L'intervista

Ambiente, memoria e sensibilizzazione: Antonio Maggio e Pierdavide Carone tornano con «Greta»

Bianca Chiriatti

Esce oggi il nuovo singolo dei due cantautori pugliesi, che tornano a collaborare, uniti da un triste destino comune. Maggio racconta l'esperienza alla Gazzetta: «È un simbolo, rimanda alla Thunberg, tutti possiamo fare la nostra parte»

Esce oggi 23 gennaio «Greta», nuovo singolo dei due cantautori pugliesi Antonio Maggio e Pierdavide Carone. Un brano intimo e profondo, nuovo tassello della lunga amicizia tra i due artisti che nasce da una riflessione sulla salvaguardia ambientale e sulla qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno, prendendo forma attraverso una storia d’amore. Prodotto da Le Ore, ha un significato personale molto forte: entrambi condividono un vissuto legato alla perdita dei loro padri, ferita che si intreccia alle conseguenze dell’inquinamento.

Maggio, lei e Pierdavide Carone siete amici da tanti anni, avete già lavorato insieme. Come avete deciso di trasformare questo vissuto che vi accomuna in una canzone?

«C'è qualcosa che va al di là della nostra comprensione umana dietro questa canzone. L'abbiamo scritta tre anni fa, il padre di Pierdavide era già venuto a mancare, il mio da lì a un anno e mezzo si sarebbe ammalato della stessa identica malattia, con un decorso uguale. Dentro questa canzone si racconta una delle cause che ha portato a quella problematica: l’aria che respiriamo, l’inquinamento con cui facciamo i conti quotidianamente. Mio padre l’aveva ascoltata ed era diventata, tra le mie nuove canzoni, la sua preferita. Sono quindi legato a questo brano in maniera inscindibile».

Greta è anche una figura femminile per raccontare l’ambiente attraverso una storia d’amore...

«È un simbolo, il nome ci riporta inevitabilmente a Greta Thunberg che, al di là di colori politici o strumentalizzazioni, è legata all’ecologia e al verde. La musica oggi lavora molto per simbolismi, e Greta rappresenta proprio una sensibilizzazione su questo tema. Non mi piace chiamarla “lotta”, perché implica uno scontro: preferisco parlare di consapevolezza. Basterebbe iniziare dai piccoli gesti quotidiani del cittadino, che devono crescere nelle aziende e nelle istituzioni. Piccoli gesti che, sommati, possono fare la differenza. Ho scelto di raccontare tutto questo attraverso una storia d’amore perché sarà un po’ il filo conduttore delle mie prossime pubblicazioni: parlare di temi “biologici”, cioè sani e necessari, attraverso l'amore. In questo caso, con Pierdavide, abbiamo affrontato la tematica in modo meno didascalico e più fruibile».

Questa sensibilità nei confronti dell’ambiente l’ha sempre avuta o l’ha sviluppata nel tempo, anche prima delle vicende familiari?

«Fin da ragazzino mi ha sempre dato fastidio vedere sporcizia in giro: rifiuti per strada, carte, mozziconi. Da bambino mi piegavo a raccoglierli e mia madre mi urlava di non farlo perché erano sporchi. Con il tempo ho cercato di fare la mia parte come cittadino e mi piace parlarne tanto, perché credo che la cosa più importante sia proprio parlarne, sensibilizzare».

Lei e Pierdavide siete entrambi pugliesi, anche se vivete fuori da tempo. Che rapporto ha mantenuto con il suo Salento?

«Le mie radici sono estremamente salde. Appena posso torno dalla famiglia e dagli amici, ho un legame viscerale con il Salento. Nel mio ultimo album c’è una canzone, Quanto sei bella Lecce, che racconta proprio questo legame. Mi manca tantissimo».

Quindi c'è nuova musica in arrivo...

«Greta è la prima di una serie di canzoni che pubblicherò nel 2026. Saranno tutte legate a questo filo conduttore della sensibilizzazione attraverso storie d’amore. Credo sia la maniera più poetica per parlare di temi importanti e farli arrivare alle persone. E questa canzone è il modo migliore per iniziare».

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