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Corato, protesta dei parrucchieri e estetisti: serrande a metà e presidio davanti ai loro saloni

Chiedono di essere inseriti nelle campagna vaccinale e di arginare il fenomeno degli abusivi

CORATO - Dopo settimane di chiusura forzata hanno deciso di far sentire anche la loro voce. E lo hanno fatto nei giorni scorsi incontrando il primo cittadino di Corato, oggi mettendo in atto una protesta pacifica e simbolica: hanno alzato per metà le serrande dei loro saloni di bellezza, dei loro centri estetici, da mesi sottoposti a chiusure a intermittenza o totali che hanno determinato notevoli perdite economiche, ormai non più sostenibili.

E così oggi, alcuni professionisti del settore salute e benessere (estetisti/e, parrucchieri/e ecc.), dopo aver incontrato il sindaco di Corato, Corrado De Benedittis e dopo aver inoltrato per suo tramite una richiesta di «maggiore attenzione» all’intero comparto al prefetto di Bari, Antonella Bellomo e al sindaco della Città Metropolitana di Bari, Antonio Decaro, hanno voluto «presidiare» le loro attività come farebbero in un normale giorno lavorativo. Ovviamente senza aprirle al pubblico ma «col desiderio  e la necessità di farlo».

E così Barbara, Rosanna, Maurizio e Vito e tanti altri coiffeur coratini hanno deciso di farsi sentire e non cedere alla rassegnazione del momento. «Non risultano studi o dati scientifici in grado di certificare che il nostro settore rappresenta una fonte di contagio – spiega Barbara Cantatore, referente della istituenda "ProBell", associazione che riunirà i parrucchieri e barbieri di Corato –. Anzi, proprio noi che ci prendiamo cura dei clienti abbiamo adeguato i nostri spazi di lavoro a tutti i protocolli sanitari. I saloni sono luoghi sicuri».  

«Crediamo, per far ripartire davvero l'economia, nell’importanza di una campagna vaccinale capace di coinvolgere anche il mondo delle imprese. Sia ben inteso, non vogliamo scavalcare nessuno – prosegue – ma come operatrici e operatori del settore commercio chiediamo di essere inseriti nel programma vaccinale come priorità, in quanto segmento produttivo importante, in ogni città, fino ad oggi ampiamente penalizzato».

I primi a chiudere, gli ultimi ad essere vaccinati. I primi ad adeguarsi a tutte le disposizioni anticontagio, gli ultimi per numero di focolai creati attraverso le proprie attività.

«Purtroppo siamo stati costretti a chiudere in zona rossa, nonostante abbiamo sempre rispettato le norme anti Covid-19 - dicono i titolari dei saloni di bellezza di Corato a nome dell'intera categoria -.  Tutto questo mentre per strada, giovani ed anziani continuano ad assembrarsi e abbracciarsi con pochi controlli».

Come hanno fatto notare nella lettera inviata sial al prefetto Bellomo che al presidente Anci, Decaro, al momento la campagna vaccinale non ha proprio preso in considerazione di includere nel cronoprogramma le categorie professionali che, invece, vengono considerate tra le maggiori a rischio quando si deve decidere sulle chiusure.

E a peggiorare questo quadro desolante che sta mettendo in ginocchio centinaia di imprenditori del settore salute e bellezza, il proliferare degli abusivi. Diversi, infatti, sono i parrucchieri ed estetisti che, pur di guadagnare qualcosa,  lavorano di nascosto, soprattutto presso le abitazioni dei clienti. Senza regole e senza dichiarare nulla. 

«È un’ingiustizia ed un danno rispetto al quale serve una risposta forte e compatta- ha aggiunto la referente dell'istituenda associazione ProBell - - Ancora una volta rivolgiamo un accorato appello alle istituzioni, a chi ha il dovere di controllare e anche ai nostri clienti affinché rispettino il nostro sacrificio: questa è una battaglia che merita la collaborazione di tutti e che si vince insieme».

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