il disavanzo
Sanità, Gemmato: «Commissariamento? Ipotesi concreta ma niente allarmismi. La Regione non tagli le cure»
Il sottosegretario alla Salute: «È necessario un impegno condiviso tra istituzioni. Qualunque riflessione sul sistema sanitario regionale non può tradursi in un arretramento dei servizi o in un aggravio per le persone»
«La tutela della salute dei cittadini pugliesi deve restare il punto fermo di ogni valutazione. Qualunque riflessione sul sistema sanitario regionale non può tradursi in un arretramento dei servizi o in un aggravio per le persone, che hanno diritto a cure efficaci, tempestive e di qualità»: il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato segue la querelle sui conti in rossa della Sanità della Regione Puglia e alla «Gazzetta» ha offerto la sua riflessione istituzionale.
«In questo quadro complesso - ha aggiunto - le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Antonio Decaro su un possibile commissariamento della sanità meritano attenzione e senso di responsabilità. Si tratta di prendere atto di una situazione che richiede un’analisi seria e condivisa senza alimentare allarmismi». «I dati disponibili al quarto trimestre 2025 - ha specificato il politico barese - hanno tristemente evidenziato un disavanzo sanitario certificato di 369 milioni di euro e un andamento che, negli ultimi dieci anni almeno, mostra criticità persistenti. È un elemento che non può essere sottovalutato e che impone un impegno ulteriore per rafforzare la sostenibilità del sistema sanitario regionale».
Su come intervenire, Decaro per ora non si è sbilanciato, ma il commissariamento è una ipotesi concreta: «Il quadro normativo in questi casi è ben definito. La legge 311 del 2004 prevede che, in presenza di disavanzi, le Regioni adottino piani di rientro con misure idonee al riequilibrio. In particolare, se in sede di verifica del quarto trimestre emerge un disavanzo e non vengono individuate le necessarie coperture entro il 30 aprile, il presidente della Regione assume il ruolo di commissario ad acta, provvede all’approvazione del bilancio, accerta la perdita d’esercizio e ne dispone il ripiano. In caso di mancato adempimento entro il 31 maggio, si attivano automaticamente le misure previste dalla normativa vigente, tra cui l’incremento delle aliquote fiscali ai livelli massimi consentiti. Ma auspico con decisione che questo scenario non si avveri, per non gravare economicamente sui cittadini e soprattutto non inficiare l’offerta di salute per i pugliesi», ha chiarito Gemmato.
L’attenzione di Roma per la Sanità pugliese? «Vediamo il quadro delle risorse disponibili e di quelle aggiuntive che il governo Meloni ha destinato alla Puglia e al Mezzogiorno. Il confronto nel tempo evidenzia con chiarezza la crescita del finanziamento: il Fondo sanitario nazionale è passato da circa 111 miliardi di euro nel 2016 a 143 miliardi previsti per il 2026, con un incremento di 17 miliardi solo negli ultimi tre anni. In parallelo, la quota assegnata alla Puglia è cresciuta da circa 7,2 miliardi di dieci anni fa ai quasi 8,8 miliardi del 2025 - considerando quote indistinte, vincolate e premiali - con un aumento dal 2022 di 700 milioni». Decaro contesta alcuni schemi di ripartizione: «Eppure i nuovi criteri di riparto hanno consentito alla Regione di beneficiare di circa 130 milioni di euro aggiuntivi negli ultimi tre anni, contribuendo a ridurre squilibri storici”. “Il tema - ha proseguito - centrale è quello della gestione e dell’efficacia degli interventi, più che della disponibilità complessiva delle risorse. In questa direzione, è fondamentale rafforzare la capacità di programmazione e attuazione».
Alla Sanità ha dedicato un passaggio anche Giorgia Meloni nell’informativa alle Camere: «Faccio mio il richiamo del Presidente del Consiglio dei ministri di due giorni fa alle Camere circa la necessità di una collaborazione piena tra Stato e Regioni. La sanità rappresenta un pilastro fondamentale e le criticità ancora presenti – dalle liste d’attesa alle disuguaglianze territoriali – richiedono un impegno condiviso, concreto e continuo». «Solo attraverso un lavoro coordinato, “facendo squadra”, è possibile intervenire in modo efficace e rispondere ai bisogni dei cittadini. E in questo la collaborazione del Governo centrale, del Ministero della Salute e mia personale non sono mai venute meno e mai lo saranno», ha concluso Gemmato.