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In Puglia e Basilicata

ali e radici

L’impresa di Patty nella storia del jazz

Andria, l'insolita versione jazz del "Stai a casa" di Patty Lomuscio.

La cantante andriese Lomuscio ha dato alle stampe «Star crossed lovers», il cd inciso nei leggendari Van Gelder Studios del New Jersey

24 Maggio 2022

Ugo Sbisà

I conoscitori della jazz life pugliese e lucana sanno bene che, fino alla fine degli Anni ‘70 del secolo scorso, la sola idea che un musicista «nostro» potesse incidere un disco a proprio nome in compagnia di alcuni grandi d’Oltreoceano era ben più che fantascientifica. Fortunatamente, da quell’epoca molte cose sono cambiate in meglio e non solo perché la comunicazione e i collegamenti hanno subìto un notevole impulso, ma anche e soprattutto grazie all’accresciuto livello qualitativo delle nuove generazioni di interpreti. Questo non toglie che, aver realizzato un disco «americano», resti sempre un traguardo importante, come nel caso della violoncellista e cantante andriese Patty Lomuscio – attualmente in forze al Conservatorio «Duni» di Matera come docente di canto jazz – che da poche settimane ha dato alle stampe «Star crossed lovers», il cd inciso nei leggendari Van Gelder Studios del New Jersey, con una dream band nella quale spicca innanzitutto il nome di Kenny Barron.

Il raffinato settantottenne pianista di Filadelfia può essere considerato l’ultimo tra grandi i maestri del piano jazz nel cosiddetto modern mainstream e il pubblico pugliese lo conosce molto bene per averlo ascoltato dalle nostre parti sia col quartetto monkiano degli Sphere, sia come raffinatissimo partner del leggendario Stan Getz. Tuttavia, a fronte di una carriera lunga e brillante, Barron non aveva mai collaborato con una cantante e questo rende ancora più prezioso l’incontro con la Lomuscio. A completare la formazione, c’è poi una ritmica di eccezionale livello con Peter Washington al contrabbasso e Joe Farnsworth alla batteria, ai quali si aggiunge, in alcuni brani, anche il sax contralto di Vincent Herring.

Basterebbero queste premesse per dare valore all’impresa, ma Patty Lomuscio è andata oltre centrando un ulteriore, ambizioso obiettivo: Barron le ha consentito di scrivere i testi per il suo «Lullaby» e per «Cedar’s Blues» del pianista Cedar Walton, accettando anche di inserire nella scaletta una canzone col testo in italiano, «E se» del pugliese Mario Rosini. Il risultato è un album elegante nel quale la Lomuscio si muove con buona disinvoltura e senza eccessi di virtuosismo attraverso un repertorio che, accanto alla celebre ballad ellingtoniana del titolo – tratta dalla suite scespiriana «Such Sweet Thunder» – annovera anche standard di grande notorietà come ad esempio un «Body and Soul» in chiave latina, il gershwiniano «Love Walked In» o l’intenso «Left Alone» della coppia Mal Waldron – Billie Holiday. Un lavoro di ottima fattura che merita di essere ascoltato.

Infine una curiosità per sorridere. All’arrivo nella Grande Mela, la valigia di Patty Lomuscio conteneva alcune confezioni di tarallini pugliesi che la band americana ha particolarmente gradito. Al punto tale che a un successivo incontro, stavolta in Europa, Barron le avrebbe manifestato la propria delusione perché l’omaggio non si era ripetuto!

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