Il caso
Appalti della protezione civile, nuova indagine a Bari sul «tesoro» di Lerario: accertamenti su un avvocato
Il fascicolo della Procura di Bari: nel mirino il ruolo di un penalista barese non molto noto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, su cui la Finanza ha già svolto una serie di accertamenti acquisendo documenti anche in Regione
Per il momento si tratta soltanto di un sospetto su cui le indagini aperte alcuni mesi fa dalla Procura di Bari dovranno provare a fare luce. Si tratta ancora una volta degli appalti della Protezione civile, quelli che l’ex dirigente Mario Lerario è accusato di aver truccato in cambio di denaro. Appalti che, grazie a un «mediatore» e a un accordo tra alcune imprese, potrebbero in realtà avergli fruttato molti più soldi di quelli emersi finora.
Lerario è infatti accusato di aver truccato (o comunque di aver indirizzato verso imprese amiche) appalti per oltre 100 milioni di euro. Eppure l’ammontare delle tangenti accertate (in un caso con sentenza irrevocabile) non supera i 100mila euro, mentre dalle perquisizioni in casa dell’ex dirigente sono venuti fuori poco meno di 20mila euro in contanti. Pochi spiccioli a confronto di lavori così importanti. Il fascicolo aperto dalla pm Savina Toscani, che ha delegato gli accertamenti alla Finanza, è centrato proprio su questo: un presunto «tesoretto» che sarebbe stato accumulato in contanti e che potrebbe essere custodito all’estero.
Al centro del meccanismo ci sarebbe un avvocato penalista barese non molto noto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, su cui la Finanza ha già svolto una serie di accertamenti acquisendo documenti anche in Regione. Si tratterebbe dell’intermediario tra i titolari delle imprese beneficiarie degli affidamenti (molti dei quali già rinviati a giudizio) e Lerario, e tra quest’ultimo e altri funzionari. Un’altra persona si sarebbe invece occupata di trasportare i soldi e di muoverli secondo le necessità, utilizzandoli forse anche per pagare chi negli uffici della Regione aveva il compito di controllare gli enormi incrementi di spesa autorizzati dal dirigente. Basti dire, per esempio, che l’appalto per l’ospedale covid della Fiera del Levante (oggetto di un processo ancora in corso) è costato alla fine quasi 25 milioni di euro, dei quali almeno 6-8 milioni non sarebbero giustificati...