Martedì 14 Aprile 2026 | 19:44

Omicidio dell'imprenditore Marangia, in cella dopo 13 anni mandante ed esecutore del delitto di Pulsano

Omicidio dell'imprenditore Marangia, in cella dopo 13 anni mandante ed esecutore del delitto di Pulsano

Omicidio dell'imprenditore Marangia, in cella dopo 13 anni mandante ed esecutore del delitto di Pulsano

 
francesco casula

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francesco casula

Omicidio Marangia due uomini in cella

L'accusa è di omicidio volontario di Martino Marangia: alla base del delitto ci sarebbe stata una vendetta maturata dopo vecchi contrasti legati a lavori edilizi

Martedì 14 Aprile 2026, 15:06

«Perché, come ha fatto con quello… non lo può fare con questo?». È in questa frase la svolta delle indagini che ha portato dopo 13 anni all'arresto del presunto mandante e del sicario dell'omicidio di Martino Marangia, costruttore edile di 50 anni, avvenuto a Pulsano il 14 ottobre 2013. Una frase che ha consentito di riaprire indagini ormai chiuse, di arricchirle di nuovi elementi fino a chiedere e ottenere la custodia cautelare in carcere per il 59enne Mimmo Campo di San Giorgio, ritenuto l'esecutore materiale, e per il 59enne Anselmo Venere, figura di spicco della criminalità ionica e individuato come l'uomo che avrebbe dato l'ordine di eliminare Marangia.

A pronunciare quella frase è stato uno degli uomini più vicini e fidati di Venere, uno di quelli che per gli investigatori non solo riceveva ordini e direttive dal capo mentre si trovava in carcere, ma eseguiva estorsioni, raccoglieva fondi per le spese legali e contribuiva a sostenere la sua detenzione. Per i pubblici ministeri Milto De Nozza della Direzione distrettuale Antimafia di Lecce e Francesca Colaci della procura ionica, che hanno coordinato l'inchiesta condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri agli ordini del maggiore Gennaro De Gabriele e del capitano Vito De Cesare, quella frase è una chiave di volta: viene pronunciata in riferimento a un'estorsione fatta da Venere ai danni di un imprenditore di Pulsano che aveva sporto denuncia e associata una ipotetica reazione di Venere verso quest'ultimo come accaduto «con quello». Per gli inquirenti «quello» è proprio Martino Marangi, l'uomo che ne 2010 aveva affrontato senza paura Venere e dopo averlo disarmato di un coltello, lo aveva addirittura ferito. Uno smacco al prestigio criminale di Venere che doveva, secondo le logiche della malavita, essere lavato col sangue. Anche a distanza di tempo. Il delitto, infatti, viene commesso, circa tre anni dopo: «un omicidio alla scordata» come ha sottolineato il comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Antonio Marinucci. Una gragnola di colpi di pistola quando il 50enne stava rincasando.

Già allora le indagini che si erano da subito concentrate su Venere, ma gli elementi raccolti all'epoca non consentirono di formare prove concrete per sostenere l'accusa nei suoi confronti. Ma il 25 aprile 2024, quando viene pronunciata la frase «Perché, come ha fatto con quello… non lo può fare con questo?», al situazione è diversa. Gli investigatori hanno già acquisito le dichiarazioni rese da Vito Mandrillo, pulsanese e collaboratore di giustizia che ha contribuito a smantellare il clan Agosta di cui è stato parte attiva, e quelle di Giorgio Tocci, un collaboratore di giustizia “di fatto” le cui parole sono state determinanti per l'arresto di un grande narcotrafficante come Marcello Lucchese di San Giorgio nel blitz “Taros 2”. Ed è proprio quest'ultimo a svelare che Mimmo Campo, detto “Campiceddu”, gli ha raccontato di aver eseguito quell'omicidio su richiesta di Venere. Tocci dichiara ancora che Campo quella sera indossava una tuta integrale plastificata, caschetto da lavoro ed una calzamaglia nastrata all’altezza della gola: precauzioni estreme per non lasciare tracce. Ma c'è di più. Tocci rivale anche che per crearsi un alibi, quella sera, Venere si recò a San Giorgio e trascorse la serata nel locale di Lucchese che gli offrì la sua protezione.

E così vengono così piazzate delle microspie e contemporaneamente avviati nuovi interrogatori. E dalle intercettazioni emergono quelli che per gli investigatori sono “riscontri”, conferme all'ipotesi accusatoria. Come il fatto che Venere indottrini le persone convocate dai carabinieri: «Tu devi fare le dichiarazioni che ti sto dicendo io» dice senza mezzi termini. Oppure che Campo subito dopo l'interrogatorio della moglie sia andato a cercare Tocci per ribadire di essere estraneo a un omicidio.

Per il gip Alcide Maritati, però, non ci sono dubbi: «Marangia – scrive il magistrato nelle 84 pagine del provvedimento - non doveva essere semplicemente eliminato per l’affronto commesso ai danni del Venere, ma doveva essere ucciso con modalità tali che tutti dovevano sapere cosa accade a chi osa fare un affronto e che nessuno si può sottrarre ad uno sgarbo commesso ai danni del Venere».

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