Esce il 23 gennaio per Il Piccio Records Tempi anomali per un recinto di polli, nuovo album di inediti di Massaroni Pianoforti, lavoro che conferma e approfondisce la cifra poetica e concettuale di uno dei cantautori più irregolari e riconoscibili della scena italiana contemporanea. Undici tracce, di cui cinque intermezzi, in un percorso unitario e coerente capace di restituire una visione lucida, ironica e insieme dolorosa del presente, che verranno presentate anche in Puglia in quattro date, il 22 gennaio al Tangram di Santeramo in Colle (Ba), il 23 al Laboratorio Collettivo di Villa Castelli (Br), il 24 al Caffè Letterario di Barletta e il 25 nello spazio di OdA, Officina degli Artisti a Taurisano (Le). Ad affiancare Gianluca Massaroni in questo nuovo capitolo discografico ci sono il fratello Andrea e il produttore Andrea «Giamba» Di Giambattista, figure centrali nella definizione di un suono che mantiene salde le radici nella canzone d’autore ma non rinuncia a un dialogo costante tra strumenti acustici ed elettronica. L’album sarà disponibile in formato fisico (CD) e, «sulle sole piattaforme digitali che garantiscono un equo riconoscimento agli artisti».
Massaroni, «Tempi anomali per un recinto di polli», un titolo piuttosto concettuale...
«I polli siamo noi, ovviamente, mi ci metto in mezzo anch’io perché quando fai un disco per certi versi anche provocatorio, ti tiri un po' le orecchie e ti metti a disposizione di tutto ciò che hai da dirti contro. Il recinto è un po’ la nostra comodità, dove ci piace parlare di tutto, avere la nostra opinione su tutto, i social, le televisioni, è una metafora ma racconta anche quella che è un po’ la società di oggi».
E questa società, almeno in ambito musicale, com'è messa?
«Molto male, perlomeno per i miei gusti. Non ci sono più forti punti di riferimento autentici, tranne qualche rara eccezione, tra le piattaforme e le major che puntano più al marketing che alla qualità, l’usa e getta, si sta un po’ rovinando questo mercato che fa fatica a rigenerarsi, risollevarsi. Non si può fare nient’altro che provare a smuovere qualcosa, anche se quando sei indipendente in Italia è molto difficile smuovere qualcosa di più grosso».
È coerente anche la scelta di uscire solo in formato fisico e non su tutte le piattaforme...
«L'ho fatto per dare un valore, magari sono solo dieci, venti, trenta persone che ti seguono ma sanno cosa c’è dentro quello che scrivi, ed è giusto che si dia valore per rispetto di quello che uno fa. Quando tu fai un lavoro vieni pagato, non capisco perché si deve comprare tutto in Italia tranne la musica. Ma è un discorso di società: il libro fisico ha resistito e sono contento, sono un divoratore di libri, per i miei album ho sempre cercato un senso, anche se riconosco che nel 2026 sia difficile che una persona si metta ad ascoltare un album dall'inizio alla fine se lo ascolti dai social o negli store digitali».
C'è qualcosa del panorama attuale che la intriga?
«Chiello mi piace, lo trovo interessante. Calcutta è uno di quelli che quando esce lo ascolto, lo vedo un po’ il Battisti di oggi, anche caratterialmente. In genere ascolto un po’ di tutto, sono cresciuto con i cantautori dagli anni Sessanta, Settanta, fino agli anni Novanta. A me hanno già detto tutto. Oggi abbiamo invece tanti fenomeni che magari pur non sapendo suonare dettano legge. E io mi sento un po’ il Don Chisciotte contro il decadimento del mercato discografico italiano».
Invece lei non solo sa suonare, ma è anche un accordatore di pianoforti...
«Mio padre aveva un negozio di musica, era accordatore e restauratore. Mio nonno era liutaio. È un lavoro che si impara in bottega, non c’è una vera scuola. Sono tradizioni che ti devi tenere stretto. Per il resto ho sempre scritto canzoni, anche da bambino, nell’adolescenza ho avuto l’esigenza di buttare fuori delle cose, come cura».
Come sarà questo disco dal vivo?
«Completamente diverso. Se le canzoni le faccio alla chitarra vengono fuori in un modo, se al pianoforte in un altro. Mi piace dare diverse vesti, ma l’importante è che la canzone resti in piedi con uno strumento solo. Lo diceva anche Lucio Battisti: la canzone deve stare in piedi da sola, poi l’arrangiamento lo puoi cambiare».
















