Giovedì 29 Gennaio 2026 | 08:03

Centrale di Maratea, «Non ci fu estorsione»: assolti i leader del comitato che si opponeva

Centrale di Maratea, «Non ci fu estorsione»: assolti i leader del comitato che si opponeva

 
Redazione Basilicata

Reporter:

Redazione Basilicata

toghe, avvocati

Una tangente di 200mila euro per cancellare le proteste contro una nuova centrale idroelettrica a Fiumicello

Venerdì 24 Febbraio 2023, 13:42

MARATEA - Una tangente di 200mila euro per cancellare le poteste contro una nuova centrale idroelettrica a Fiumicello di Maratea (Potenza). Accusa che si sgretola in dibattimento perchè il giudice di primo grado ha stabilito che le proteste di un comitato erano legittime e non c'è la prova della richiesta estorsiva. Il primo round di un giudizio che ribalta completamente la ricostruzione di una vicenda che all'epoca, tra il 2011 e il 2015, fece molto discutere scatenando polemiche e pareri contrastanti. Il tribunale di Lagonegro ha assolto con formula piena («perchè il fatto non sussiste») i due leader del comitato che si opponeva alla realizzazione della centrale. Il pubblico ministero aveva chiesto 3 anni e 4 mesi ciascuno.

Per il giudice monocratico, Carmela Pagano, invece, non è vero ciò che sosteneva l'accusa e cioè che Enrico De Filippo e Rita Montesano avessero fondato il comitato per «taglieggiare» l'imprenditore Walter Losa, titolare dell'impianto, ma l'associazione era stata creata effettivamente per evitare la realizzazione della struttura, considerata un potenziale pericolo per la salute dell'ambiente. A conferma del fatto che la lotta da parte del comitato fosse genuina, il giudice, nelle motivazioni della sentenza, fa notare che anche l'amministrazione comunale dell'epoca era contraria alla centrale. C'erano, infatti, pareri contrari anche della Soprintendenza, secondo cui non si trattava, come da progetto, della semplice ristrutturazione di un impianto già esistente, ma di un'opera per buona parte interamente nuova.

Inoltre, «non è dato ravvisare – scrive il giudice - alcuna forma di utilizzo degli aderenti al comitato per perpetrare condotte violente e minacciose tese al conseguimento dell'ingiusto profitto». I dettagli della ricostruzione avvenuta in dibattimento sono particolari e anche singolari. Ci fu una trattativa «ma svincolata – viene spiegato nelle motivazioni - dagli obiettivi sottesi alla costituzione del comitato». E comunque non fu una trattativa estorsiva, solo un' azione di convincimento avviata dallo stesso Losa per frenare o stroncare le proteste. Si trattò di una vera e propria proposta, cioè ad un certo punto, dopo ripetute proteste, Losa (che già a più riprese – sempre secondo quanto emerge dalla sentenza - aveva cercato di trovare un accordo economico con il comitato ambientalista offrendo 50 mila euro) chiese ed ottenne un incontro con la Montesano alla quale propose nuovamente «una composizione bonaria della vicenda», invitandola a mettersi d'accordo con De Filippo per 100mila euro. La donna, però, chiese 200mila euro. All'incontro (tenutosi nel mese di gennaio del 2014) Losa era andato con un registratore e aveva acquisito la conversazione in cui si parlava di queste somme. Ma secondo il giudice anche in questo caso non si prefigura l'ipotesi estorsiva in quanto la Montesano, nella conversazione registrata, non ha mai pronunciato minacce, ma solo alzato il prezzo. Più semplicemente, tutto scaturisce da una forma di provocazione da parte di Losa che ha agito con la proposta di pagare questi sindacalisti del popolo «per zittirli», cioè «per capire – spiega il giudice - se le loro effettive intenzioni erano correlate all'interesse ecologico o piuttosto a quello economico». Difatti, il magistrato dubita anche «della serietà di quel discorso oggetto di registrazione», quasi come se si fosse trattato di una manovra per cercare di dimostrare il tentativo di estorsione che in realtà, a parere del tribunale, non è mai avvenuto. Tant' è che «come riferito dallo stesso Losa – scrive il giudice - dopo quell'incontro non sentiva più la Montesano nè tantomeno De Filippo». Quest'ultimo non era neppure presente all'ipotetica trattativa. Oggi la centrale idroelettrica è regolarmente in funzione. Dopo i controlli compiuti anche in seguito alle proteste della popolazione non è stata rilevata alcuna irregolarità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)