caro, che riserva un capitolo dedicato a Tricarico e alla battaglia di Scotellaro, sindaco socialista del piccolo comune lucano nel dopoguerra.

Il libro è uscito ieri per i tipi del Mulino (pagg. 161, euro 12,00) nella collana «Ritrovare l’Italia» col suo girovagare per ville, castelli, ferrovie, monasteri e giudecche, teatri... In questo 2019 era «inevitabile» una puntata nella Capitale europea della cultura e nella regione che l’include, così sfaccettata e corrusca, poetica e in parte ancora misteriosa. Di Caro, giornalista culturale del «Sole-24 Ore», materana di nascita, nel suo viaggio agile e suggestivo adotta il punto di vista del nostòs proprio di alcuni dei protagonisti evocati: è la parola greca che significa «ritorno» e contribuisce all’etimo di «nostalgia» (fra le righe anche quella dell’autrice).

Ritorno a casa e incanto delle radici, da una parte; desiderio di lontananza ed emigrazione scelta o subita, dall’altra. Sono le dimensioni simboliche che lacerano e vivificano - insieme alle lotte per il riscatto contadino - l’opera di Scotellaro, il quale non fece in tempo a vedere la gigantesca ondata migratoria che tra la fine degli anni ‘50 e i primi ‘60 avrebbe svuotato le terre di cui scrisse in Contadini del Sud e nell’autobiografico L’uva puttanella, apparsi postumi per Laterza. Ma lungo quel sottile confine interiore ritroviamo altre storie... Per esempio il tragico destino di Isabella Morra, uccisa dai fratelli nel 1546 a Valsinni, perché «colpevole» di aver disonorato la nobile famiglia intrattenendo una relazione amorosa con un uomo sposato, sullo sfondo del conflitto fra Spagna e Francia per il controllo del Regno di Napoli.
Eliana Di Caro tratteggia il fascinoso profilo della poetessa, sottratta all’oblio da un saggio del filosofo Benedetto Croce che nel 1928 da Napoli volle raggiungere quei luoghi impervi. Vi splendevano soltanto «la luna e i calanchi», come oggi s’intitola il festival estivo di musica e di poesia, che in qualche modo rende giustizia alle rime di Isabella e al suo sguardo struggente e visionario, dal poggio del castello paterno verso l’azzurro di Taranto e del mar Ionio.
Altre «tappe» di Andare per Matera e la Basilicata sono dedicate a Tursi, il paese di Albino Pierro che sfiorò il Nobel per la Letteratura con le sue liriche in dialetto, e a Montemurro dove sbocciò l’anelito neo-rinascimentale di Leonardo Sinisgalli, matematico e poeta, il cui percorso incrocia la comunità olivettiana che contribuì a far rinascere Matera negli anni ‘50 dell’esodo dai Sassi. Adriano Olivettì giocò infatti un ruolo essenziale nella trasformazione urbanistica della città e nella costruzione dei nuovi rioni quali La Martella, Spine Bianche, Lanera.

Sì, la Basilicata deve molto ai piemontesi Olivetti e Levi, fra loro connessi dall’amore «clandestino» che legò lo scrittore di Cristo si è fermato a Eboli alla moglie del lungimirante imprenditore di Ivrea. Il medico ebreo torinese raccontò in quel suo libro celeberrimo, uscito per Einaudi nel 1945 e tradotto in tutto il mondo, i mesi del confino inflittogli dal fascismo prima a Grassano e quindi ad Aliano, dove Di Caro rivisita la metafora delle «Lucanie del mondo». Parlano gli ultimi testimoni che conobbero bene lo scrittore ed artista scomparso nel 1975: il parroco don Pierino Dilenge e l’ex sindaca comunista Maria Santomassimo. Né manca un’eco dell’impegno politico dell’azionista Levi, eletto in Parlamento quale indipendente Pci, con un passaggio datato 1963 che a noi pare attualissimo: «Questa visione del centrosinistra è dunque nobile, aristocratica, illuminata e del tutto astratta, tanto più astratta quanto più tecnica, intelligente, competente, fondata sull’indagine economica e sociale più moderna. C’è, al fondo, una sorta di superbia intellettuale...».

Levi c’è pure nelle pagine materane del libro con il telero Lucania 61, oggi a palazzo Lanfranchi, dedicato alla memoria di Scotellaro. Qui ritroviamo la «malinconia» di Giovanni Pascoli che da giovane insegnante di latino e greco nel 1882 fu destinato proprio in quel palazzo, allora sede del liceo classico. Ed ecco a Matera la sobrietà del Vangelo secondo Matteo di Pasolini e il sangue un po’ splatter di The Passion di Mel Gibson; le grandi mostre di scultura del Musma e le chiese rupestri scoperte e restaurate dopo l’ultima guerra dai ragazzi del circolo «La Scaletta», fra i quali l’attuale sindaco Raffaello De Ruggieri. Poi nel 1993 giunge il riconoscimento di Matera come patrimonio mondiale dell’Unesco, per cui molto si spese l’architetto Pietro Laureano, e il 17 ottobre 2014 esplode la festa grande, una «Bruna» d’autunno, per la designazione europea.
In conclusione un omaggio alle radici latine, nel capitolo «A Venosa con Orazio: un passato che non passa». Mentre non v’è cenno all’immaginario lucano degli ultimi lustri, rinverdito e talora ironicamente contraddetto, grazie ad autori come Raffaele Nigro, Gaetano Cappelli, Mariolina Venezia, Giuseppe Lupo, Mimmo Sammartino, Andrea Di Consoli, Claudia Durastanti, Simonetta Sciandivasci, Dora Albanese... Una terra arcaica eppure sempre «inedita», che sul grande schermo è diventata l’irresistibile Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.

Tra il Sasso Barisano e il Caveoso, la Civita, la Gravina e «il Piano», Matera si è risvegliata dal lungo sonno che la vide «vergogna nazionale». La legge speciale varata nel 1952 da Alcide De Gasperi impose lo sfollamento degli abitanti da duemilacinquecento case-grotte in totale degrado, che oggi spesso sono hotel esclusivi, bed and breakfast, pub (se ne contano fin troppi, diremmo).
Dal Profondo Sud «eternamente paziente», Matera attira l’Europa e pare suggerire che un altro futuro è possibile per il Vecchio Continente in crisi di fiducia... «L’alba è nuova, è nuova».

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