Avrebbero costituito un’associazione per delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, le 16 persone di età compresa tra i 21 e i 57 anni, arrestate a Barletta nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla Procura di Trani. Degli indagati, tra cui ci sono sei donne, nove sono finiti in carcere e sette ai domiciliari.
Il gip inoltre ha disposto il sequestro preventivo della Ingrosso Surgel Speed di Barletta comprensivo dei beni strumentali, dei rapporti bancari e dei veicoli. Sono stati inoltre sequestrati i compendi aziendali del Bar Limes di Lamacchia Ruggiero, del Caffè del Vento, del Bar King di Capuano Marianna, del Bar Winner e del Bar Love, nonché un motociclo Yamaha T-Max intestato alla Manifatture Birbetta e una Fiat 500X intestata a Maria Addolorata Mazzaro. Sequestrati infine due alloggi popolari di Arca Puglia Centrale in via Marone e in via Prascina, entrambi a Barletta. È stata la stessa Arca, come ricostruisce il gip nell’ordinanza, a segnalare l’occupazione abusiva dei due immobili da parte di alcuni degli arrestati.
La complessa attività investigativa condotta dagli agenti della Polizia di Stato — in particolare dal personale della SISCO di Bari e dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani, sotto il coordinamento della Procura di Trani — ha permesso di smascherare un articolato sistema di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita.
Attraverso intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e osservazioni mirate, gli investigatori hanno documentato le operazioni di due distinti gruppi criminali, già noti alle Forze dell’Ordine, che avevano messo in piedi un vero e proprio meccanismo per infiltrarsi nel tessuto economico locale.
Il denaro, proveniente in gran parte dallo spaccio di stupefacenti e da altre attività illegali, veniva reinvestito in aziende e attività commerciali apparentemente regolari — tra cui bar e imprese operanti nella rivendita di prodotti alimentari — poi intestate a prestanome o a membri delle stesse famiglie coinvolte.
Secondo quanto emerso, i clan utilizzavano queste imprese come “contenitori” per il riciclaggio del denaro, avvalendosi anche del supporto di professionisti del settore contabile e commerciale che, consapevolmente, curavano le fasi di acquisizione e di gestione delle società.
Un ulteriore stratagemma prevedeva l’assunzione fittizia di parenti e conoscenti degli indagati, in modo da generare redditi formalmente leciti e poter così giustificare spese e nuovi investimenti.
Le indagini hanno inoltre rivelato che alcuni dei soggetti coinvolti occupavano abusivamente due alloggi popolari di proprietà dell’Arca Puglia Centrale, poi sottoposti a sequestro preventivo.
Gli investigatori ritengono che il business principale dei due sodalizi criminali fosse legato proprio al traffico di droga, mentre gli investimenti imprenditoriali rappresentavano una copertura per riciclare i proventi delle attività illegali.
TUTTI I NOMI
Il gip Lucia Altamura ha disposto la custodia cautelare in carcere per Pasquale Sarcina, Dario Sarcina, Antonio Capuano, Nicolantonio Binetti, Michele Piazzolla, Valentina Cilli, Irene Sarcina, Marianna Capuano e Giuseppina Lepore, mentre ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Maria Addolorata Mazzaro, Nicola Dimonte, Nunzia Lanotte, Felice Labianca, Ruggiero Lamacchia, Nicola Salvemini e Massimo Dinoia.
















