L'intervista
Due tracce in due giorni: l'esperimento targato IMPATTOxNovembre87 ha radici baresi
Un EP che racconta lo stato delle cose, realizzato in 48 ore di session a Milano: «È stato fondamentale trovarci insieme fisicamente: siamo amici di lunghissima data, il lavoro esce anche in vinile per dare il giusto valore al tempo passato a scrivere e registrare»
Che significato ha il titolo «Microbi»?
«È un termine che definisce organismi minuscoli, non visibili all'occhio umano, ed è quello che ci sentiamo noi se paragonati all'industria musicale nel 2025. Siamo in assoluta controtendenza con quello che è lo standard odierno: facciamo un genere, il rap, che oggi è quello che vende di più e il più ascoltato; siamo quasi 40enni e lo facciamo come negli anni '90, mai per seguire una moda».
«È un termine che definisce organismi minuscoli, non visibili all'occhio umano, ed è quello che ci sentiamo noi se paragonati all'industria musicale nel 2025. Siamo in assoluta controtendenza con quello che è lo standard odierno: facciamo un genere, il rap, che oggi è quello che vende di più e il più ascoltato; siamo quasi 40enni e lo facciamo come negli anni '90, mai per seguire una moda».
Novembre87, tre artisti con tre stili diversi: in che modo ognuno di voi influenza il risultato finale?
«Siamo prima di tutto tre amici di lunghissima data: abbiamo background diversi per esperienze e stili, ma quello che ci unisce è la passione per un certo tipo di suono. Nel progetto uniamo le nostri visioni in chiave rap hardcore, pur toccando differenti suoni e approcci artistici. paCMan ha cantato per quindici anni nei Backjumper, band crossover metal; Think’d, anche come dj, è stato tra i primi a portare un certo tipo di bass music in Italia fondendo grime e poi noise; Tenko è uno degli mc più talentuosi mai usciti dal territorio pugliese, veterano della scena hip hop locale. Tre "scorpioni" che si confrontano non è mai una cosa semplice: abbiamo modi di vedere tanto simili quanto opposti, e nella nostra testardaggine non mancano momenti "pesanti", ma riusciamo a convivere con i nostri caratteri forti smussandoci a vicenda quando è necessario, crescendo assieme e ascoltandoci sempre».
Il vostro EP richiama «lo stato delle cose»: quali temi sociali o personali secondo voi c'è urgenza di raccontare?
«Personali vuol dire inevitabilmente sociali, cercando di sfuggire all’egocentrismo - tra l’altro tipico del rap - in un’ottica collettiva, non soggettiva. Una delle principali urgenze è la spaventosa normalizzazione di molte tematiche: quando ti dicono che non si può fare nulla contro un genocidio; quando il tuo amico "apostrofa" dal finestrino una ragazza e tu non fai nulla; quando in famiglia iniziano a mangiare meno carne, ma la mozzarella e le uova "non ce la faccio"; ma anche accesso a educazione e cultura, dipendenza dal lavoro, colonialismo, sessismo, rapporto con la disabilità. Da troppo tempo ci consideriamo la specie superiore a tutte: la piramide va distrutta».
Il lavoro è uscito anche in vinile limited 7’’, oggetto per collezionisti: quanto conta per voi il lato fisico e tangibile della musica?
«Non siamo un progetto commerciabile o commerciale per definizione, sia per età che per proposta. Facciamo musica per stare assieme, ci fa stare bene e condividiamo questo piacere con una stretta cerchia di persone che credono nel valore e nel rispetto della stessa. Nel 2025 la musica è "fast food", la vogliono nuova ogni giorno, da consumare più velocemente possibile, mentre si fa altro. Crediamo ancora nel valore del "fermarsi" ad ascoltare un disco, e non nell'ascolto passivo che lo streaming ormai ha dato in pasto alle nuove generazioni. Per noi non c'è soddisfazione più grande di incidere il sudore, le frustrazioni e i messaggi che abbiamo su supporto fisico. È il modo che conosciamo per dare il giusto peso al tempo che passiamo a scrivere e registrare i brani, nei ritagli di tempo che la "vita" ci concede. È uno dei modi che le arti offrono per cristallizzare un momento e renderlo eterno».