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Bari, al Kursaal l'omaggio alle Toghe d'Oro: «L'IA non sostituirà l'emozione dell'aula. La giustizia è fatta di carne e voce» VIDEO
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Oggi il riconoscimento agli avvocati e alle avvocate che hanno raggiunto i 50 e 40 anni di carriera. È intervenuto anche il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli
«Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai sostituire l’immediatezza di uno sguardo, l’impressione di un gesto, la vibrazione emotiva che attraversa un’aula durante un esame testimoniale. La giustizia penale, in particolare, è fatta di carne e di voce, e non può essere trasformata in un processo neutro e disincarnato senza perdere la sua anima. È necessario trovare un punto di equilibrio tra innovazione e garanzie». Si è parlato anche di intelligenza artificiale nel corso della cerimonia "Toga d’oro", organizzata dall’Ordine degli avvocati di Bari per omaggiare i professionisti che hanno raggiunto i 40 e i 50 anni nell’avvocatura. A pronunciarsi sul tema è stato l'ospite d'onore di questa edizione, il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. Un nodo cruciale su cui si sono pronunciati anche gli altri ospiti saliti sul palco: Salvatore D’Aluiso, presidente Ordine Avvocati Bari; Francesco Cassano, presidente Corte d’Appello di Bari; Katia Di Cagno, presidente Comitato Pari Opportunità del COA di Bari; e Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia.
Quest'anno, oltre a omaggiare per la prima volta gli avvocati con 40 anni di professione alle spalle (esiguo era infatti il numero dei legali che hanno tagliato il traguardo del mezzo secolo), è stata conferita la Toga d’Onore della Camera Civile di Bari anche a una giovane avvocata distintasi nell’ultima sessione di esame, Beatrice Genco: un segno di continuità tra esperienza e futuro
nella Scuola Forense Barese, oggi intitolata all’Avvocato Enrico Perchinunno.
Questi i nomi degli avvocati e delle avvocate che hanno ricevuto la toga d'oro per i 50 anni di carriera: Maria Cavallera, Antonio Damascelli, Leonardo Digirolamo, Franco Gagliardi La Gala, Michele Lamuraglia, Michele Lovecchio, Fulvio Mastroviti, Gianfranco Umberto Matarrese, Filiberto Palumbo, Nicola Putignano, Antonio Sforza, Giovanni Sivo, Gianfranco Tarantino, Onofrio Vendola, Vito Volpe.
«Da troppo tempo - ha detto Fabio Pinelli nel suo intervento - chiediamo alla giustizia ciò che non può realisticamente offrire: le attribuiamo il compito di ricomporre fratture sociali profonde, di sanare diseguaglianze strutturali, di supplire alle difficoltà della politica nel prendere decisioni complesse. Ma la giustizia può riparare da un torto, non guarire il torto subito; può ristabilire, non ricostruire. La trama dei legami sociali non si tesse nei tribunali, bensì nella società civile, nelle relazioni interpersonali, nella vitalità delle istituzioni e dei corpi intermedi».
«La detenzione - ha sottolineato - non può essere l’unico modello sanzionatorio di riferimento. Un sistema penale moderno deve riconoscere che la pena detentiva è e deve restare l'extrema ratio».
«Con la riforma della giustizia rafforziamo il diritto di difesa e diamo attuazione al principio di parità previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Abbiamo la necessità di difendere il diritto di difesa, il processo è vero se le regole sono rispettate», ha dichiarato invece Francesco Paolo Sisto nel corso del suo intervento.