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acqua lucana

Tracce di petrolio nel Camastra: arrivano fino ai nostri rubinetti?

Tracce di petrolio nel Camastra: arrivano fino ai nostri rubinetti?

Dopo la potabilizzazione nessun controllo sulla presenza di idrocarburi

16 Giugno 2022

Massimo Brancati

Ci si preoccupa del rischio che si vada incontro a un razionamento durante l’estate. Colpa non della siccità, ma degli invasi lucani che non riescono a garantire una sufficiente capacità di accumulo. Ma il vero tema legato all’acqua è il suo stato di salute. Cosa esce dai rubinetti delle nostre case? Possiamo fidarci fino in fondo?

Le domande aleggiano sulla cervellotica normativa che disciplina il settore (31/2001) e sull’immobilismo che regna attorno ai depuratori cittadini, molti dei quali sono ancora in infrazione comunitaria. Sono 16, in particolare, i paesi lucani in cui i depuratori funzionano male: Si tratta di Acerenza, Atella, Barile, Bella, Chiaromonte, Genzano di Lucania, Grassano, Irsina, Matera, Pescopagano, Pietragalla, Pisticci, Pomarico, Rionero in Vulture, Salandra e Tricarico. Hanno tempo fino al termine del 2023 per mettersi in regola. Per altri 24 centri pure attenzionati dall’Unione europea è stata raggiunta (a fatica e con l’investimento di fondi regionali) la conformità. E qui scatta l’altro interrogativo: i depuratori in regola sono messi nelle condizioni di fare il loro dovere? Qualche dubbio c’è. Vediamo perché.

In questo scenario s’inserisce l’allarme lanciato da Espedito Moliterni, medico chirurgo, specialista in Igiene e Medicina preventiva, referente regionale della Società Italiana di Igiene: concentra l’attenzione sulla legge 31/2001 che regolamenta il monitoraggio delle acque (prescrivendo i limiti da non superare per ciascuna sostanza in esse contenute) e che inspiegabilmente esclude gli idrocarburi dal sistema del «doppio controllo». Prendendo in esame le principali fonti di approvvigionamento di acque potabili destinate ai cittadini lucani e pugliesi, vale a dire gli invasi Pertusillo, Camastra e Monte Cotugno, Moliterni si aggancia ai dati forniti dall’Arpab.

Mentre per il Pertusillo i parametri ricercati sono risultati conformi alla normativa di riferimento, per l’invaso di Monte Cotugno i parametri relativi ai coliformi totali, ai tensioattivi, ai fosfati e al tasso di ossigeno disciolto sono risultati superiori ai limiti previsti dal decreto legislativo 152/2006. «A questo proposito - spiega Moliterni - va subito precisato che la legge 31 del 2001 prescrive che i parametri vengano ricontrollati dopo i relativi processi di depurazione e prima che le acque vengano rese disponibili al consumo umano. Cosa che - precisa - sicuramente avviene in quanto gli organismi preposti provvedono a numerosi controlli per verificare il corretto funzionamento dei sistemi di depurazione per rendere le acque potabili. Pertanto, non vi è alcun motivo per allarmarsi». Insomma, dopo la depurazione pare che quei valori fuori norma siano rientrati. Ma... c’è un ma.

Qualche riflessione in più meritano i risultati delle analisi eseguite da Arpab sulle acque superficiali della diga del Camastra. In questo caso - fa notare Moliterni - ai sensi del decreto legislativo 152 del 2006, il parametro risultato superiore alla norma è quello relativo agli idrocarburi disciolti ed emulsionati. «Contrariamente a quello che avviene per coliformi, tensioattivi e fosfati - spiega - la legge 31 del 2001 non prevede la ricerca degli idrocarburi a valle dei processi di depurazione delle acque, prima che le stesse vengano destinate al consumo umano e, quindi, è evidente che, in tale contesto, la prudenza e la cautela suggerirebbero di escludere ogni possibilità che possano essere presenti tracce di idrocarburi nell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti».

La domanda nasce spontanea: vista la presenza di idrocarburi nelle acque superficiali del Camastra, non sarebbe auspicabile ricercare gli idrocarburi anche dopo il processo di depurazione prima che le acque di quella diga vengano rese disponibili al consumo umano, esattamente come avviene per gli altri parametri?

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