«Ciarderie»
A ognuno la sua Musa (io avevo zia Graziella)
Per esempio, io ero innamorato di Mita Medici, attrice bellissima degli anni ‘70. Naturalmente, se si ha qualcuno a cui fare riferimento, questo qualcuno o qualcuna deve avere dei requisiti e saperne più di te
Buongiorno! Bene: ho fatto un esame di coscienza e ho capito che in realtà per ognuno c’è qualcuno sempre. Sembra la solita canzone di Dean Martin o Johnny Dorelli.
Invece no, vuol dire che nella vita ognuno ha avuto qualcuno. Una musa, un muso, un amico, un’amica, un conoscente, una conoscente, un oggetto, un oggetto, un mito, una mita.
Beh, io ho avuto zia Graziella. Lei dal nulla è stata capace di essere citata.
Zia Graziella, appunto. Al tempo non c’era Facebook o Whats’App e quindi non poteva leggermi notizie inutili pur di farlo, spacciandosi per autrice.
Zia Graziella era umana. Lei aveva un suo cognome e lo ha mantenuto fino alla fine, senza velleità. Mai sposata.
- Non si sa mai - diceva - non voglio rischiare, siamo tutti appesi a un filo e io sono sovrappeso.
Dicevo che ognuno ha un riferimento. C’è chi ha Mussolini, chi San Nicola, chi Decaro, chi Albano, chi Renzo Deandri, chi Giallo Oro, eccetera eccetera, ma di certo non si può pretendere tutto dalla vita. Questi citati sono nomi illustri, e bisogna considerare che però non tutti lo sono anche se vorrebbero esserlo.
Alcuni vengono ignorati dal grosso pubblico e anche da quello sottile.
Sarebbe come perder tempo con una donna vestita. Alcuni credono di avere successo e popolarità. Mi viene in mente una che credeva di aver trovato il petrolio, non sapendo che stava ad un distributore di benzina.
L’illusione è una brutta cosa.
Per tornare a zia Graziella, devo spiegarvi che era una filosofa della vita.
Un giorno mi guardò negli occhi e mi disse: «Sono sola al mondo, se muoio anch’io non ho più nessuno!».
Zia Graziella era la mia musa. Avevo otto anni e ricordo che voleva insegnarmi ad andare in bicicletta. Mi disse: ti faccio vedere.
Inforcò la bicicletta e cominciò a pedalare. Ad un certo punto non rendendosi conto che aveva dei peli alle gambe della lunghezza di almeno 20 centimetri, mentre pedalava, quelli andarono ad incastrarsi fra i raggi della ruota davanti e la ricoverammo al Policlinico. Questo accade quando uno ha la pretesa di insegnare ad un altro cose che nemmeno conosce!
Da quel giorno, ho fatto tutto e faccio tuttora come mi pare.
Qualcuno potrebbe dire ma come fai? È sempre una parente!
Beh, non è sempre così. Quante volte abbiamo chiamato zia o zio una persona che si è avvicinata alla tua famiglia solo perché era del tuo rione o perché c’era più frequenza con la tua famiglia? Anche Mara Venier si fa chiamare zia, eppure non lo è. Oddio, stiamo parlando di Mara Venier che nasce già con Mara Venier e non di una che ti si affianca per diventarlo. Ciò che sto dicendo può valere anche per marito e moglie. Ecco, per esempio marito e moglie sono due che da un giorno all’altro si ritrovano a dormire insieme. Sono parenti? No. Comunque, per fortuna c’è molte volte l’opportunismo, che da cosa nasce cosa e poi si pensa!
A Bari ci sono dei giardini con delle panchine. Una di queste panchine è mia personale, guadagnata in tutti questi anni di attività. L’altro giorno ho visto una donna che si era seduta.
- Signora - le ho detto - resta ancora molto su questa panchina?
- E a lei cosa importa?
- Era solo per sapere -ho risposto.
- Beh, non so, aspetto una telefonata.
- Stia tranquilla - le ho risposto - rimanga in panchina, le si addice molto.
Sapevo chi era.