L'intervista
«Le vite degli altri» per raccontare noi stessi: ecco la maturità artistica dei salentini Malamore
Esce oggi l'album che consacra la band di Veglie: stasera il release party alle Officine Cantelmo
Osservare gli altri, ma inevitabilmente ricadere nel raccontare se stessi, soffermandosi su ciò che accade dentro. È il messaggio che si nasconde dietro «Le vite degli altri», nuovo album dei salentini Malamore, in uscita oggi per DIGA Records (distribuzione Artist First). Un lavoro, il secondo in studio, che segna un passaggio deciso nel percorso artistico della band di Veglie, nota per l'alternative rock/pop con forte matrice rock e cantautorale. Per celebrare l’uscita, stasera alle Officine Cantelmo di Lecce appuntamento con un release party speciale inserito nel cartellone del SEI Festival di Coolclub, che si svilupperà in un talk seguito da un live set per raccontare la nascita e il processo creativo del disco. Osvaldo Greco (voce), Matteo Spano (batteria) e Giacomo Spedicato (chitarra) hanno trovato decisivo l'incontro con Francesco Gaudio (DIGA), produttore dell'album, come raccontano alla «Gazzetta»: «Eravamo in un periodo di stasi: dopo il lavoro precedente, più intimo e introspettivo, cercavamo una nuova chiave per comunicare, e abbiamo un po’ mollato la presa. Con DIGA è scattata la scintilla, siamo riusciti anche a recuperare qualcosa di già pronto con arrangiamenti diversi. È nato però tutto spontaneamente, con auto-consapevolezza, lavorando di pancia». Il titolo non vuole imitare qualcos'altro: «Avere qualcuno accanto che ti aiuta nel percorso aiuta senz'altro, ma l’essenza siamo noi stessi. E a volte questo può far male, ti fa rendere conto di quanto preziose siano le nostre vite».
Una scrittura più esposta, quindi, una produzione ruvida e immediata, e un sound che punta alla compattezza senza sacrificare la dimensione cantautorale. I Malamore con questo disco portano il suono su territori più centrali e incisivi: chitarre protagoniste, groove marcato, un’intesa che nasce dall’esperienza e dalla complicità umana e musicale maturata negli anni. «Come band siamo arrivati a un punto in cui ci conosciamo davvero fin troppo bene - svelano - siamo innanzitutto molto amici, basta uno sguardo per capirsi, non servono troppe parole. Lavoriamo tanto in sintonia che chi entra nella nostra rete se ne accorge: c’è complicità, unicità, ci capita di dire tre cose diverse ma che insieme significano la stessa». E la loro storia ormai consolidata nasce nel 2018: prima l'EP d’esordio, poi la vittoria dell’O.Zone Online Contest di Piero Pelù, fino al primo album del 2022 «Il tempo per noi», che li porta sul palco dell'Uno Maggio Taranto, Cinzella Festival e SEI Festival. E poi gli ultimi lavori, «Venere e Giove» con Francesco Pellegrini degli Zen Circus), l’RDS Summer Festival e molto altro. «Al contrario delle produzioni precedenti, stavolta abbiamo lavorato pensando direttamente al live - continuano - volevamo che l’album suonasse come un concerto, avesse lo stesso impatto. Veniamo da esperienze adolescenziali forti nella scena alternativa italiana: c’è nostalgia e voglia di riprendere con quei suoni. Non siamo caduti nella trappola di andare in studio e usare sonorità digitali: ci siamo spogliati di tutto e abbiamo alzato gli amplificatori».
Il messaggio dei Malamore sembra chiaro: «Questa è la nostra ribellione, vogliamo che il pubblico faccia rete con noi». E il loro, in fondo, è anche un atto di coraggio: fare musica rimanendo in Puglia, nella terra dove sono nati. «Sicuramente ci sono dei lati negativi: abbiamo poche strutture che ospitano la musica dal vivo, che abbiano attrezzature adeguate. Ci piacerebbe che la scena a Lecce andasse avanti, renderla fiorente come qualche anno fa, ecco perché restiamo qui a lottare. È un posto che ha un respiro più lento rispetto ad altre città che ti costringono a correre, e questo stimola anche la creatività. Ecco perché restiamo: per costruire, di nuovo, qualcosa insieme».