L'intervista
«Il talento di essere tutti e nessuno»: Luca Ward, voce epica del doppiaggio italiano, a teatro tra aneddoti, esercizi vocali e racconti di vita
Dal leggendario «Al mio segnale scatenate l’inferno» de Il gladiatore ai set di Pulp Fiction e Matrix, l’attore e doppiatore al Palatour di Bitritto in un one man show interattivo con la regia di Luca Vecchi
Voce dal timbro caldo, avvolgente e inconfondibile, ha doppiato grandi attori del calibro di Keanu Reeves, Russell Crowe, Samuel L. Jackson, Pierce Brosnan solo per citarne alcuni. Luca Ward, attore, doppiatore, direttore del doppiaggio e conduttore radiofonico, sarà al Palatour di Bitritto, sabato 21 febbraio per il one man show Il talento di essere tutti e nessuno con la regia di Luca Vecchi. Un viaggio tra ricordi, voce e spettacolo in cui accompagnato da foto e video, racconta la sua vita e la sua brillante carriera artistica. Aneddoti, esercizi vocali, musica e poesie daranno vita ad uno spettacolo dove protagonista indiscussa sarà la sua voce epica e solenne immortalata in film cult come Pulp Fiction e Matrix. Ma nell’arco della sua vita Ward è diventato anche molte altre cose: marinaio, attrezzista, bibitaro, teppista, militare, motociclista. Insomma con il suo talento è stato tutti e nessuno appunto.
Luca Ward come nasce l’idea di questo one man show che, precisiamo, non è un monologo.
«Infatti non lo è perché è uno spettacolo interattivo: il pubblico sale sul palco con me e si diverte esercitando le arti recitative. Sperimento con gli spettatori il doppiaggio, rendendoli protagonisti insieme a me per esempio su come si doppia la voce del cattivo. Insomma è uno spettacolo di settanta minuti di leggerezza e condivisione».
Lei proviene da una famiglia di attori: anche i suoi genitori erano attivi nel settore. Era inevitabile per lei seguire questa strada?
«In realtà volevo fare altro. Ho cominciato da piccolo con gli sceneggiati. Ma poi ho visto quanta precarietà e discontinuità lavorativa attraversano questo mondo in cui dipendi sempre da qualcuno (regista, produttore ecc…). Così ho cambiato idea. Volevo fare il pilota di voli di linea. Ci ho provato ma è stato complicato. Solo per caso mi sono ritrovato a fare l’attore e poi il doppiatore di cui sono molto orgoglioso».
La frase «Al mio segnale scatenate l’inferno» pronunciata da Crowe ne «Il gladiatore», è diventata iconica anche grazie alla sua interpretazione. Che rapporto ha con la sua voce e quanto ha condizionato la sua carriera?
«Ha certamente influenzato la mia carriera. Soprattutto negli anni passati un doppiatore era tale e non poteva essere considerato anche un buon attore. Insomma eravamo un po’ ghettizzati anche se poi nel tempo il doppiaggio italiano è diventato tra i migliori al mondo per capacità interpretativa».
Oltre al doppiaggio, lei ha lavorato in teatro, cinema e televisione. È apparso in fiction e serie TV. Qual è la sua vera passione?
«La mia passione è recitare e intrattenere il pubblico. Lasciare qualcosa proprio come facevano i grandi attori del dopoguerra».
Nel suo spettacolo ci racconta anche del rapporto viscerale che ha con il mare. La Puglia è famosa per le sue belle spiagge.
Viene spesso nella nostra regione?
«La Puglia la conosco a memoria. Ho navigato le sue coste, ho fatto immersioni, l’ho percorsa in auto e in camper con i miei figli. Solo qualche giorno fa ero a Rodi e ci ritorno sempre volentieri. I pugliesi sono simpatici e accoglienti, e poi si mangia benissimo!».