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Formula 1, razzismo: Lewis Hamilton e altri piloti si inginocchiano

Formula 1, come preannunciato da Lewis Hamilton, quasi tutti i piloti si sono inginocchiati in segno di protesta contro il razzismo

Come preannunciato dal campione del mondo della Formula 1, Lewis Hamilton, quasi tutti i piloti del Circus si sono inginocchiati sulla griglia di partenza prima del via del Gp d'Austria in segno di protesta contro il razzismo.

Tra i piloti che hanno deciso di non mettersi in ginocchio ci sono il ferrarista Leclerc e Verstapen che hanno comunque indossato la maglietta nera con la scritta «end racism» indossata da tutti i driver.

Formula 1 - Leclerc: «Contro razzismo, ma non mi metto in ginocchio» - «Credo che ciò che conta siano fatti e comportamenti nella nostra vita quotidiana piuttosto che gesti formali che potrebbero essere considerati controversi in alcuni paesi. Non mi metterò in ginocchio, ma questo non significa affatto che sono meno impegnato di altri nella lotta contro il razzismo». Così il pilota della Ferrari, Charles Leclerc, annuncia su twitter, poco prima del via del Gp d’Austria che apre il mondiale di Formula 1, che non aderirà al gesto annunciato da molti piloti per sostenere il movimento Black Lives Matter.

Formula 1 - Razzismo, Verstappen come Leclerc, «non mi inginocchio» - I piloti della new generation della Formula 1 scelgono di non aderire alla protesta anti-razzismo promossa dal campione del mondo Lewis Hamilton sul circuito dello Spielberg in Austria. Anche il pilota della Red Bull Max Verstappen, come annunciato su twitter dal ferrarista Charles Leclerc, non si inginocchierà sulla griglia di partenza del Gp d’Austria come segno di protesta contro il razzismo «Penso che tutti abbiano il diritto di esprimersi quando e come vogliono - afferma Verstappen su Twitter - Non mi inginocchio, ma rispetto e sostengo le scelte personali di ciascun pilota».

Formula 1, piloti contro razzismo - Cinque piloti new generation e un campione del mondo molto più datato come Kimi Raikkonen. Sono in tutto sei i driver della Formula 1 che pur indossando la maglia nera con la scritta «end racism» decidono di non aderire totalmente all’iniziativa lanciata da Lewis Hamilton in occasione del via del Gran Premio d’Austria che segna l’inizio della stagione 2020 di Formula 1. Insieme al «vecchio» filnlandese, l’ultimo campione del mondo della Ferrari, restano dritti in piedi sul traguardo dello Spielberg l’olandese Max Verstappen (Red Bull), il monegasco Charles Leclerc (Ferrari), lo spagnolo Carlos Sainz Jr (oggi in McLaren e nel 2021 a Maranello), il russo Daniil Kvyat (AlphaTauri) e l’italiano Antonio Giovinazzi (Alfa Romeo).

Sono in 14, invece, a mettersi in ginocchio sulla griglia di partenza prima del semaforo verde seguendo l’invito di Hamilton che per l’occasione ha indossato una maglietta nera con scritto Black Lives Matter, mentre tutti gli indossavano maglia «End Racism». I restanti sei, compreso il ferrarista Leclerc, decidono di protestare in modo diverso spiegando la loro posizione sui social: «Penso che la cosa importante siano i fatti e i comportamenti quotidiani più che i gesti formali che potrebbero essere percepiti come controversi in alcuni paesi - afferma su twitter il pilota monegasco della Ferrari - Non mi metterò in ginocchio a terra, ma ciò non significa affatto che sono meno impegnato degli altri nella lotta contro il razzismo». A Leclerc fa eco l’altro giovanissimo della Formula 1 Verstappen: «Penso che tutti abbiano il diritto di esprimersi quando e come desiderano. Non mi inginocchierò ma rispetterò e sosterrò le scelte personali di ciascun pilota».

E insieme a Hamilton contro il razzismo si è mossa anche la Mercedes che per l’avvio della stagione ha sfoggiato una livrea tutta nera per sostenere il movimento Black Lives Matter, mentre il paddock e le monoposto sono adornate per questo fine settimana con arcobaleni in omaggio alle lotte contro il razzismo ma anche contro il Covid-19. Impegno diretto anche da parte del patron americano della Formula 1 con la nuova fondazione 'We Race as Onè che ha tra i suoi obiettivi la creazione di una cultura più inclusiva e diversificata all’interno della massima categoria dell’automobilismo, avvicinando i migliori talenti nei ruoli tecnici, commerciali e aziendali. Una iniziativa a cui ha deciso di aderire anche la Fia con una donazione di un milione di euro.

Formula 1: Austria, subito Bottas, Ferrari-show con Leclerc - La formula 1 2020 parte tra mascherine, tribune deserte, il tanto desiderato spettacolo e già diverse sorprese. A cominciare dal vincitore: il numero due Mercedes Valtteri Bottas fa festa grande proprio nel giorno dei piloti in ginocchio contro il razzismo e oscura del tutto il compagno e campione del mondo Lewis Hamilton. L’inglese è solo quarto al traguardo per una penalizzazione di 5» nel finale di gara inflittagli per aver speronato la Red Bull di Alexander Albon. E poi ecco la Ferrari che non t'aspetti: quella guidata da Charles Leclerc, bravissimo a sfruttare le tre safety-car di fila e a trasformare in oro una corsa che sembrava fino a pochi giri dalla bandiera a scacchi anonima. Il pilota monegasco riesce a conquistare una seconda posizione da ricordare con una stupefacente serie di sorpassi ai danni della Racing Point di Perez e della McLaren di Norris che a sua volta chiuderà sul podio dietro al ferrarista. Da dimenticare la prestazione di Sebastian Vettel, mai in «partita» e autore di brutto testa coda che ne pregiudicherà qualsiasi speranza: il decimo posto non fa onore al quattro volte iridato che alla fine dell’anno lascerà la scuderia di Maranello lasciando il posto a Carlos Sainz Junior ottimo quintoi con la sua McLaren.

Finalmente il Circus della velocità post-Covid ricomincia dopo il Gp abortito a marzo in Australia: teatro della ripartenza della Formula 1 sono le montagne austriache, con il circuito dello Spielberg senza pubblico riempito solo dal suono dei motori e dagli addetti ai lavori in formato ridotto. Prima del semaforo verde sale l’emozione con 14 piloti su 20 in ginocchio contro il razzismo e con indosso una maglia nera con la scritta «end racism».

Quando si parte è Bottas a prendere il largo subito grazie anche alla penalità sulla griglia per Hamilton che è costretto a scattare quinto e non secondo per non aver rispettato la bandiera gialla nelle qualifiche di sabato. Con le Ferrari nelle retrovie, a dare fastidio alle Mercedes ci pensa la Red Bull di Verstappen, ma l’irruenza dell’olandese dura poco: all’undicesimo giro il «new generation» è tradito dalla sua auto ed è costretto ad un mesto ritiro. Ragion per cui Bottas può dormire sogni tranquilli con Hamilton a distanza di sicurezza e i vari Sainz, Perez e Noris non certo in grado di raggiungerlo. Leclerc staziona in sesta-settima posizione, mentre Vettel non si scolla dalla decima piazza. Al 26/o giro, con l’incidente alla Haas di Magnussen, in un Gp apparentemente tranquillo parte la serie infinita delle safety-car (ben tre) che nel finale di gara rivoluziona le posizioni, permettendo alla Ferrari di Leclerc di scalare in pochi giri dalla quinta alla seconda posizione. Alla fine sorride anche Norris che con la sua McLaren conquista al pari della Rossa un podio insperato.

Deve recriminare invece Hamilton che sciupa tutto nel voler resistere a tutti i costi all’incursione di Albon. Se il pilota anglo-thailandese è costretto a uscire di pista, il campione del mondo vede sfumare un secondo posto sicuro. Buon per la Rossa che con una vettura in chiara difficoltà può prendere fiato in attesa degli sviluppi previsti per il Gp d’Ungheria a Budapest dove dovrebbe vedersi la vera Ferrari post-Coronavirus. Intanto, i ferraristi possono godersi e soprattutto contare sul giovane venuto dal Principato di Monaco che da astro nascente ha definitivamente messo i panni di una star vera e propria.

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