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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Quando il dialetto barese incontrò Pirandello: ecco che «la leuce se streusce»

Un episodio avvenuto al Piccinni che ha dato origine a un colorito modo di dire proprio quella volta in cui il Maestro del tragicomico venne a Bari

Luigi Pirandello

BARI - Nella storia teatrale barese – legata in particolare al teatro Piccinni – non mancano episodi che, «colore» a parte, attestano la vitalità di una istituzione, che ha legato da sempre la sua presenza nell’ambito del progresso culturale di Bari.
Un episodio che veniva – usiamo di proposito il tempo passato – spesso citato a riprova del fervido impegno degli organizzatori di manifestazioni e conseguentemente della presenza a Bari di personaggi di rilievo nel mondo dello spettacolo e non solo, riguarda la venuta a Bari di Luigi Pirandello in occasione della rappresentazione di un suo lavoro, protagonista Marta Abba.
È un po’ difficile definire le date , ma sui libri di Alfredo Giovine dedicati ai teatri baresi sarà possibile rintracciare con precisione, il periodo dell’evento.

Il teatro Piccinni, come abbiamo avuto modo di ricordare in altra occasione, era gestito con passione e dedizione da una triade di personaggi – Caldarola, Santoro e Zuccarino – che con oculata visione curava non soltanto le programmazioni quanto anche l’amministrazione della gestione. In questo ambito rientra appunto l’episodio che viene tramandato. In una delle sere in cui il drammaturgo siciliano venne a Bari per assistere a un suo spettacolo, a rappresentazione conclusa e con vivo successo e a teatro ormai vuoto, proscenio e palcoscenico erano ancora totalmente illuminati.
L’accorto avv. Caldarola chiese al personale di palcoscenico il perché di tutta questa illuminazione. «Il Maestro – fu la risposta - ha detto che finché resta lui in teatro le luci devono essere tutte accese».

Nel frattempo, Pirandello e Marta Abba si intrattenevano nel camerino dell’attrice per commentare l’esito della serata. Le cose andavano per le lunghe e intanto le luci in teatro restavano tutte accese secondo i desideri del «Maestro». La situazione non pareva destinata a concludersi sollecitamente e incominciò a preoccupare l’oculato amministratore: ripetutamente, l’avv. Caldarola guardava l’orologio pensando al contatore che inesorabilmente registrava il consumo di corrente. Lo sguardo correva alla porta del camerino, ma nulla faceva presagire una sollecita conclusione dell’attesa.
Ad un certo punto l’avv. Caldarola decise di intervenire direttamente e di qui un suo «invito» a risolvere il tutto. Infatti si avvicinò al camerino in cui erano la Abba e Pirandello e, senza por tempo in mezzo, rivolse un invito perentorio, con una frase dialettale che è entrata nella «storia minima» dello spettacolo a Bari.

La frase è «Uè, P’randell’, ca la leuce se streusce». Se l’invito dialettale (il dialetto non è barese, ma della provincia) venne compreso ed accolto dal drammaturgo, non è dato di sapere. Ma la frase dell’avv. Caldarola lasciò il segno nella memoria della vita teatrale barese . E «la leuce se streusce» divenne una delle frasi più ripetute – almeno un tempo - nel gergo teatrale cittadino, ad indicare una perdita di tempo «onerosa».

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