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Allora, com’è il nuovo Tarantino? Il nono film da regista dello scatenato Quentin, presentato nel maggio scorso al Festival di Cannes, è partito come una scheggia al botteghino (uscito mercoledì 18 settembre, è già oltre i sei milioni di euro, ndr). Senza mettere la freccia, a bordo di una Cadillac, DiCaprio e Pitt hanno «sorpassato» il documentario sulla vita di Chiara Ferragni, che pure aveva avuto un avvio sprint. Nelle sale, per l’uno e per l’altro film, tanti ragazze e ragazzi come ormai se ne vedono di rado (al Galleria di Bari per la «prima» di Tarantino anche un giocoso mini red carpet con photocall riservato agli spettatori).
Centosessanta minuti sulla Hollywood della fine anni Sessanta - tanto dura il film - non sono pochi e dopo un paio d’ore lo sguardo ogni tanto cerca l’orologio, sebbene il finale lisergico e truculento possa risvegliare l’interesse degli amanti del Grand Guignol alla californiana. Insomma, non chiedeteci di plaudire senza riserve né di esprimere un netto rifiuto. C’era una volta a... Hollywood contiene tutti gli elementi neo-barocchi che hanno elevato Tarantino a maestro del post-moderno, capace di amalgamare vari generi o di ammiccarvi nel trovarobato dell’immaginario collettivo: B-Movie, Action, Blaxploitation, commedia, western, erotico e naturalmente Pulp!

Stavolta Quentin, 56 anni, s’inoltra lungo la linea d’ombra della stagione più solare della New Hollywood, tra il febbraio e l’agosto del 1969, mentre il mondo occidentale è in fermento grazie alla rivolta studentesca e agli ultimi fuochi della (de)generazione hippie. Il film non ha dalla sua quei colpi di genio (e di montaggio) che punteggiano e disarticolano il racconto in Pulp Fiction e nel dittico di Kill Bill, ma custodisce pur sempre la passione inesausta di Tarantino per il what if o «ucronia» che dir si voglia, presente per esempio in Bastardi senza gloria, cioè lo svolgimento di eventi coerenti rispetto all’ambiente e al tempo, ma ipotetici, simulati, mai avvenuti nella realtà. Qui si tratta dell’omicidio di Sharon Tate, la giovane e bellissima attrice moglie del regista Roman Polanski (da cui attendeva un bambino), e di quattro suoi amici, nella villa di Cielo Drive a Los Angeles. Un eccidio perpetrato dai seguaci della setta di Charles Manson, appunto il 9 agosto 1969 (l’anno scorso a Venezia passò Charlie Says di Mary Harron, che adotta il punto di vista delle adepte di Manson).

Tarantino nel film immagina che il vicino di casa dei Polanski sia la star western in declino Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), spalleggiato da Cliff Booth (Brad Pitt), controfigura, autista e guardia del corpo e della mente vacillante del divo costretto a cercare fortuna in Italia sui set di Corbucci e Margheriti. Tarantino prova a «decostruire» la fabbrica dei sogni e dei miti nella filigrana di un duo virile precocemente sul viale del tramonto, ma ancora vigile, con tanto di premure del superatletico Pitt nell’evitare un rapporto sessuale con la provocante minorenne di turno (#MeToo docet). Siamo nel momento di passaggio degli studios verso i consumi e gli stili di vita post-sessantottini, e il cinico avvocato interpretato da Al Pacino è una sorta di grillo parlante del «cambio di stagione».

Va bene. Ma il 3 ottobre arriverà in sala Joker, il Leone d’oro di Venezia 2019, e vedrete quanto il regista Todd Phillips e il protagonista Joaquin Phoenix siano più radicali di Tarantino nello scandaglio di quell’epoca e delle sue «rovine» visionarie, che ancora agiscono nel nostro orizzonte. Ciò detto, DiCaprio e Pitt sono bravissimi, un autentico spasso, e Margot Robbie è deliziosa e perturbante nel ruolo di Sharon Tate, perfetta nelle mossette, nel modo di ballare e di trasognare un futuro che il film le «restituisce» a dispetto della favola crudele che la falcidiò. Già, c’era una volta a Hollywood... (I puntini sospensivi li mettiamo in coda).

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C’ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD di Quentin Tarantino. Interpreti principali: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Dakota Fanning, Tim Roth, Bruce Dern, Emile Hirsch, Kurt Russell. Drammatico, USA, 2019. Durata: 160 minuti

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