Arte

GAZZETTA TV Alla scoperta dei tesori della Pinacoteca Diocesana di Trani: un’anteprima tra opere segrete e restauri inediti

Graziana Capurso (Video e montaggio Attilio Cucci e Giuseppe Viviani)

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Il direttore Graziano Urbano: «Riapriremo con una storia riscritta e documentata». Dalla Tavola di San Nicola il Pellegrino al Cristo Portacroce del Fracanzano, un patrimonio che torna a parlare al presente

A Trani, tra il mare e la pietra chiara della cattedrale, la cultura diventa esperienza condivisa. È questo lo spirito che anima la Fondazione SECA, impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico, storico e spirituale della città. Accanto al Museo della Macchina da Scrivere, prende forma una proposta culturale che è racconto e identità: la mostra diocesana e il riallestimento della Pinacoteca Diocesana di Trani, cuore di un lavoro di ricerca e restauro che punta a restituire profondità e rigore storico alle opere custodite.

Le telecamere di Gazzetta Tv vi portano in esclusiva all'interno di questo scrigno d'arte: la mostra è in allestimento e prossimamente sarà fruibile anche al pubblico.

«In questo momento ci troviamo nella Pinacoteca diocesana, luogo deputato alla conservazione di quasi 60 opere che vanno dal XII fino al XVII-XVIII secolo», spiega il direttore del polo museale diocesano della Fondazione Seca di Trani, Graziano Urbano. Tra i capolavori spicca la Tavola di San Nicola del Pellegrino, risalente al XII secolo, considerata la più antica opera conservata, insieme a dipinti attribuiti a maestri come Nicola Gliri e Antonio Piccinni.

Il museo è attualmente interessato da un importante intervento di riallestimento, accompagnato da un intenso lavoro di studio e ricerca. «Stiamo analizzando diverse tavole ancora anonime – sottolinea Urbano – con un approfondito lavoro d’archivio. La storia è quella che troviamo scritta, non quella narrata: per questo vogliamo riaprire con una storia riscritta e documentata».

Fondamentale anche l’attività di restauro, resa possibile grazie al laboratorio attivo al piano terra della struttura. Proprio nelle scorse settimane è stato ricollocato in sala uno dei dipinti più iconografici della collezione, il Cristo Portacroce del Fracanzano, considerato tra i più importanti dell’intero percorso museale. «Il restauro – evidenzia il direttore – ci apre nuovi orizzonti di studio e conoscenza».

Oltre alle opere più celebri, la Pinacoteca conserva numerosi mezzi busti provenienti dalle parrocchie di Trani e dalle grance del territorio, tra cui raffigurazioni di Sant’Agata, Santa Febronia e Sant’Ambrogio. Alcune sono già state musealizzate, altre sono attualmente in fase di restauro.

L’obiettivo è riaprire stabilmente la Pinacoteca nei prossimi mesi, dopo le aperture straordinarie della scorsa estate che hanno registrato l’interesse non solo dei tranesi, ma anche di numerosi turisti. «La ricerca – conclude Urbano – è ciò che ci permette di offrire dati certi a studiosi e visitatori. Vogliamo ridisegnare la storia dell’arte locale con rigore e consapevolezza».

In questo contesto, la cultura a Trani non resta chiusa nelle teche. Cammina, si racconta, incontra la comunità. E continua a costruire identità, intrecciando fede, arte e storia in una città che da secoli è crocevia di culture.

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