Agil@mente

L’Europa e la leadership sostenibile: la forza silenziosa di un alleato sottovalutato

Emanuela Megli

La forza dell’Unione europea risiede proprio nella sua scelta di mantenere calma e ponderatezza, anche sotto pressione

Nel momento in cui l’ordine internazionale appare sempre più frammentato, attraversato da conflitti, protezionismi e logiche di potenza, il Financial Times con un articolo del 30 gennaio scorso, ha indicato con chiarezza un punto fermo: se il sistema multilaterale basato sulle regole deve essere salvato, l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo centrale, a partire dal commercio internazionale. Non per ambizione egemonica, ma per necessità storica e responsabilità politica.

È una lettura che contrasta apertamente con le accuse mosse da Donald Trump all’Unione europea, dipinta più volte come un attore “debole”, incapace di decisione e troppo vincolato alle procedure. In realtà, questa rappresentazione riflette una profonda sottovalutazione dell’alleato europeo sulla scacchiera globale. L’Europa non è debole: è deliberatamente prudente. Non è indecisa: è strutturalmente orientata al lungo periodo.

La forza dell’Unione europea risiede proprio nella sua scelta di mantenere calma e ponderatezza, anche sotto pressione. In un contesto internazionale sempre più dominato da risposte impulsive, ritorsioni commerciali e logiche di confronto diretto, l’Europa continua a investire nelle regole dello scambio, nel diritto internazionale e nelle istituzioni multilaterali. È una strategia che richiede tempo, coerenza e capacità di resistere alla tentazione della scorciatoia, ma che costituisce la base di una leadership responsabile e non violenta.

Questa leadership non nasce solo da interessi economici. È profondamente radicata nei principi costituzionali degli Stati membri e nella stessa architettura dell’Unione: il rifiuto della forza come strumento ordinario di relazione, la centralità della persona, la tutela delle pari opportunità e dell’equo sviluppo. Valori che affondano anche nelle radici cristiane dell’Europa, intese non come elemento identitario esclusivo, ma come patrimonio culturale che ha contribuito a plasmare l’idea di dignità umana, solidarietà e giustizia sociale.

Difendere un ordine internazionale basato sulle regole significa, per l’Europa, garantire equilibrio all’interno — tra Stati membri diversi per storia e dimensioni — e all’esterno, nei rapporti con le grandi potenze e con i Paesi emergenti. È questa coerenza che rende credibile l’azione europea sul commercio, sulla sostenibilità e sulla cooperazione economica.

In un mondo instabile, l’Europa sceglie di essere un fattore di stabilità. Non alzando la voce, ma costruendo pazientemente le condizioni della pace, senza la quale non esistono né prosperità economica né sviluppo sociale duraturo. È una forza silenziosa, spesso fraintesa, ma oggi più che mai necessaria.

La strategia difensiva che l’Europa è chiamata a intraprendere necessita di una visione più ampia e di difese strategiche, che contemplino una maggiore definizione di sé, organizzando il proprio sistema strategico difensivo e di propulsione allo sviluppo. Potrà riuscirci attenuando i potenziali conflitti, depotenziando l’effetto degli attacchi e puntando ad un ruolo che le consenta di portare avanti gli obiettivi politici, economici e sociali, con un modo proprio e soggettivo, innovativo, orientato alla salute complessiva e alla realizzazione del progetto fondativo dell'Unione. Il modello di sviluppo che non punta all’egemonia ma, ad una condizione di crescita sostenibile e condivisa, in quanto culla della cultura europea impressa dai valori democratici dei padri fondatori, incarnando sempre più un ruolo di equilibrio nelle relazioni internazionali con il mondo intero. 

Privacy Policy Cookie Policy