16 marzo 1978, il giallo dell’auto di scorta nell’eccidio di via Fani

gero grassi

Esiste un servizio giornalistico Rai dal quale si vede, poco dopo l’eccidio, un signore che alza la saracinesca del bar Olivetti seppur di poco e che non è chiusa a chiave...

In una delle foto scattate la mattina dell’eccidio di via Fani e del rapimento di Aldo Moro, si vede l’agente di polizia Salvatore Iozzino, non ancora ricoperto. Il che significa che è scattata immediatamente dopo la sparatoria. A sinistra, dinanzi al bar Olivetti ci sono tre auto parcheggiate: la Mini Cooper verdina con targa Roma T32330, di proprietà del gladiatore Tullio Moscardi che, a settembre 1978, diventa confidente dei Servizi Segreti; la Fiat 127 rossa, che nelle riprese televisive aeree successive scompare; la Mini Cooper bianca. Grazie ad un ricercatore abbiamo la targa della Fiat 127 rossa. Sul lato destro, invece, sono parcheggiate l’Austin Morris Martin blue targata Roma T50354 che impedisce al carabiniere Domenico Ricci di svincolarsi a destra e la Fiat 850 targata Roma A40051.

Le due Mini Cooper hanno sul lunotto due fogli bianchi, la Fiat 128 ne ha uno sul cruscotto. In linguaggio Nato, quei fogli indicano operazione in corso.

Esiste un servizio giornalistico Rai dal quale si vede, poco dopo l’eccidio, un signore che alza la saracinesca del bar Olivetti seppur di poco e che non è chiusa a chiave.

A parte la foto esaminata dai Carabinieri che parlano di non dissomiglianza, esiste altra foto, scattata poco dopo l’agguato di via Fani, nella quale si riconosce benissimo lo ‘ndranghetista calabrese ex legionario Giustino De Vuono ritenuto da moltissimi l’assassino di Aldo Moro, sulla base della modalità di colpi che hanno trafitto il Presidente, tutti 12 intorno al cuore, senza colpirlo come ha detto don Cesare Curioni, Direttore dei cappellani militari del tempo.

Nelle immagini televisive del 27 marzo 1978, servizio del giornalista Piero Marrazzo, l’operatore Giovanni Savelli riprende il parcheggio esterno del Ministero degli Interni. Si nota parcheggiata la Fiat 850, color crema, che il 16 marzo è in via Fani. Unica differenza è un portapacchi, facilmente smontabile. Coincidenza? La targa non è ben visibile. Si nota benissimo, invece, un adesivo collocato nella parte posteriore dell’auto. Quante auto dello stesso tipo e dello stesso colore hanno lo stesso adesivo nel medesimo posto durante il rapimento Moro?

Un signore che nel 1978 abita in via del Forte Trionfale, accanto all’abitazione di Moro frequenta la scuola media superiore in via del Corso. Racconta che il 15 marzo, come ogni giorno, si reca a scuola con il cugino, in moto. Partono alla stessa ora in cui Moro si dirige alla Camera del Deputati. Percorrono le stesse strade. Normalmente i ragazzi seguono le auto di Moro, così hanno facilità di movimento. Arrivati allo Stadio dei Ma0rmi (oggi intitolato a Pietro Mennea) si avvicinano con la moto, alla terza auto di scorta, quella che segue la Fiat 130 del Presidente. Trattasi di una Fiat 128 bianca giardinetta. Da questa auto due persone, con pistole in mano, li rimproverano perché troppo vicini. Moro, riconosciuti i ragazzi, spiega che trattasi di studenti che abitano vicino casa sua.

La brigatista Rita Algranati, all’arrivo delle due auto di Moro in via Fani, attraversa la strada e consente alla Fiat 128 giardinetta, parcheggiata a destra di via Fani, di immettersi dinanzi l’auto di Moro.

A questo punto, due auto mai identificate, superano le auto di Moro e le precedono verso l’incrocio di via Stresa, anticipando la Fiat 128 giardinetta. L’appuntato Ricci, con una manovra spericolata, supera le due auto e si ricongiunge alla Fiat 128.

Stessa operazione fa l’autista dell’Alfetta di scorta. Perché seguire l’auto dei brigatisti?

L’interrogativo è: Moro ha due auto di scorta. Questa terza auto di scorta, aggiuntiva alle due, è una Fiat 128 bianca giardinetta, guarda caso lo stesso tipo di quella dalla quale, pochi metri dopo, escono alcuni degli sparatori di via Fani.

Antonio Padellaro e Roberto Martinelli, sul Corriere della Sera del 19 maggio 1979 parlano di una Fiat 128 bianca giardinetta vista per due volte dinanzi la casa di Moro immediatamente prima del rapimento.

La guardia giurata Riccardo Iorio dichiara, il 1° febbraio 1979, al giudice Francesco Amato, che la mattina del 16 marzo 1978, alle ore 6,25, vede dinanzi la casa di Moro una Fiat 128 bianca familiare.

L’auto presenta sullo sportello sinistro una strisciatura. «Recatomi in via Fani, dopo la tragedia», dice Iorio, «riconosco nella Fiat che blocca Moro, la stessa auto vista la mattina alle 6,25».

Privacy Policy Cookie Policy