I giovani e il Sud sul banco degli imputati per la sconfitta del Sì al referendum sulla Giustizia? Lo dicono i numeri di Youtrend, ma la Gazzetta ha chiesto a due dirigenti giovanili degli opposti schieramenti di spiegare le ragioni del risultato elettorale.
La lettura di un Meridione e di un largo fronte giovanile contro la riforma non convince a pieno Andrea Piepoli, tra i leader dei giovani meloniani, componente dell’esecutivo di Gioventù nazionale. «Cercare a tutti i costi di ingigantire il risultato referendario, dando un senso politico forzato, può risultare fuorviante», attacca il dirigente tarantino di stanza in via della Scrofa a Roma. «Provo a confutare gli argomenti che sembrano incontrovertibili». Prego. «Il governo di Giorgia Meloni - al netto del risultato sul referendum - è quello che ha investito più di tutti sul Sud. Basta ricordare il volano per lo sviluppo rappresentato dalla Zes, o i dati non solo incoraggianti ma molto positivi dell’occupazione giovanile nelle regioni meridionali». Restano però le rilevazioni dei sondaggisti sulle difficoltà di trovare consensi per la riforma tra i giovani: «Sul dato del voto dei ragazzi bisogna riflettere. C’è però da tenere conto di una precondizione: parliamo dell’espressione di una generazione su un quesito referendario. La dialettica elettorale ha reso più facile spiegare di votare contro la Meloni e per difendere la costituzione, mentre sul piano comunicativo era più complesso illustrare le ragioni dei due Csm, magari collegandole agli scandali alla Palamara per le nomine nei Tribunali». Votare contro, per Piepoli, è sempre più facile sul piano delle propaganda: «Ho visto eventi strapieni di giovani per il Sì. Decine e decine di manifestazioni hanno registrato il sold out. Il Sì ha perso tra i giovani, ma abbiamo coinvolto migliaia di coetanei, ben oltre le strutture militanti».
Rispetto all’attivismo per il No, ci sono delle differenze identitarie? «C’è stato un confronto tra due generazioni: noi credevamo con il Sì di poter cambiare il Paese e migliorarlo. Altri dicono No alle riforma, ma anche alle infrastrutture da realizzare. Abbiamo perso il referendum, non l’energia per tornare a rappresentare nelle piazze, nelle scuole e negli atenei una generazione “in permanente stato di allerta”. Allargheremo la base giovanile che ha sostenuto il Sì, con l’impegno del governo Meloni sul Piano casa, come risposta all’emergenza abitativa delle giovani coppie, con le infrastrutture per collegare la Puglia con l'alta velocità e con la detassazione delle nuove assunzioni», conclude Piepoli.
Shady Alizadeh, giovane avvocato del Nord barese e attivista per i diritti civili delle iraniane, è portavoce e della Conferenza delle donne dem della Puglia. Da sinistra offre questa lettura del voto sulla giustizia. «Si è innescato un sentimento di partecipazione e di cittadinanza. All’inizio il referendum è stato presentato con una chiave troppo tecnica. Quando si è compreso come il cambiamento stravolgeva la costituzione, i ragazzi hanno mostrato una preparazione culturale e politica, e hanno dato una risposta alla crisi democratica. Non si interessano solo di referendum, ma anche di guerra e scendono infatti in piazza per la pace».
«Il voto - aggiunge la dirigente dem - è stato politico, non tecnico, riguardava come il governo aveva immaginato la tenuta democratica della giustizia nel Paese, assoggettando al caso, al sorteggio, i due Csm». «Il Sud? Registra arretratezza su infrastrutture e legalità e - spiega la Azlizadeh - così ha risposto con la difesa della Carta. Il Meridione ha bocciato una riforma pilastro del programma del centrodestra: era scritta male ed è stata presentata con prepotenza, criminalizzando i magistrati. La risposta è stata una bocciatura chiara, un dissenso, con l’attivazione della clausola di recesso su una parte fondamentale dell’azione dell’esecutivo. Nessun governo può andare alla guerra contro la magistratura. Questo può avvenire in Ungheria, non in Italia». Un dato di colore (rosa) finale: «Sono rimasta molto colpita dagli eventi promossi da dirigenti donne: qui al Sud il voto femminile è minore, ma c’è stato un sorprendente attivismo femminile, grazie ad una professionalità e una cultura giuridica, con avvocati e magistrati in prima linea, ma con una trasversalità generazionale sorprendente, con l’eccezione di tante neodiplomate in prima linea. La radicalità ha appassionato nonne e nipoti», conclude la portavoce dem.














