Lunedì 08 Agosto 2022 | 12:45

In Puglia e Basilicata

Musica è...

Se la maturità suona finalmente le note

maturità

La traccia proposta agli esami è una buona notizia: la scuola italiana ha sempre avuto un pessimo rapporto con la musica

28 Giugno 2022

Emanuele Arciuli

Qualche giorno fa gli studenti dei licei hanno sostenuto la prova scritta d’italiano.

Fra le tracce ce n’era una sulla musica: si chiedeva di commentare un’ampia citazione da Musicofilia di Oliver Sacks, psichiatra e scrittore inglese, che a sua volta citava il romanzo di Arthur C. Clarke Le guide del tramonto, in cui degli alieni (i «Superni») scendono sulla Terra incuriositi dalla diffusa passione per la musica dei suoi abitanti. Passione sulle cui ragioni i Superni erano (e continuano a restare, dopo la perlustrazione) piuttosto scettici. Ammirati, ma incapaci di comprendere.

Dico subito che mi ha fatto piacere la scelta di un tema senza stringenti relazioni con l’attualità, e che dunque presta meno il fianco a retorica e stereotipi, entrambe passioni assai più radicate – e soprattutto più praticate – rispetto alla musica.

La scuola italiana, da sempre, ha avuto un pessimo rapporto con l’arte dei suoni, e soprattutto non ne ha colto le enormi potenzialità nel codificare linguaggi complessi, astratti. La musica possiede strutture architettoniche, si basa su calcoli, proporzioni, processi e soprattutto elementi simbolici, grammaticali e sintattici che sarebbe semplicissimo imparare, e che consentirebbero a tutti di ascoltarla con maggiore consapevolezza.

E invece non è infrequente imbattersi in persone di profonda cultura, capaci di citare a memoria – che so – lunghi tratti della Commedia di Dante o dell’Anabasi di Senofonte, che sanno perfettamente cos’è il falso matroneo di una chiesa, distinguono facilmente un capitello dorico da uno corinzio; e conoscono il cinema d’essai, citando Cronenberg e Inarritu come se li frequentassero nei weekend.

Ma guai a chiedere loro cosa sia la forma-sonata, o una modulazione, o un accordo minore (ma anche maggiore, sia chiaro).

Dunque, bene così: un tema sulla musica, capace per giunta di evitare il termine «emozione» per tutte le venti righe della sua formulazione, è un fatto meritorio.

Devo dire, però, che assai più delle parole di Sacks, del quale da ragazzo avevo letto L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, mi hanno colpito le metafore di Clarke; insomma, questi alieni che arrivano sulla terra per capire cosa sia la musica. Siamo così sicuri che siano proprio alieni? E, soprattutto, siamo così sicuri di saperlo, noi, cosa sia la musica? E cosa rappresenta, per noi? Personalmente sono pieno di dubbi a riguardo.

Ricordo che, da ragazzo, ero integralista e mi compiacevo, un po’ stupidamente, di non ascoltare il rock, a parte qualche gruppo progressive. Non sapevo chi fossero gli U2, David Bowie e Patti Smith, e vivevo felice in un mondo fatto di Chopin, Mozart, Liszt, ma anche Webern e Stockhausen. Posso dire, oggi, con assoluta certezza, che mi sono privato di un sacco di piaceri. E che, soprattutto, ho vissuto la musica senza che questa diventasse, come per molti ragazzi è, un elemento identitario e un modo per riconoscersi in un gruppo.

Giorni fa, a Bari, il concerto di Vasco Rossi è stato seguito da decine di migliaia di persone, in alcuni casi giunte a Bari da lontano, alcuni hanno dormito nelle tende, ritrovandosi in un rito in cui la musica, in sé, ha un’importanza relativa, ed è il suo contenuto simbolico, la sua forza quasi «sciamanica», a prevalere.

La musica è certamente una galassia, un insieme di mondi possibili. Spesso contigui, ma che troppo spesso continuano a non comunicare fra loro: ci siamo reciprocamente alieni. Solo che i Superni mostravano, almeno, curiosità; sarebbe già un bel punto di partenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725