giustizia e ambiente
Ex Ilva, inchiesta «Ambiente svenduto»: 21 imputati rinviati a giudizio, anche Riva e Nichi Vendola
Di nuovo alla sbarra ex vertici, dirigenti e società del gruppo Riva. Il procedimento riapre il capitolo giudiziario sulle morti sul lavoro e sull’inquinamento a Taranto
Comincerà il 21 aprile il processo nei confronti di 18 imputati (persone fisiche a cui si aggiungono 3 società) coinvolti nell'inchiesta «Ambiente Svenduto» sulle emissioni nocive dell'ex Ilva di Taranto. Il gup di Potenza, Francesco Valente, ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal procuratore facente funzione Maurizio Cardea e dal sostituto Vincenzo Montemurro.
Torna alla sbarra anche l'ex Governatore di Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione per aver fatto, secondo gli inquirenti, pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato affinché ammorbidisse la linea nei confronti della fabbrica. Nell'elenco, inoltre, compare anche Lorenzo Liberti, ex consulente della procura accusato di disastro ambientale perché secondo l'accusa con una sua perizia scritta per salvare la fabbrica in cambio di una tangente di 10mila euro, non avrebbe impedito la diffusione di sostanze nocive nell'area intorno all'acciaieria ionica.
Diversi sono poi i capi area e i capi reparto ancora sotto inchiesta per la morte di alcuni operai. Si tratta delle tragedie che colpirono Claudio Marsella, 29enne di Oria nel brindisino e lavoratore del reparto Movimento ferroviario che morì schiacciato durante le operazioni di aggancio di un carro. E ancora Francesco Zaccaria, anche lui aveva solo 29 anni quando a novembre 2012 un tornado trascinò in mare la gru sulla quale stava lavorando. Alle persone fisiche si affiancano poi quelle giuridiche: il rinvio a giudizio coinvolge anche Ilva Spa, Partecipazioni industriali spa (ex Riva Fire, holding del gruppo industriale lombardo) e Riva Forni Elettrici.