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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Irene Grandi: «Io, una donna in blues»

Irene Grandi: «Io, una donna in blues»

La cantautrice si esibirà stasera al Parco Sant’Elia di Corato nell’ambito della rassegna GustoJazz

31 Luglio 2022

Bianca Chiriatti

Si chiama Io in Blues ed è un vero e proprio atto d’amore nei confronti di un genere padre di tutta la musica: uno spettacolo ideato e portato in scena da Irene Grandi che questa sera alle 21.30 farà tappa al Parco Sant’Elia di Corato (Ba) nell’ambito della rassegna GustoJazz. Un repertorio omaggio ad alcuni dei più carismatici artisti internazionali e italiani che hanno rappresentato le radici di Irene, contribuito alla sua formazione musicale e alle prime esperienze sul palco, da Etta James a Otis Redding, da Willie Dixon a Tracy Chapman, Sade, Pino Daniele e molti altri, compresi quelli della stessa Grandi riarrangiati in chiave rock-blues. «È un genere per me di riferimento e di formazione - racconta la cantante alla “Gazzetta” - e il mio gusto si è formato molto su queste grandi canzoni: il mio film preferito è The Blues Brothers, le mie cantanti preferite Etta James, Sade e le grandi interpreti del soul»

Come ha costruito questa scaletta?
«Si tratta di una carrellata di pezzi per arrivare alla mia musica ri-arrangiata in questa chiave. Il concerto si aprirà con un brano di Willie Dixon che cantava Sade, Why Can’t We Live Together, canzone sul fatto di poter vivere insieme in pace, un appello contro la guerra e l’emarginazione delle minoranze, mi piaceva inserirla in questo periodo storicamente difficile. Tra le mie preferite scelgo anche Quanno Chiove di Pino Daniele, che ho voluto omaggiare in quanto ha saputo trovare una chiave mescolando la musica napoletana al blues e creare qualcosa di nuovo e personale. E cito anche un mio brano, La tua ragazza sempre, verrà fuori la solarità di questa canzone, la spensieratezza anche in questo arrangiamento blues che la arricchisce di sonorità attraverso l'organo Hammond, lo strumento principale di questo concerto che dà il colore a tutta la scaletta».
In Puglia è venuta spesso, che rapporto ha con la regione?
«È bello venire qui in vacanza, ma anche suonare, il pubblico è sempre molto caldo ed esigente, c’è una bella tradizione musicale, non solo della Taranta… mi sono sempre divertita tanto da queste parti, ho i ricordi di splendide masserie in cui passavamo il tempo libero e gustavamo appieno il bel vivere della vostra terra».

Lei è sulle scene da decenni, ma conserva la stessa grinta degli esordi: qual è il suo segreto?
«Credo sia quello di rinnovarsi sempre, cercare di non ripetersi, fare anche scelte leggermente rischiose, non seguire proprio la corrente ma tentare delle strade anche un pochino più azzardate. Per sorprendere se stessi e il pubblico, è un modo per rimanere sempre appassionati del proprio lavoro, la musica richiede creatività, energia nuova, autenticità. Negli anni anche la musica deve cambiare come cambia l'artista, maturare, non è sempre facile ma dal punto di vista dell'entusiasmo e dell'energia credo che questo sia il piccolo segreto».
Cosa la aspetta dopo questo giro di concerti?
«Alla fine di tutta questa bellezza dal vivo che sono stata felicissima di aver ripreso, mi aspetta un po' di creatività, voglio cercare pezzi nuovi, sono già al lavoro ma voglio avere quella calma per fare un buon disco, brani che possano rimanere nel tempo… è uno dei vantaggi del fatto di avere tanti anni alle spalle di musica, ci si guadagna un po' in libertà nelle proprie scelte e nei tempi che si possono dilatare. Secondo me è importante sempre la qualità, che ha bisogno anche del suo tempo per essere ricercata, perfezionata, trovata, quindi spero che questo inverno sia molto ispirato».

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