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«Che coppia: Ciardo alto, io bassino insieme a Monopoli quante risate»

Alvaro Vitali ricorda le 4 settimane per girare: «La liceale al mare con l’amica di papà»

La liceale, La poliziotta fa carriera, L’insegnante, La dottoressa del distretto militare, Classe mista, La professoressa di scienze naturali. Sono solo alcuni dei titoli più in voga negli anni ‘70 per la commedia sexy all’italiana. E tra questi, «La liceale al mare con l’amica di papà» con un Renzo Montagnani in splendida forma, Alvaro Vitali già all’apice del successo, protagonisti con un giovane Gianni Ciardo, al suo secondo film con Vitali.

La trama si incentra sul protagonista, Massimo Castaldi (Renzo Montagnani), un cinquantenne sposato con Violante, una donna bella e ricca ma che tiene succube il marito. Castaldi non ha alcuna intenzione di divorziare, nonostante sia stanco dei continui soprusi, perché non vuole perdere le ricchezze di Violante. Questa è autoritaria nei suoi confronti, lo mantiene perché è l’unico in grado di soddisfare le sue trasgressioni nell’alcova. Ma l’uomo ha una giovane amante, Laura, che vuole trascorrere una estate con lui in vacanze al mare. Si escogita uno stratagemma. Castaldi ha una figlia, Sonia, rimandata in italiano. Cosa c’è di meglio che presentarsi da Sonia, travestita da suora, e impartirle lezioni estive? Ma Castaldi e Laura non riescono ad amoreggiare perché una coppia di maldestri rapitori, Fulgenzio (Gianni Ciardo) e Terenzio (Alvaro Vitali) cercano di rapire la giovane studentessa. Il sequestro fallisce e i due comici sequestrano Castaldi proprio quando si reca a un convegno amoroso con Laura. L’uomo riesce a fuggire. Alla fine i due sequestratori rapiscono addirittura Violante...

La commedia sexy all’italiana diventa lo specchio dei tempi. Per la prima volta l’eros godereccio viene sdoganato, seppellendo gli ultimi fuochi di quegli anni ‘60 dai costumi bigotti e castigatissimi, in cui in tv si praticava ancora la censura. A quella società bacchettona e moralista del «si fa ma non si dice» alla quale il ‘68 e la contestazione studentesca dissero basta.
Nei filmetti sexy che pure non brillavano per profondità, si parlava di emancipazione femminile. Parole come divorzio e aborto non erano più tabù. Il tutto mentre il Paese era dilaniato dal terrorismo, dai ripetuti choc petroliferi, dall’austerity. la commedia sexy intercettava la voglia degli italiani di sorridere, magari stuzzicando un po’ le loro fantasie.
Le prime bellezze in déshabillé mandano tanti in visibilio. La provincia italiana sogna di fuoriuscire dalla monotonia. E allora, via a presidi e professori, medici e militari, uomini di mezza età, magari brutti e con rapporti coniugali devastati che sognano avventure. Due ore di spettacolo leggero e grasse risate tra vizi (tanti) e (poche) virtù.

Oggi in una società completamente diversa Alvaro Vitali è pronto alla ripartenza dopo l’emergenza Covid19. Sta preparando un film in cui per la prima volta il comico romano si cimenta in un film horror. Dal 24 al 26 luglio sarà in Puglia con uno spettacolo a Martina Franca la sera del 24, il 25 luglio a terrazza Monachile a Polignano, e il 26 invece a San Pietro in Bevagna.
«Quel film fu una bella esperienza per me. All’epoca giravo in media 5 film all’anno – racconta al telefono da Roma -, soprattutto con la produzione Medusa. Pensammo di fare il film tra Martina Franca e Monopoli. Monopoli fu meravigliosa, con quel mare. Il paesaggio era pieno di armonia. Abbiamo girato nei pressi del porto, una scena proprio al porto. Altre scene furono invece fatte in spiaggia».

In totale furono necessarie 4 settimane di lavoro. «Il regista mi volle come attore in scena. Ricordo che con noi recitava Lucio Montanaro».

«Il mio compito era rapire la ragazza - racconta ancora ridendo -. Tiro una sacca e sbaglio mira e prendo Lucio in pieno volto. Montanaro si irrita tantissimo e comincia a bestemmiare in dialetto barese. Eravamo tutti piegati dalle risate».
Vitali ricorda Gianni Ciardo: «All’epoca Ciardo faceva cabaret al teatro Purgatorio, a Bari. Stavamo girando un film e cercavo una spalla. Ci dissero di andare in questo locale a vederlo, mi piacque questa figura alta, magra. Io ero piccolino e bassino per cui facevamo coppia benissimo. Faceva ridere. Lo feci chiamare dal regista e lui fu felicissimo». Il primo film con Ciardo è «Il medico della Saub». Vitali ricorda: «Lui diceva in una scena: voglio andare a Venezia! Voglio andare a Venezia! E nel film litigava con la moglie che invece non voleva andarci».
Su Montagnani: «Era una grande persona, eravamo come padre e figlio. Meraviglioso, Renzo. Mi chiamava il sorcetto suo. I pugliesi che hanno assistito alle scene, poi, erano molto affabili, gente meravigliosa».
Anche Gianni Ciardo ricorda bene quel film: «La produzione era di Camillo Teti. La regia era di Marino Girolami. Il film lo girammo a Roma, a Savelletri, Martina Franca e Monopoli. Ho conosciuto un grande professionista come Renzo Montagnani, e poi Marisa Mell, Sabrina Siani, Lucio Montanaro. Lucio si divertiva molto a fare scherzi».

«Nelle pause, si giocava a scopa a mille lire con le carte napoletane. Vinceva sempre Lucio perché aveva una ottima memoria e quindi ricordava tutte le carte che erano già venute fuori. Il problema è che questo particolare l’ho scoperto dopo. Eravamo tutti affiatati. La produzione era ottima. Montagnani era un grande maestro, c’era da imparare il mestiere stando accanto a lui.

Ti insegnava come stare dinanzi alla macchina da presa, non farsi impallare mai. L’attore non deve assolutamente guardare in macchina, ad esempio. Non faceva lezioni ma era sufficiente osservarlo e così rubavi il mestiere se proprio lo vogliamo chiamare mestiere perché fare l’attore al cinema non è un mestiere ma un colpo di fortuna che ognuno di noi ha avuto».
La comicità di Ciardo è innata, una ottima spalla per Vitali. «Nel mio caso non ho cercato il colpo di fortuna ma è arrivato lui da me, non sono andato io da lui. Molti lo cercano ma non lo trovano».

Tanti i ricordi. «Marisa Mell era di una bellezza da spaccare l’obiettivo. A quel tempo, frequentava Helmut Berger. Si viveva una bella atmosfera. Alloggiavamo all’hotel Dell’Erba di Martina».
«Nel film organizziamo il rapimento di Montagnani con Alvaro. Lo sequestriamo con un tre ruote. Un’ape. Lo facciamo svenire e lo carichiamo sul mezzo. Chiediamo 20 milioni di lire di riscatto e la moglie ci dice: vi do io altri 3 milioni per tenervi mio marito per sempre. Ridevamo sul serio».

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