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In Puglia e Basilicata

LE IMCOPIUTE LUCANE

Benvenuti ad Atlantide, l’ennesima speculazione

Nel Metapontino il parco acquatico abbandonato. Ecco la storia: l’opera nasce grazie ai soliti soldi pubblici 20 anni fa, mai ultimata

28 Agosto 2022

Carmela Formicola

I non luoghi dell’abbandono punteggiano la Basilicata come la più plastica rappresentazione delle scelte sbagliate. O della programmazione disaccorta. O dei finanziamenti gettati al vento. Parco Atlantide, nel Metapontino, è l’ennesima cartolina dello sperpero. I resti delle piscine e degli scivoli d’acqua, come tutta la bella colata di cemento nel cuore del verde, sono lì, monumento allo spreco di fondi pubblici. Siamo all’inizio degli anni Duemila quando il Parco Atlantide comincia a prendere forma, grazie a un bel finanziamento pubblico. L’opera viene completata solo in parte ma deve aprire necessariamente, pena la revoca del finanziamento. Una sola stagione vissuta in sordina, la cui memoria è andata perduta tra gli stessi abitanti della zona. Poi l’imprenditore fallisce, e chi si è visto si è visto.

La creazione di un acquapark nel territorio di Bernalda fu tra l’altro accompagnata da una serie di contestazioni: in un territorio in cui l’acqua, soprattutto d’estate, è merce rara, perché dirottarne tanta in un parco giochi - e dunque distrarla ai bisogni delle aziende agricole - per fare la fortuna di un solo imprenditore? La polemica fu liquidata in fretta: l’acqua sarà fornita dal Consorzio di Bonifica della zona. Viste le disastrose condizioni economiche dell’esperienza consortile, si comprende bene come certi progetti nascano già morti. Ma nel frattempo, un po’ di soldi pubblici finiscono comunque nelle tasche giuste. Anche questa è la Basilicata, come ci insegna l’altro più recente disastro chiamato «Magna Grecia il mito delle origini», 5 milioni di euro buttati sulle sponde della diga di Montecotugno, un’altra formidabile colata di cemento per uno spettacolo allestito nel 2016 e ne 2017. Tra una ventina d’anni parleremo di quell’anfiteatro scoperto o ricoperto dalle acque (dipenderà dalle rivolte del clima...) come di questo Parco in abbandono nel Metapontino.

Atlantide, mai nome più beffardo per quel sinonimo richiamo ai resti di una città perduta. E come ruderi di una città perduta, ecco i grandi scivoli e le fontane di plastica, i pilastri di cemento e i locali vuoti, acciaio, piastrelle scheggiate e quei messaggi criptici dei writer lasciati sui muri di quel che doveva essere un grandioso tempio neoclassico stile Las Vegas Ciò che resta del parco è diventato rifugio dei disperati, come testimoniano le tracce di varia umanità al suo interno: resti di cibo, materassi di fortuna, fornellini. Dopo il tragico incendio della ex Felandina (altra incompiuta idrovora di finanziamenti) molti migranti trovarono dimora, altrettanto abusiva, tra i ruderi di Parco Atlantide.

La fortuna di certi imprenditori sono le rendicontazioni: più le fai alte, più guadagni, a prescindere se le opere vengano o meno realizzate. Strade, contenitori, riqualificazioni, restauri, progetti faraonici e sovradimensionati. Un’inchiesta della Procura di Matera di qualche mese fa (quella rumorosissima ribattezzata «Allattamento») è prova drammatica della gestione spregiudicata di fondi pubblici e beni comuni. Ma non sempre certe marachelle finiscono nella rete della magistratura. Rimane soltanto la mappa dei non luoghi e la memoria intrinseca degli abusi. Nel frattempo il Parco Atlantide, come altri siti in abbandono, è diventato meta di turismo esoterico, di quei viaggiatori in caccia di scenari spettrali. Facile recuperare sul web l’esito di safari fotografici realizzati nel parco del Metapontino o addirittura video diffusi sui social che testimoniano prove di coraggio: negli scivoli senz’acqua si lanciano i ragazzi che filmano e postano la propria impresa. Esiste probabilmente anche il tema sicurezza: chi dovrebbe vigilare sui non luoghi? Le amministrazioni comunali? Il Demanio (nella sua indistinta identità burocratica)? Bisognerebbe abbattere le opere, ma qui le leggi sono una vera ragnatela, o almeno transennare e chiudere al pubblico, introdurre una segnaletica, telecamere di sicurezza... Tutte cose che nessuno si preoccuperà di fare.

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