Mercoledì 15 Luglio 2020 | 11:43

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La storia si ripete. Anche quest’anno a Potenza l’avvio dell’anno scolastico per i bambini diversamente abili diventa un tormento. L’ennesimo esempio di una società «sorda» al grido d’aiuto dei più deboli, un’offesa nei confronti dei loro diritti. Un gruppo di genitori di questi bimbi «speciali» ha contattato la Gazzetta per denunciare una situazione insostenibile. Si parte da una premessa di fondo: nel loro percorso scolastico, oltre che dell’insegnante di sostegno, i piccoli hanno bisogno di figure qualificate, quali assistenti all’autonomia e alla comunicazione, affinché l’inclusione e l’integrazione scolastica si possano realizzare. Il Comune, che per legge deve garantire questo servizio, ha affidato l’attività alla cooperativa Multiservice.
«Il servizio - spiegano i genitori - è partito in maniera frammentaria e ad oggi molti bambini non hanno l’assistenza dovuta. Ci siamo sentiti dire che, a causa del dissesto economico in cui versa il Comune capoluogo, il servizio sarà erogato con una riduzione delle ore. Ciò - aggiungono i genitori - comporta una decurtazione dell’orario di assistenza, per cui i bambini non saranno coperti per tutta la loro permanenza a scuola. E alcuni di loro non avranno proprio l’assistente».
I cittadini non ci stanno, ritengono che il Comune non possa trincerarsi dietro alle solite questioni economiche. Citano, a corredo della loro accusa, una sentenza del Tar di Calabria del 21 giugno 2012 in cui il collegio giudicante afferma: «In linea di principio l’assistenza va assicurata in ogni caso, senza che abbiano rilievo le eventuali condizioni di difficoltà dell’ente». Insomma, dissesto o non dissesto, il Comune dovrebbe garantire il servizio senza tagli e senza limitazioni: «Negare l’assistenza a un disabile (diritto sancito nella legge 104/92) - proseguono i genitori - significa negare il diritto allo studio ad un minore, così come proclamato dall’articolo 34 della Costituzione».
Anche al servizio materialmente erogato da Multiservice i cittadini riservano giudizi al vetriolo: «La cosiddetta continuità assistenziale sui bambini non viene rispettata, in quanto alcuni di loro ogni anno cambiano assistente. Inoltre, da una ricognizione presso le scuole e tra gli stessi genitori - affermano i denuncianti - non tutti gli operatori sono degni di questo nome e di accompagnare un disabile nel suo percorso di crescita, poiché qualcuno si rifiuta anche di stare vicino ai bambini con disabilità più gravi. Bell’esempio di civiltà. Se non si è in grado di supportare con umanità e dignità questi nostri piccoli angeli, forse è meglio che cambino lavoro».
Nel comparto, dunque, si ha la sensazione che si navighi a vista e con approssimazione. Ecco perché i genitori sollecitano un piano sulla disabilità a lungo termine, «una progettualità - dicono - che consenta di avere fondi ed operatori qualificati, che supportino questi bambini nel loro percorso scolastico e di vita. Finora quel che si è tutelato è l’interesse economico dell’ente e il diritto del lavoratore, ma si è perso di vista il punto più importante della questione, vale a dire - concludono i genitori - il diritto all’inclusione scolastica dell’alunno disabile e, se permettete, il suo rispetto».

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