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Sigilli al conto svizzero con 2 milioni di euro intestato a Buonerba

Sigilli al conto svizzero con 2 milioni di euro intestato a Buonerba

Sigilli al conto svizzero con 2 milioni di euro intestato a Buonerba

 
Sigilli al conto svizzero con 2 milioni di euro intestato a Buonerba

Domenica 08 Maggio 2011, 09:33

02 Febbraio 2016, 23:16

LECCE - Sigilli al conto svizzero di due milioni di euro riconducibile a Massimo Buonerba. Flussi di denaro sospetti, tanto da spingere le autorità elvetiche a mettere sotto chiave quel deposito. Di questo e di molto altro ancora dovrà rendere conto ai magistrati l’ex consulente giuridico dell’allora sindaco Adriana Poli Bortone. Al momento, nei confronti di Buonerba sono ipotizzati i reati di riciclaggio e di corruzione.

Ancora nebuloso, però, il fulcro attorno a cui ruota tutta l’inchiesta. Ieri mattina, i militari della Guardia di finanza sono tornati di nuovo dal procuratore capo Cataldo Motta per discutere della vicenda. Del ruolo di Buonerba e delle sue attività finanziarie sospette. Così come anche dei ruoli degli altri dieci indagati, che rispondono dell’accusa di riciclaggio. Fra i nomi, compaiono quelli di un professore universitario della facoltà di Ingegneria di Perugia, il professor Graziano Franceschini, e l'imprenditore bolognese Giorgio Zoboli.

Ci sono anche loro fra quelli che hanno ricevuto la visita dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Lecce.

Per quanto riguarda il docente, a Franceschini sarebbe stata sequestrata della documentazione su alcune consulenze prestate. Contattato telefonicamente, il professionista ha scelto di mantenere il massimo riserbo.

«Preferisco non dire cose che potrebbero dispiacere qualcuno - ha spiegato in maniera pacata al telefono - Non me la sono presa perchè mi è stata fatta questa domanda, ma non vedo perchè io debba fornire spiegazioni in merito a questo discorso».

La sua figura, stando a quanto emerso, sarebbe in stretta correlazione con la ditta Psgr srl, la società che avrebbe realizzato un progetto per conto della Imet. Ed è proprio la Imet, anche questa di Perugia, ad essere direttamente collegata al progetto del filobus. L’azienda perugina, infatti, fa parte dell’associazione di imprese (con capofila la Sirti di Milano) che ha vinto l’appalto per la realizzazione della metropolitana di superficie. Ma quello che si sta cercando di capire in queste ore è proprio l’attinenza dell’inchiesta sui conti correnti con l’affare filobus. Oppure con quello di via Brenta. Le grandi opere, insomma. Ora toccherà allo stesso Buonerba chiarire gli aspetti poco chiari della vicenda. Bisognerà attendere il prossimo 7 giugno, quando comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari Antonia Martalò. Sarà lei a sentirlo per rogatoria proveniente dalle autorità elvetiche. Secondo il procuratore di Lugano, in quei conti correnti c'è qualcosa che non va. Non è chiaro se quei conti siano intestati a Buonerba oppure siano a lui riconducibili.

Il procuratore capo Cataldo Motta e l’aggiunto Antonio De Donno sono volati a Lugano appositamente, per approfondire la questione.

Una faccenda molto complessa, sostengono i beni informati. Complessa perchè, apparentemente, ogni elemento sembra essere a sè stante. Ma per gli inquirenti, potrebbero essere tutti tasselli di un unico disegno.

[l.cap.]
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