Giovedì 01 Ottobre 2020 | 22:03

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In fila anche col master per fare la stagionale al conservificio

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C’è il laureato Giurisprudenza che fa il bidello in una città del Nord Italia. C’è la ragazza specializzata in grafica che serve i caffè ai tavoli di un bar nel Melfese. C’è il perito tecnico che fa l’operatore ecologico e ci sono poi numerosissimi laureati, giovani e meno giovani, che lavorano alla Fca e nelle diverse aziende dell’area industriale di San Nicola di Melfi. «Cosa dovrei fare? Restare a casa in attesa di trovare un impiego adeguato alla mia laurea? Qui non ci sono spazi per determinati profili, mentre è più facile trovare lavoro in una fabbrica», ci dice Laura, giovane del Melfese che lavora in una delle aziende dell’area industriale di San Nicola di Melfi. «Una volta - racconta - dovevo presentare il curriculum per un lavoro stagionale, al momento della selezione quasi mi consigliavano di andare oltre per via del mio profilo. Ma alla fine, l’importante è avere una occupazione. Oggi la mia paga in fabbrica - prosegue - non è male, il lavoro è un po’ duro. Ma alla fine sono soddisfatta, meglio che restare a casa a guardare la tv in attesa di un impiego dei miei sogni che forse non arriverà mai. Certo - ammette - non è il lavoro della mia vita, ma di dà uno stipendio e magari un giorno potrò cambiare». Alla Sata, dicevamo, sono molti i laureati che si adeguano ad una mansione che non richiede particolari titoli di studio. Quando ci fu l’infornata di assunzioni alcuni anni fa, in molti erano ingegneri, architetti, laureati in Giurisprudenza o in altre discipline e che oggi, a dir la verità, continuano a lavorare in fabbrica ed hanno le loro soddisfazioni, anche retributive. Molte giovani laureate, proprio in questi giorni, stanno lavorando come stagionali al conservificio di Gaudiano, la cui manodopera è per la maggior parte femminile.

«Tra queste ragazze c’è la sottoscritta: ho i titoli di studio ma non riesco a trovare un lavoro adeguato al profilo. E quindi per fare qualcosa e mettere qualche euro da parte faccio la stagione del pomodoro», racconta Maria, di Lavello. «Stanca di tante porte chiuse e di una assoluta mancanza di occasioni - racconta Alessandra, giovane dell’area del Vulture - ho accantonato momentaneamente l’idea di lavorare nel mondo della grafica ed ho colto l’opportunità di fare la cameriera in un bar». «Cosa avrei dovuto fare? Restare in Basilicata senza un euro? Un giorno - dice un professionista lavellese - farò forse un altro lavoro, magari nel pubblico con un concorso o quando ci sarà qualche sbocco. Ma oggi sono costretto ad accontentarmi». «Sono un perito tecnico, ho un diploma, ma alla fine dovevo lavorare: ho avuto questa occasione e l’ho sfruttata», racconta un giovane lucano che oggi è operatore ecologico. I lucani, insomma, sono fra quelli con i titoli di studio più elevati, ma con meno sbocchi occupazionali. Meglio un lavoro anche umile, sembra essere il motto, piuttosto che restare a casa senza un euro e senza la possibilità di fare progetti e programmi per il futuro. Il pezzo di carta è importante, ma di questi tempi, anche le banconote.

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