I nodi dell'acciaio

Ex Ilva, Flacks all’attacco: «L’offerta Jindal? Un suicidio per l’Italia». Ipotesi tandem sempre più lontana

Si scalda il confronto per l’acquisizione dell'impianto. Fonti vicine al gruppo americano sostengono che il piano presentato dal concorrente potrebbe costare fino a 6mila posti in meno

Il gruppo Flacks contrattacca e si scalda il confronto per l’acquisizione dell’ex Ilva. Sull'offerta a sorpresa per gli impianti siderurgici da parte colosso Jindal, fonti vicine al gruppo americano lasciano trasparire il proprio stupore e, senza troppi giri di parole, affermano che il piano del gruppo concorrente rischierebbe di portare in tempi relativamente brevi alla chiusura della produzione a caldo a Taranto, con la perdita fino a circa 6 mila posti di lavoro. Sarebbe un «suicidio industriale per l’Italia», dichiarano.

La battaglia per l’acquisizione dell’ex Ilva si preannuncia dura e, con la presa di posizione degli investitori statunitensi, si allontana così l’ipotesi di un tandem tra i due contendenti per rilevare e rilanciare l’acciaieria. Per le stesse fonti inoltre, al momento, Jindal avrebbe inviato soltanto un documento preliminare di una pagina, senza alcuna offerta formale né un contratto di compravendita. «L'impostazione industriale prevederebbe che gli impianti italiani ricevano progressivamente bramme prodotte negli stabilimenti del gruppo in Oman, suscitando il timore che Taranto possa perdere il suo ruolo siderurgico fino a chiudere i battenti», affermano le fonti vicine a Flacks che non risparmiano colpi e fanno trasparire dubbi anche sulla solidità finanziaria del gruppo: «dai bilanci dell’anno fiscale 2024 Jindal risulta avere circa 8 miliardi di debito a fronte di circa 1 miliardo di liquidità, con un indebitamento in crescita». A questo si aggiunge il fattore, geopolitico. Il piano si baserebbe su forniture provenienti dall’Oman proprio mentre il Medio Oriente attraversa una fase di forte instabilità.

Perplessità sull'offerta di Jindal sono arrivate anche dal segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, che ha definito «sconcertante» parlare già di chiusura di una parte dello stabilimento: l’acquisizione solo dell’area a freddo, ha spiegato, «significa ovviamente non solo ridimensionare ma portare a chiusura lo stabilimento».

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha rimarcato che «c'è bisogno di un intervento diretto dello Stato dentro la gestione dell’impresa». Tranchant il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri: «È ovvio che la siderurgia è un asset industriale imprescindibile per il nostro Paese e, dunque, la mia è una provocazione, ma, allo stato attuale, lo ribadisco, l'Ilva è chiusa», ha dichiarato.

Partirà entro oggi l’informativa dei commissari di Ilva in As e Acciaierie d’Italia al ministro per le imprese Adolfo Urso e al Governo Meloni per fare il punto sulle trattative di vendita del complesso siderurgico. Ieri è iniziato l'esame delle integrazioni presentate dal fondo americano, la cui offerta sinora è stata reputata migliore rispetto a quella avanzata dal concorrente Bedrock, altro fondo statunitense candidatosi per rilevare tutta l'ex Ilva. Nel frattempo è arrivata la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che è tornato sulla scena dell'ex Ilva dopo essersene allontanato[Red.Pp.]

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