CRONACHE DA PALAZZO
Taranto, al Comune tempi lunghi per il bilancio preventivo
La manovra comunale dovrebbe essere adottata dalla giunta Bitetti e poi approvata dal Consiglio comunale non prima di 30 giorni.
Tempi lunghi per il bilancio di previsione 2026 del Comune di Taranto. Che, da quel che risulta alla Gazzetta, dovrebbe essere adottato dalla giunta Bitetti e poi approvato dal Consiglio comunale non prima di 30 giorni.
IL RINVIO L’Amministrazione comunale, dunque, sta sfruttando la proroga concessa dal ministero dell’Interno, e valida sino al 28 febbraio, per il varo della manovra finanziaria in salsa municipale. E così, a differenza di quanto accaduto negli ultimi anni con l’esecutivo Melucci 2, la maggioranza di centrosinistra non è riuscita a tagliare entro il 31 dicembre 2025 il traguardo del voto in aula. Se ne riparlerà, quindi, nella prima metà di febbraio.
LA SITUAZIONE Serve tempo, quindi. Del resto, nella conferenza stampa di fine anno, lo stesso sindaco Bitetti aveva parlato a giusta ragione di «un bilancio ingessato».
I NODI E LE CIFRE E allora, che fare? Tralasciando la “madre di tutte le questioni”, ovvero l’attesa sentenza sul caso Boc che da mesi ha ormai assunto i contorni di una vera e propria spada di Damocle che pende sul Comune di Taranto, la difficoltà attuale è quella di far quadrare i conti da inserire nel bilancio 2026. Che, oltre alle spese fisse (gli stipendi del personale ad esempio) deve fare soprattutto i conti con i costi delle tre aziende partecipate, e dell’ex Amiu in particolare, ma anche con quelli degli asili nido e della cosiddetta Multiservizi. Queste ultime due “voci”, complessivamente, pesano sul bilancio per una cifra che supera gli 8 milioni di euro, ma che nonostante questo non rischiano di essere tagliate.
LE SCELTE Nella sua prima manovra finanziaria con la fascia tricolore addosso, infatti, è praticamente da escludere che Bitetti tagli i nove asili nido e volti le spalle ai 161 lavoratori della Multiservizi. In molti si ricordano, del resto, dopo essere stato sfiduciato dalla carica di presidente del Consiglio comunale, le sue aspre polemiche in aula contro Melucci proprio sulle strutture educative dell’infanzia e in difesa di quella galassia di micro attività svolte per conto del Comune. L’ipotesi di un taglio in questi due settori, per motivi politici più che contabili, dunque, non esiste.
SPESA DA TAGLIARE E allora, come salvaguardare i servizi senza sacrificare sull’altare del bilancio gli asili e la Multiservizi? Tagliando, evidentemente, altrove. Probabilmente, la delibera che verrà messa ai voti in aula porterà ad una robusta riduzione generale della spesa. Tagli in ogni settore, al momento non quantificabili ma che di certo saranno di diversi milioni di euro. E che, così come lo stesso sindaco Biteti ha pubblicamente ammesso, potrebbero riguardare soprattutto i Servizi sociali. Settore, quest’ultimo, che più di altri soffrirà l’ormai prossima conclusione dei fondi ex Ilva (20 milioni di euro). Si tratta di risorse che, negli ultimi anni, sono state spese dal Comune per attenuare le condizioni di disagio in cui versano migliaia di cittadini.
LE AZIENDE DEL COMUNE Servizi sociali, ma non solo. Nel mirino della scure municipale, potrebbero finire anche le aziende partecipate. E, a parte il complesso caso dell’ex Amiu tutto ancora da affrontare, un assaggio sulle intenzioni di Palazzo di Città lo si è già avuto lo scorso 22 dicembre. Prima di Natale, infatti, la maggioranza ha approvato una riduzione di 3,6 milioni di euro ai danni dell’ex Amat, sforbiciando gli adeguamenti Istat del contratto di servizio.
LE TASSE Per far quadrare i conti di Palazzo di Città nel medio e lungo termine, infine, ci sono in ordine di importanza altre due strade percorribili: incremento della (bassa) riscossione dei tributi e delle tasse municipali e un maggior controllo delle spese, magari monitorando i costi della pubblica illuminazione e dei mezzi in dotazione al Comune.