L'evento

Paolo Sassanelli conquista il MArTA di Taranto tra teatro, musica e gastronomia

Redazione online (video Claudio Frascella)

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Un viaggio ironico nella cultura gastronomica pugliese, mentre le creazioni di Roberto Capucci trasformano il museo in uno spazio sospeso tra archeologia e contemporaneità

C’è qualcosa di profondamente identitario e, allo stesso tempo, universale nell’incontro tra cibo e moda. Lo spettacolo “Cucina e moda”, andato in scena ieri, domenica 22 marzo, al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, ha saputo trasformare questa intuizione in un’esperienza scenica articolata e coinvolgente, capace di mettere in relazione linguaggi diversi senza mai forzarne la convivenza.

Inserito nella rassegna “Un anno di concerti al MArTA” e nel cartellone del Mysterium Festival, l’appuntamento ha trovato il suo fulcro nello spettacolo “Sono nato con la bocca aperta”, interpretato da Paolo Sassanelli insieme ai musicisti Umberto Sangiovanni al pianoforte e Alfredo Ricciardi alle percussioni. Nella Sala “Enzo Lippolis”, da poco ribattezzata, l’attore barese ha costruito un racconto fluido e stratificato, dove la narrazione gastronomica si è fatta pretesto per parlare di memoria, appartenenza e cultura popolare.

Sassanelli si muove con naturalezza tra registri diversi: ironico senza essere leggero, nostalgico senza indulgere nel sentimentalismo, riesce a restituire il senso profondo delle tradizioni culinarie pugliesi, trasformandole in storie vive, pulsanti. Il cibo diventa così un dispositivo narrativo, un archivio emotivo attraverso cui leggere una comunità. Le ricette, più che semplici preparazioni, si rivelano racconti tramandati, frammenti di vita quotidiana che trovano nella scena una nuova forma di condivisione.

Determinante, in questo equilibrio, il dialogo con la musica. Il pianoforte di Sangiovanni e le percussioni di Ricciardi non si limitano ad accompagnare, ma costruiscono una trama sonora che amplifica il racconto, sottolineandone i passaggi emotivi e contribuendo a creare un ritmo interno allo spettacolo. Ne nasce una partitura scenica in cui parola e suono si rincorrono, si sostengono e si completano.

Parallelamente, il percorso espositivo dedicato a Roberto Capucci offre un contrappunto visivo di grande impatto. Le sue creazioni, distribuite tra l’area delle mostre temporanee e i piani dell’esposizione permanente, dialogano con i reperti archeologici in un gioco di rimandi che attraversa il tempo. Taffetas in seta, plissé e volumi scultorei si impongono come vere e proprie architetture tessili, capaci di evocare forme e suggestioni del mondo antico.

Capucci, spesso definito “architetto della moda”, conferma qui la sua capacità di trasformare il tessuto in materia plastica, in struttura. Le sue opere non si limitano a vestire il corpo, ma lo reinterpretano, lo astraggono, lo elevano a elemento di una composizione più ampia. In questo contesto, la vicinanza con i reperti archeologici non appare mai forzata: al contrario, evidenzia una continuità sotterranea tra passato e presente, tra gesto artistico e memoria culturale.

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