Roma, 19 gen. (Adnkronos Salute) - I tennisti Flavio Cobolli e la canadese Marina Stakusic, uscita dal campo addirittura sulla sedia a rotelle, sono stati messi k.o. dal caldo di Melbourne che sta diventando sempre più 'l'avversario' nei primi turni dell'Australian Open. Le telecamere hanno anche ripreso gli svenimenti in campo dei giovanissimi raccattapalle, indice che le condizioni climatiche sono davvero al limite. Ritorna prepotentemente il dibattito sulla sicurezza dei tennisti in condizioni climatiche estreme. "Le immagini del tennista romano Cobolli, piegato dai dolori e autore di urla strazianti ('ho un buco nello stomaco') hanno preoccupato tutti. Dal punto di vista medico, quanto accaduto a Cobolli potrebbe essere interpretato come una 'tempesta perfetta'", spiega all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento.
"Il tennista potrebbe aver avuto un'infezione virale al tratto gastro-intestinale che, anche se lieve, può agire in sinergia con il caldo torrido scatenando una tempesta perfetta. Infatti, in queste condizioni la barriera intestinale viene messa a durissima prova: lo stress termico aumenta la permeabilità gastrointestinale, permettendo il passaggio di tossine nel circolo sanguigno che aggravano il malessere generale, e potrebbe essere stata la causa di quei dolori acuti riferiti dall'atleta", aggiunge.
"Il recupero di Cobolli dovrà ora basarsi su un approccio multidisciplinare. Non basta il riposo - precisa l'esperto - serve una preparazione specifica per 'blindare' il fisico contro le sollecitazioni termiche. Le raccomandazioni internazionali per gli atleti d'élite si articolano su 3 pilastri fondamentali. Il primo, elenca Bernetti, è "l'idratazione come scienza di precisione. L'obiettivo è l'euidratazione (idratazione ottimale) prima ancora di scendere in campo. Nel post-gara è fondamentale reintegrare i liquidi persi. La linea guida suggerisce di assumere, entro 1 ora dal match, tra il 120% e il 150% della massa corporea persa". Elettroliti e nutrienti, perché "la sola acqua non basta. Per mantenere il volume plasmatico i liquidi devono essere accompagnati da sodio (sale) e carboidrati, che accelerano l'assorbimento idrico e ripristinano le riserve energetiche".
Secondo pilastro: "Il ruolo dei macronutrienti è cruciale non solo per l'energia, ma per la resilienza termica: proteine e albumina. Le proteine plasmatiche aiutano a espandere il volume del plasma, migliorando la termoregolazione. L'amminoacido L-glutammina è un alleato prezioso per la salute dell'atleta 'al caldo', poiché favorisce la produzione di Heat shock proteins (Hsp), proteine che proteggono le cellule dai danni termici e aiutano a mantenere integra la funzionalità intestinale, riducendo quella permeabilità che ha tormentato Cobolli a Melbourne". Infine, conclude Bernetti, segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa), "il terzo pilastro sono le strategie di raffreddamento (cooling): l'uso di criosaune e immersioni in acqua fredda post-match è ormai prassi, ma la vera differenza la fa il pre-cooling: l'assunzione di bevande ghiacciate (slushies) o l'uso di gilet refrigeranti prima della gara può aumentare significativamente la capacità di resistenza in ambienti caldi".
In conclusione, per il medico-fisiatra "la performance di un atleta di alto livello in condizioni estreme non dipende solo dal suo talento, ma dalla capacità del suo staff di gestire la complessa interazione tra ambiente, idratazione e biochimica intestinale. Ci auguriamo che Cobolli possa tornare il prima possibile in perfetta forma".
















