Il racconto

Calimera, lo sfogo dei familiari del papà di Elia: «Lui aveva denunciato che lei maltrattava il bimbo ma nessuno è intervenuto» VIDEO

Redazione online (Video Toti Bello)

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Dopo l'omicidio-suicidio. La coppia era separata da due anni. L'avvocato: «La querela era stata archiviata, il Centro di salute mentale ha stabilito che Najoua poteva riprendere a vedere il figlio»

Il giorno dopo la tragedia la scuola del piccolo Elia è chiusa. A Calimera c'è solo silenzio e sgomento dopo l'omicidio suicidio di ieri 18 novembre, quando Najoua Minnito ha ucciso il figlio di 8 anni per poi suicidarsi gettandosi in mare a Torre dell'Orso. Un contesto di grave disagio, con il sospetto di un epilogo annunciato: il padre di Elia aveva presentato una denuncia-querela nei confronti della ex compagna, segnalando i malsani propositi della donna che il 16 dicembre dell'anno scorso avrebbe manifestato l'intenzione di suicidarsi portando con sé il bambino.

La querela era stata archiviata, anche se nell'immediato il giudice aveva disposto un provvedimento d'urgenza con cui il bambino veniva tolto alla madre e collocato presso il papà e i nonni. A quel punto, è iniziato un percorso con il Centro di Salute mentale«che alla fine ha stabilito che la donna - spiega 'avvocato Mario Fazzini, che tutela il padre del piccolo e la sua famiglia - poteva riprendere i contatti con il bambino».

Il paese è sotto choc. Una piccola comunità dove si conoscono tutti. Un mazzo di roselline bianche è stato deposto dal nonno paterno davanti all’abitazione in via Montinari dove Elia Perrone è stato ucciso: sul corpo aveva segni di soffocamento. Il nonno Fernando, visibilmente commosso, non ha voluto parlare con i giornalisti.

Ha parlato invece lo zio del papà di Elia, Brizio Tommasi. «C'era astio tra mio nipote e l'ex moglie. Lei non è che non stava bene, lei è sempre stata un tipo sui generis». «Erano separati da due anni, avevano già avuto la sentenza dei giudici di affidamento congiunto. Vivevano in case diverse».  «I servizi sociali e la scuola dovevano intervenire per chiedere al bambino: "Come stai con la mamma? Ti trovi bene a casa? Come stai con papà?" Il bambino era intelligente e sveglio. Il bambino lo avrebbe detto, così come lo diceva ai nonni. Lei lo maltrattava, gli diceva "sei una merda"». Queste sono cose che devono far pensare a tutti». 

Il papà di lei è turco, la madre tunisina. I genitori di lei abitano in Calabria.«Mio nipote - racconta Tommasi - faceva l’infermiere professionale in un ospedale a Parma e lì sono incontrati, hanno convissuto insieme, poi hanno avuto il bambino. Mio nipote non aveva mai pensato ad un epilogo di questo tipo, altrimenti avrebbe preso provvedimenti». 

«Ho appreso la notizia mentre guardavo il telefonino - ha detto Tommasi -. Si diceva che una signora era stata trovata in mare da un sub a Torre dell’Orso. Il sommozzatore ha avvisato i carabinieri. Si pensava che la donna fosse di Calimera, ma non sapevano il nome. Poi hanno trovato la sua auto, sono risaliti al suo nome ed hanno avvisato i famigliari. Ma mancava il bambino. Gli investigatori erano convinti che mamma e figlio si fossero buttati entrambi in mare, quindi i sub dei Vigili del fuoco stavano cercando il bambino a Torre dell’Orso, dopo aver trovato la mamma. Poi il bambino è stato trovato morto in casa».

La giustizia ha dunque avuto un ruolo nella vicenda. «Il Tribunale - ha spiegato l'avvocato Fazzini - aveva disposto che lo stesso Centro di salute mentale, insieme ai Servizi sociali, doveva far seguire alla signora un percorso sulla genitorialità e sui comportamenti, cosa che in questi mesi la signora non ha fatto. Motivo per il quale avevamo sporto una ulteriore querela anche perché c'erano stati dei danni alla macchina del mio cliente. Inoltre la signora non ottemperava a quanto previsto dalla sentenza. C'erano delle cose su cui si stava indagando». Era stato concordato l'affido condiviso «a seguito di una transazione», spiega l'avvocato Fazzini.«C'era anche un curatore speciale, erano intervenuti i servizi sociali e il Csm", aggiunge. «L'affido prevedeva un diritto di visita altissimo», prosegue Fazzini. «Era quasi un "alternato", in modo da poter monitorare i comportamenti della signora ma mai si poteva pensare che si potesse giungere a un epilogo del genere».

Secondo quanto riferisce il legale, il padre di Elia «ieri 18 novembre come di consueto quando gli spettava di tenere il piccolo fino a sera, è andato a scuola per prelevarlo ma non l'ha trovato. Il bimbo non era proprio andato. Ha telefonato quindi alla ex compagna e al bambino ma non hanno risposto. Probabilmente il suo numero era stato bloccato». Infine ha telefonato al proprio legale che gli ha consigliato di recarsi immediatamente ai carabinieri dove «ha presentato denuncia di scomparsa», spiega Fazzini. «Ha telefonato anche al 112, sono iniziate le indagini», evidenzia. Grazie ai contatti con il proprietario della casa della signora sono state trovate le chiavi e una volta dentro è stato scoperto il cadavere di Elia.

L'inchiesta della Procura di Lecce è affidata alla pm Erika Masetti che coordina le indagini dei Carabinieri. L'autopsia sul corpo del piccolo verrà svolta domani 20 novembre dal medico legale Alberto Tortorella. La famiglia paterna ha nominato come consulente il dottor Roberto Vaglio.

«Io sottoscritto ho ricevuto una visita della mia ex compagna. Dopo una breve conversazione sulla divisione delle feste natalizie la signora ha dichiarato di ritenermi responsabile di qualsiasi cosa capitasse a lei e al bambino». Lo scrive il padre di Elia Perrone, il bambino di 8 anni ucciso dalla madre Najoua Minniti, che si è poi suicidata, in un esposto protocollato inviato al Comune di Calimera (Lecce) il 16 dicembre 2024. L’esposto è stato mostrato in diretta a Ore 14, la trasmissione su Rai 2 condotta da Milo Infante.
Il padre, preoccupato dalle parole dell’ex compagna, decise di scrivere al Comune per denunciare la situazione familiare. Nell’esposto lui riporta testualmente alcune frasi che la donna gli disse quel giorno: «Saluta bene Elia perché lo porto con me"; «è già capitato che io sia andata di fronte al mare con la macchina"; «ritieniti responsabile di qualsiasi cosa capiti a me e ad Elia».

«DA GENITORI DENUNCE RECIPROCHE»

i erano denunciati più volte, reciprocamente, ed avevano quindi un pessimo rapporto i genitori di Elia Perrone, il bambino di otto anni ucciso quasi certamente dalla mamma, la 35enne Najoua Minniti, che si è a sua volta suicidata. I due - si apprende da fonti vicine alle indagini delegate ai carabinieri di Lecce - litigavano spesso per il mancato adempimento degli obblighi familiari, ovvero la violazione dei giorni in cui il bambino avrebbe dovuto stare col padre e con la madre. Elia, infatti, da quando i genitori si erano separati, era in affidamento congiunto. Dopo le reciproche denunce, la donna era seguita dai servizi sociali. Dalle indagini svolte finora non risulta che la 35enne avesse patologie accertate e conclamate, «aveva forse una situazione di turbamento», viene fatto notare da fonti inquirenti.

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