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Bari è città da vivere tra ironia e sentimento
Ogni mese ha un proverbio di riferimento. Quello di aprile è dolce dormire.
Buongiorno! Porca miseria! Finalmente è lunedì. Devo dire che mi è mancato il respiro lunedì scorso per non esserci sentiti. Pasqua è passata, ma soprattutto Pasquetta. Per alcuni Pasquetta è più importante dalla stessa Pasqua. Cara Pasquetta mia, sei la mia vita, che tu lo vuoi sapere, ti voglio per zita!
È la solita canzone… di ogni giorno. È passato anche il pesce d’aprile. Perché pesce d’aprile e non pesce di gennaio? Oppure pesce di febbraio? Non lo so. Praticamente è come dire forgennaio, forfebbraio, che dopo due mesi diventa “formaggio”.
Comunque sia, è primavera! Comunque sia, è aprile! Aprile dolce dormire.
Ogni mese ha un proverbio di riferimento. Quello di aprile è dolce dormire.
Maggio, rose rosse per te! Luglio col bene che ti voglio! Agosto o sole mio! Settembre, come le viole di Peppino Gagliardi e potrei continuare a lungo. Il nostro mondo, il nostro pianeta si presta a tante cose. Chissà se negli altri pianeti accadono le stesse cose, che tante volte sono frutto di nostre ipocrisie e scemenze.
Plutone, Giove, Mercurio, Pisolo, Urano, Enziteto, Mammolo, Saturno, Brontolo, Marte, Japigia e Venere. A proposito, di Venere, molti astronauti non ci vogliono andare perché temono di ritornare con una tipica malattia del luogo. Per questo motivo, a costo di pagare qualcosa in più, preferiscono la luna. Capita l’antifona?
La luna è un pianeta che sta più in alto di noi, non tenendo conto che però noi a Bari abbiamo la ruota panoramica che addirittura è più alta del palazzo della Motta da cui si riesce a vedere persino San Girolamo. Lì non serve un’astronave. Come dimenticare l’astronave Apollo, figlio di Apollo, fratello di Apelle che fece una palla di pelle di pollo che quando ritornò raccontò un sacco di palle!
Questa è Bari. Città piena di palle. Bari ha un sacco di facoltà. Per barese, essere inglese, è molto difficile.
Bari è una città in cui “vietato fumare” è scritto sui portacenere.
Per molti baresi, l’italiano e arabo! A Bari, la carta vuole il fumo come la cozza vuole il provolone. Comunque sia, l’amore che ho per la mia città è immenso, non mi manca niente. E come un matrimonio, è un legame indissolubile. Non si può misurare in alcun modo. L’amore per Bari è come la canzone di Sal da Vinci che è cantata anche nella chiesa di Margherita di Savoia. Io e Bari saremo sempre insieme, io e te davanti a Dio, accussì!
Vabbè, veniamo a noi. Chiedo scusa se mi faccio prendere dai sentimentalismi, ma è più forte di me, tenendo conto che ci sono delle cose molto più importanti a cui pensare. Bari è una città, sia da mare che d’amare. A Bari abbiamo ben quattro teatri, il Petruzzelli, il Piccinni e addirittura, giacchè ci siamo, possiamo citare anche il Margherita e il Kursaal, nonostante se stessi, se proprio così li possiamo chiamare. Capita l’antifona?
Ma poi quello che ci fa inorgoglire e il Chiringhito, che non è per niente da trascurare. Oddio, il pesce d’aprile è già passato, per cui quello che ho detto non è affatto uno scherzo! Ho citato il Margherita e il Kursaal come teatri, figuriamoci se non posso citare il Chiringhito e giacché ci siamo, mettiamoci pure “pane e pomodoro” e “Torre Quetta”, altri dignitosi teatri baresi!