Chissà a chi lo vuole ricordare Lele («Lele non esiste più, chiamatemi Gabriele», sottolinea), ieri a Barletta per incontrare il suo legale, l’avvocato Michele Cianci, prima di partire per un periodo di vacanza in Salento. Con lui il figlio Mirko e la figlia Diana.
Non è la prima volta che il manager delle stelle (reali o presunte) viene a Barletta: «L’ho trovata cambiata, in meglio, soprattutto nel centro storico»), sottolinea. Ora vuole lasciarsi il passato alle spalle. Pesa, eccome, un anno e più di carcere, dal 20 giugno 2011 al 1° agosto 2012, dopo il patteggiamento di una condanna (diventata definitiva) di 4 anni e 3 mesi per bancarotta. Il Tribunale di sorveglianza si pronuncerà a proposito dell’affidamento ai servizi sociali, poi lo attende il procedimento in corso a Milano che lo vede indagato con Silvio Berlusconi, Emilio Fede e Nicole Minetti per il «caso Ruby». «Ci sarà tempo per questa ulteriore prova - dice l’avvocato Cianci, subentrato nel collegio difensivo. Ora Gabriele vuole riappropriarsi del suo stato di uomo libero».
Appena uscito dal carcere, dove non sono mancati i momenti difficili, Mora è voluto andare in pellegrinaggio a Lendinara, provincia di Rovigo, nel suo Veneto, dove si trova il santuario di Santa Maria del Pilastrello. E ora porta al collo anche un crocifisso portatogli da Medjugorje: «In questi mesi ho riflettuto parecchio - dice -. Ho riscoperto le cose più semplici e importanti della vita. E non m’importa di chi ora fa finta di non avermi mai conosciuto. I miei angeli custodi sono stati gli agenti penitenziari. A loro devo molto».
Come sono lontani i tempi della Costa Smeralda, quando Mora (allora ancora Lele) era il mattatore delle estati italiane con la sconfinata scuderia di vip (reali o presunti), contrattualizzati o da contrattualizzare, che si ritrovava attorno. Questi sono tempi per forza di cose «sobri». In mezzo, quattrocento giorni in cella: non proprio una passeggiata.
[r.dal.]
















