Giovedì 27 Febbraio 2020 | 13:24

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Potenza, ricoveri sospesi a Neonatologia: non ci sono medici e i piccoli saranno trasferiti

Un medico da Melfi per dare una mano. Si è ritrovato da solo a gestire il reparto

Potenza, ricoveri sospesi a Neonatologia: i piccoli saranno trasferiti

POTENZA - Sta accadendo ciò che si temeva. È la cronaca di un caos ampiamente annunciato nel reparto di Neonatologia dell’ospedale San Carlo. La questione della carenza di medici e infermieri, denunciata dalla Gazzetta il 24 giugno scorso, presenta il conto. Salato. Tre dei piccoli pazienti, che richiedono assistenza continua e costante, saranno trasferiti in un altro ospedale fuori regione, a Foggia e Castellammare. La comunicazione ha mandato su tutte le furie i genitori, alcuni dei quali hanno deciso di firmare la cartella di dimissioni del proprio figlio per portarlo, a proprie spese, in laboratori medici a pagamento con l’obiettivo di effettuare i necessari controlli.

Uno scenario inevitabile se si tiene conto che nel reparto, oggi, c’è un solo medico 24 ore su 24. Si tratta di Saverio De Marca, trasferito da Melfi per tamponare l’emergenza. Altro che emergenza: è venuto da un altro ospedale per dare una mano ed è rimasto imprigionato in una situazione complicatissima. Mara Basentini, presidente dell'associazione Cucciolo onlus che funge da prezioso supporto per i genitori dei bambini ricoverati, si fa portavoce dell’ansia e della preoccupazione delle famiglie: «Un solo medico in un reparto così importante è una follia. Se c’è un’emergenza in sala parto e deve assentarsi, questi bambini chi li cura? Siamo di fronte - aggiunge Basentini - a una terapia intensiva, non a un semplice nido. Può esserci in ogni momento una crisi e occorre intervenire con rapidità».

Quello a cui stiamo assistendo, come dicevamo, è il triste epilogo di una criticità più volte segnalata anche dai sindacati di categoria che hanno parlato di una situazione di «estremo disagio lavorativo per i medici»: turni di notte sempre più incalzanti, doppi turni, superlavoro che si traduce in un clima di alta tensione. I neonatologi, sottoposti a stress continuo, hanno lanciato segnali di insofferenza evidenziando anche un «pregiudizio per la loro integrità psicofisica». Tra ferie, trasferimenti e malattie, il reparto si è praticamente svuotato, costringendo a chiamare un medico in servizio a Melfi, unico e solo a controllare lo stato di salute di una dozzina di bambini. A volte può contare sul supporto di un collega che arriva da altri team ospedalieri.
La forza lavoro, da sempre ridotta al lumicino, ha retto per senso di responsabilità e abnegazione dei medici, ma ora il sistema è collassato. A nulla è valsa, per ridurre i carichi di lavoro, la sospensione del servizio di trasporto emergenza neonatale, il cosiddetto Sten che copre l’intero territorio lucano, garantito fino a poche settimane fa solo da tre unità. «Perdurando questa situazione - si legge in una lettera dei sindacati pubblicata dalla Gazzetta a giugno - si crea un sovraccarico operativo che difficilmente garantirà un’adeguata assistenza, oltre a confliggere con la normativa sull’orario di lavoro (legge 161/2014). L’organico medico, insomma, si conta sulle dita di una mano e la programmazione dei turni è un rebus irrisolvibile: vengono comunicati giornalmente, creando disagi agli stessi medici e alle rispettive famiglie. A ciò si aggiunga il fatto che le giornate libere, ormai da alcuni mesi, non sempre vengono garantite, contravvenendo a qualsiasi norma contrattuale». Insomma, Neonatologia era una bomba pronta ad esplodere. Ed è esplosa. L’effetto? Non si accettano ricoveri e i pazienti vengono dirottati altrove.

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