l'incontro
Roma, agli «Stati generali dei Piccoli Comuni» anche le richieste di 88 piccoli comuni di Puglia
Due giorni di confronto, organizzata da Anci, in programma oggi e domani nella Capitale. Le richieste: ripristino fondi statali, riconoscimento istituzionale e legislazione differenziata
La carica degli 88 piccoli comuni di Puglia è pronta a farsi sentire a Roma per chiedere il ripristino dei fondi statali, il riconoscimento istituzionale e una legislazione differenziata.
L’occasione sarà la due giorni di confronto per gli «Stati generali dei Piccoli Comuni» organizzata da Anci, in programma oggi e domani al Roma Convention Center “La Nuvola”, dove si discuterà sulla capacità amministrativa e sulle sfide quotidiane dei comuni di minore dimensione demografica. Sarà il momento per dare voce ai territori, condividere esperienze e contribuire all’elaborazione di proposte da presentare al Governo.
In Italia ci sono oltre 5500 piccoli comuni (il 70 per cento del totale), spesso localizzati in aree interne e montane con forte spopolamento e difficoltà nella gestione dei servizi essenziali. In Puglia sui 257 comuni totali 88 (il 34,24 per cento) hanno meno di 5mila abitanti. 42 di questi si trovano in provincia di Lecce, 38 in quella di Foggia, 2 in quella di Bari e 6 in quella di Taranto e in totale vi abitano 216mila e 471 persone (i dati forniti da Anci Puglia sono riferiti al 2023).
Il comune più piccolo di Puglia? Celle San Vito, nel foggiano, con 145 abitanti.
I problemi pugliesi partono dal continuo calo demografico, con una popolazione che mostra un marcato invecchiamento (età media intorno ai 50 anni), passando ai grattacapi per le piccole amministrazioni locali, che spesso hanno risorse e personale limitati complicando la gestione e la manutenzione del territorio.
«I piccoli comuni rappresentano una sfida importante per la coesione e lo sviluppo della Puglia» spiega il vicepresidente regionale Anci, Michele Sperti, rappresentante di tutti i piccoli comuni italiani in sede di Conferenza Stato-Città «chiediamo interventi mirati di supporto e valorizzazione per una nuova stagione di riconoscimento istituzionale e di sostegno strutturale ai territori minori. Sono presidi essenziali di coesione territoriale, culturale e sociale e senza di loro la Puglia perderebbe una parte vitale della propria identità».
Anci Puglia ha approvato in seno al proprio comitato direttivo un’Agenda elaborata dalla Consulta dei piccoli comuni, contenente un appello a Regione e Governo per garantire risorse, competenze e opportunità, necessarie per un futuro sostenibile. Viene chiesto di rafforzare la rete Anci affinché le loro istanze trovino spazio nelle politiche regionali e statali, viene sollecitata la piena attivazione del Cal (il Consiglio delle autonomie locali), previsto dalla Costituzione e dalla legge regionale 29 del 2006 ma mai reso operativo, ma soprattutto si insiste sul ripristino dei fondi statali per gli investimenti, non più rifinanziati nel bilancio dello Stato.
Le istanze pugliesi includono anche premialità e indennità aggiuntive per il personale, per contrastare la fuga verso enti più grandi, insieme a incentivi fiscali stabili e mirati per contrastare lo spopolamento e favorire la permanenza dei cittadini. Nel foggiano le priorità sono di migliorare la viabilità, potenziare la banda larga, incentivare la gestione forestale e promuovere fusioni funzionali. Nel Salento le principali esigenze riguardano la gestione dei rifiuti e del turismo sostenibile, la digitalizzazione dei servizi per la stagionalità turistica e il sostegno alle filiere olivicole colpite dalla Xylella.
«Proporremo una legislazione differenziata per i piccoli comuni – annuncia Sperti - che consenta regole più flessibili in materia di sanità territoriale, istruzione, servizi sociali e trasporti. La parità di trattamento con le città penalizza i piccoli centri, quindi servono norme su misura, calibrate sulle effettive condizioni e sui bisogni delle comunità locali. Chiederemo fondi strutturali e quote riservate in ogni linea di finanziamento, sia in parte corrente che in conto capitale – prosegue – con l’obiettivo di superare la logica dei bandi competitivi, che penalizza gli enti con uffici ridotti e costringe a ricorrere a consulenze esterne onerose e poco efficaci. Molti piccoli comuni – evidenzia - affrontano difficoltà burocratiche e di cassa nella gestione dei fondi Pnrr. La proposta è anticipare i trasferimenti delle risorse dopo la verifica dei crediti maturati, riducendo i ritardi nei pagamenti e garantendo la continuità dei cantieri».