Punti di vista

La scomparsa dei libri tra assenza e mancanza in una terra silente

Giuse Alemanno

Per noi del Sud, le assenze sono presenze che mancano

Per noi del Sud, le assenze sono presenze che mancano. Ci sono aspetti positivi nell’assenza: essa nega vizi, difetti, negatività; attenua gli effetti delle passioni mediocri, aumentando quelle intense. Per Properzio, figuriamoci, l’assenza è addirittura un pungolo di desiderio. Finanche quel drittone di Schopenhauer, nonostante il carico a ciuccio di malinconia, arrivò a stabilire che il dolore si sente, l’assenza di dolore no. Affermazione commentabile con l’espressione che Maurizio Micheli dedicò a Laura Antonelli alla notizia che gli avrebbe mostrato il gazebo, in ‘Rimini, Rimini’, film di Sergio Corbucci del 1987. Io dico: ma a che caspita gli sarà servito nascere a Danzica, se poi Arthur doveva ragionare come uno delle parti nostre? Boh? Non gli andava bene Carosino, Crispiano, Avetrana? Ah, ‘sti filosofi! A me, invece, è capitato di addormentarmi sotto una tettoia in lamiera, durante un temporale. Mi destai all’interrompersi della discesa delle gocce d’acqua dal cielo. Fu l’assenza del rumore della pioggia a sollecitare il mio risveglio.

Ci sono eccezioni, certo. Quando l’amata lascia la vostra casa, dopo ore di tellurica frenesia, bandita è la tristezza. Lei non c’è, ma falla anche la solitudine: l’amore riempie le stanze. In sintesi: l’assenza è una anomalia consueta. Ecco perché, passati i primi lamenti, la chiusura annunciata della storica e centralissima libreria Mandese non stupirà assai. Così come non ci sono state grosse reazioni per la chiusura di altre librerie tarantine. Per tutti, le librerie Ubik, Filippi, Gilgamesh e, tra poco, Mandese, ci sono ancora, ma mancano. Le assenze impiegano poco, poi, a trasformarsi in ricordi imprecisi, o in millanterie. Così, i frequentatori di librerie dopo la loro chiusura, diventano presto più numerosi dei sansepolcristi nel Ventennio. La sala riunioni del Circolo dell’Alleanza Industriale - il 23 marzo 1919, a Milano - poteva contenere fino a trecento persone; diventarono migliaia nell’epoca d’oro del Fascismo, per poi sparire dopo il 25 luglio 1943; pavidi, assenti e congrui all’ideologia rappresentata.

Ma nella chiusura della libreria Mandese c’è qualcosa di particolarmente preoccupante. Al di là delle criticità intrinseche all’attività in questione, le imminenti porte chiuse della libreria Mandese oscureranno altre luci belle del Borgo di Taranto, trasformando l’interruzione di una attività privata in un danno collettivo. È difficile valutare quanto ancora Taranto potrà sopportare in tal senso. Quanti danni collettivi provenienti da attività private saranno ammortizzabili, sia che esse producano cultura, sia che producano acciaio. Ad oggi, le contromisure si sono limitate all’invettiva; insomma: ‘chiacchiere e distintivo’. Più altre serrande abbassate nel Borgo di Taranto, sempre meno identitario e più produttore di ricordi: tra questi, quelli di una libreria che dovrebbe esserci ancora, e non ci sarà più.

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