Venerdì 24 Gennaio 2020 | 20:24

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L'indagine dell'Arpa

Taranto, il mistero dei rifiuti sequestrati alla Sanac: «Voi giornalisti non potete entrare»

Furono sottoposti a vincolo nello stabilimento Sanac circa 4000 pallet di mattoni refrattari e circa 1000 tonnellate di materiale in polvere classificabili come rifiuti

TARANTO - Entro la fine di novembre termineranno le operazioni di smaltimento di 4000 pallet di mattoni refrattari e circa 1000 tonnellate di materiale in polvere classificabili come rifiuti, oltre a materie prime e prodotti finiti, sequestrati nel 2006 dalla Guardia di finanza nella ditta Sanac di Taranto, diventata proprietà del Gruppo Riva nel 1995 in concomitanza con l’acquisto della società Ilva SpA di cui faceva parte ed ora in amministrazione straordinaria.

La Guardia di finanza sottopose a sequestro la stessa Sanac e l'azienda Sct di Faggiano in una indagine di natura ambientale.
Oggi era stata convocata una conferenza stampa da parte della direttrice della sezione Arpa di Taranto Maria Spartera e dal custode giudiziario della Sanac Nicola Fortunato, ma i giornalisti non hanno avuto accesso allo stabilimento.
«Purtroppo - ha spiegato il custode giudiziario - non possiamo farvi accedere all’area in quanto la proprietà Ilva ha inibito l'accesso ai giornalisti e ci dispiace. Avremmo voluto farvi vedere i risultati di questa preziosa collaborazione e sinergia tra le istituzioni che ha permesso di eliminare la criticità ambientale che preoccupava l’intera comunità».

Maria Spartera, direttrice di Arpa Taranto, l’agenzia regionale per la protezione ambientale chiamata dalla Corte d’Appello a controllare le attività di smaltimento, ha precisato che il materiale rinvenuto nel 2006 fu classificato «come rifiuto e all’accertamento risultò che nè la Sanac nè la ditta Sct di Faggiano che riceveva questo materiale avevano le autorizzazioni per il recupero dei rifiuti perchè di tale tipologia si trattava. I mattoni rotti venivano rimacinati da questa ditta e rimandati alla Sanac che li utilizzava come materie secondarie per rifare nuovi mattoni. Tutto questo materiale ad oggi è rimasto depositato qui all’aperto e ci sono stati vari procedimenti giudiziari fino ad arrivare alla sentenza della Corte d’appello». Infine, è stato raggiunto «l'accordo con la gestione commissariale dell’Ilva - ha concluso Spartera - e lo smaltimento avviene a spese loro. Sono già partiti 300 camion per lo smaltimento nelle discariche Barletta, della provincia di Alessandria e della provincia di Viterbo». (Video Todaro)

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