Il caso

Il gip Todisco fu diffamata: c’è la condanna per «Libero»

Francesco Casula

Il fatto risale al decreto di sequestro del 2012

POTENZA - Diffamazione al giudice Patrizia Todisco di Taranto, condannato il quotidiano Libero. È quanto ha stabilito, a distanza di quasi 12 anni dai fatti, il tribunale civile di Potenza che ha inflitto al giornale l'obbligo di versare di un risarcimento di 25mila euro a favore del magistrato.

È stato il giudice Generoso Valitutti a emettere la sentenza di primo grado disponendo inoltre la pubblicazione di un estratto del verdetto sulle pagine di Libero, poi ripresa dalla newsletter de Il Post.

La vicenda risale al lontano 2012 nei giorni caldi del sequestro dell'ex Ilva: fu proprio l'allora gip Patrizia Todisco (oggi presidente della sezione Penale del Tribunale ionico), il 26 luglio 2012, a firmare il decreto di sequestro senza facoltà d'uso dei sei impianti dell'area a caldo della fabbrica ionica ritenuti sorgenti delle emissioni velenose che per anni, secondo gli esperti, hanno causato malattie e morte tra operai e cittadini. A distanza di qualche giorno dall'esecuzione del decreto, però, la famiglia Riva, allora proprietaria dello stabilimento, il Tribunale del Riesame intervenne concedendo una sorta di facoltà d'uso. Un'azione che sembrò una sorta di favore alla fabbrica che poteva continuare a produrre e, quindi, a inquinare.

Lo stesso gip Todisco, come giudice dell'esecuzione e quindi responsabile della gestione del sequestro, firmò in quei giorni altri atti e provvedimenti, tra cui la revoca dell'allora ad di Ilva Bruno Ferrante dal collegio di amministratori giudiziari, che secondo una parte della politica e della stampa mirava a chiudere la fabbrica. Il 18 agosto 2012, il quotidiano Libero – diretto allora Maurizio Belpietro, oggi direttore del giornale La Verità - pubblicò un articolo dal titolo “Patrizia Todisco, gip: la zitella rossa che licenzia 11mila operai Ilva” nel quale avrebbe dipinto un'immagine del magistrato ritenuta lesiva dalla stessa Todisco che presentò una denuncia civile al tribunale potentino, competente per le vicende giudiziarie che vedono protagonisti i giudice del distretto di Taranto, Brindisi e Lecce. Il processo civile, come detto, è durata quasi 12 anni e il 16 marzo scorso si è chiuso con una sentenza che ha accolto la richiesta del magistrato tarantino.

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